Il drago di San Gennaro e la preghiera della gente di mare

A Torre San Gennaro un monumento dedicato al santo lo identifica come il protettore dei naviganti

Da tempo mi ero proposta di fare una ricerca sull’origine del culto di San Gennaro nelle marine di Torchiarolo, che si estendono dalla Canuta (zona di Squinzano) al lido te le fimmine (zona di San Pietro), un lembo di costa al confine tra la provincia di Lecce e Brindisi. L’interesse storico di queste marine sta nel fatto che sono molto vicine alle rovine della polis di Valesio, rientrano nella zona della palude protetta, dove sfocia ‘lu nfocaciucci’, canale così chiamato dagli abitanti di Torchiarolo, storicamente conosciuto come il canale navigabile di Valesio, che collegava lo Ionio con l’Adriatico. Inoltre il ritrovamento in mare di un’ancora romana, nella zona vicina di Cerano, ed altri ritrovamenti, fanno di queste marine i luoghi probabili di collocazione del porto di Valesio.

bagnanti

Bagnanti Una delle marine è Torre San Gennaro, dove un monumento dedicato al santo, nella piazzetta principale, lo identifica come il protettore dei naviganti; un culto un po’ insolito, che si scosta dal San Gennaro venerato dai napoletani. Può essere stato introdotto dai vari ‘re di Napoli’ che ci sono stati in zona (confine tra le due province) e sincretizzato dagli abitanti del posto con qualche divinità marina, oppure si tratta di un sincretismo locale con il latino dio Jano: a pochi km dalle marine troviamo infatti le rovine delle terme romane.

San Gennaro

Torre San Gennaro, marina di Torchiarolo Mi limito qui a tramandarvi un’esperienza insolita che mi ha visto protagonista nell’attuazione della medicina di San Gennaro. Era l’autunno del 2013. Mi ero recata con mio figlio sulla foce del canale ‘nfocaciucci’ per documentare l’orrore ed il degrado di quel posto che doveva essere protetto. Imboccammo una stradina che scendeva parallela al canale, quando il cielo diventò cupo ed il silenzio degli uccelli acquatici ci fu da presagio per qualche fenomeno atmosferico. Eravamo con il fiato sospeso, quando sul nostro lato sinistro iniziò a formarsi una serpentina di foglie secche. All’improvviso uscì una donna da una casetta. Si mise accanto a noi, alzò le mani al cielo e ci disse con voce ferma: ‘Silenzio, ci penserà San Gennaro’. In poche frazioni di secondo, percepite da noi come un tempo molto più lungo, ci trovammo nell’occhio di un piccolo ciclone, tutto intorno a noi girava, il frastuono arrivava ai nostri sensi come ovattato. La donna bisbigliava una preghiera. Si allontanò tutto, si formò una serpentina di oggetti e foglie che, come un velocissimo rettile, si diresse verso il mare, dove si trasformò d’un tratto in una tromba d’aria nera che si diresse ad est. – Che cos’era? Un tornado? Disse mio figlio un po’ terrorizzato – Niente paura, le trombe d’aria ed i tornado sono i serpenti di San Gennaro, i draghi che vivono in mare. San Gennaro li prende per la testa e li sposta. Rispose la donna – Avete visto? Ho chiamato San Gennaro, ho detto la preghiera e lui lo ha spostato e buttato in mare. – Chi ti ha tramandato la preghiera? – Mia madre, io sono nata qui, sono figlia di pescatori ed ho sposato un pescatore. Noi dobbiamo conoscere la preghiera degli antichi per proteggere i nostri uomini. Tornammo a casa pieni di dubbi e perplessità, ma lascio a voi la libertà di pensiero di credere o no all’efficacia della medicina del santo marino.

drago

Drago di kaulon in calabria Quello che è importante è questo sincretismo che rivela l’esistenza di un dio japigio simile al signore degli animali, legato ai serpenti ed ai draghi marini, come San Rocco e San Paolo. Ricordiamo che Torre San Gennaro non dista molto dalla specchia ‘caulone’ di Casalabate. Kaulon come il drago marino rosso delle coste calabresi.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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