Allevatori, mangimi alle stelle. Il caso in Parlamento

Roma. La senatrice Donno (M5S) ha presentato un’interrogazione in sostegno agli allevatori di conigli schiacciati dal costo dei mangimi

ROMA – Non sarebbero solo i meccanismi di formazione dei prezzi all’origine a mettere in crisi l’intera filiera. Ad acuire la situazione degli allevatori di conigli anche l’incontrollato aumento dei costi di produzione e del mangime. La questione che giunge sui banchi del Governo Renzi grazie ad una interrogazione della senatrice salentina Daniela Donno (M5S) che chiede un sostegno agli allevatori italiani. L’interrogazione è rivolta ai ministri delle Politiche Agricole e dello Sviluppo Economico. “I dati indicano che fino al 2006 gli allevatori cunicoli sono riusciti a recuperare i costi – si legge nell’interrogazione -. A partire dal 2007, vi è stato un cambiamento di rotta a causa della concomitante presenza dell’inflazione e dell’aumento del prezzo del mangime che, per la crescita dei prezzi dei cereali, ha registrato un balzo sostanziale. A ciò si aggiunge la caduta dei prezzi del coniglio vivo, per la quale occorre ancora fornire una spiegazione economica plausibile. Gli allevatori denunciano l’impossibilità di assorbire questa sospetta crescita dei costi di produzione che – aggiunge la senatrice -, in dieci anni, dal 2004 al 2014, ha prodotto un incremento spropositato del 50%: vale a dire oltre 10 euro a quintale di mangime a favore esclusivo dei mangimisti. Così, mentre l’industria di macellazione, l’industria mangimistica, i grossisti e la distribuzione continuano a determinare la maggior parte della struttura del valore aggiunto e ad accumulare profitti, agli allevatori è preclusa la possibilità di incrementare i prezzi all’origine dei loro prodotti e di sopravvivere dignitosamente”.

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