Pet Tc al Fazzi. Al via da oggi

 

Lecce. Dopo la sentenza del Tar che ha rigettato il ricorso dell’Ati Gemsi, l’appalto è stato affidato a Philips-Protecno. Da oggi lo strumento diagnostico è disponibile per i pazienti

LECCE – Da oggi l’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce ha la sua Pet Tc. Si tratta dell’unica Pet Pt in una struttura pubblica del Salento. Lo ha comunicato lo stesso direttore generale della Asl Valdo Mellone che ha anche illustrato le modalità per accedere all’esame diagnostico: necessaria le prescrizione da parte del medico curante; successivamente è possibile effettuare una prenotazione telefonica al numero 0832.661591 (dal lunedì al venerdì dalle ore 10 alle 12) oppure recarsi personalmente, negli stessi orari, presso il centro Pet dell’Unità operativa complessa di Medicina Nucleare, diretta dal dottor Angelo Mita, padiglione oncologico Giovanni Paolo II. Si chiude così la lunga vicenda dell’assegnazione dell’importante strumento diagnostico all’ospedale di Lecce, che si è giocata in buona parte nelle aule del tribunale amministrativo, accumulando in tal modo ritardi su ritardi. Il bando per la dotazione della Pet Tc al “Fazzi”, dal valore di più di 3 milioni di euro, è stato vinto dall’Ati costituita da Philips e Protecno Impianti. L’Ati scartata, la Gemsi (capofila la General Electric Medical System), ha presentato ricorso al Tar evidenziando tutte le incongruenze relative all’assegnazione dell’appalto alla concorrente. Lo scorso maggio il Tar ha rigettato il ricorso dando ragione all’Asl e confermando dunque che fossero Philips-Protecno a fornire la strumentazione al nosocomio leccese. “Finalmente anche a Lecce si potrà fare riferimento per il servizio di Pet Tc all’Unità di Medicina Nucleare nel Padiglione Oncologico del Vito Fazzi di Lecce. E finalmente i cittadini potranno fare riferimento a un servizio atteso da lungo tempo in un campo come quello oncologico dove anche i minuti hanno una importanza vitale”, ha commentato Salvatore Capone, parlamentare del Pd e componente la Commissione Salute e Affari sociali della Camera. “Per questo non si può che esprimere soddisfazione per l’ottimo risultato raggiunto dal Governo e dall’assessore regionale Elena Gentile insieme alla Direzione generale guidata da Valdo Mellone, verso quell’implementazione dei servizi e della qualità che sempre più dovrà essere il vero obiettivo della Sanità nella nostra Regione. Servizi e qualità in un’ottica di reti territoriali e di Poli integrati, per consentire alla Puglia quel salto di qualità necessario anche a ridurre drasticamente viaggi della speranza e sanità passiva, soprattutto in questa nuova fase con l’uscita della Regione Puglia dal Pianto di rientro”.

 

19 maggio 2013

TAR: via libera alla Pet-Tc pubblica

Il Tribunale Amministrativo di Lecce ha rigettato il ricorso dell’associazione temporanea d’imprese Gemsi (capofila la General Electric Medical System) che aveva contestato la decisione dell’ASL di Lecce di assegnare la gara d’appalto all’Ati tra Philips e Protecno Impianti. Dunque l’Asl potrà ora procedere alla formale assegnazione. Il dispositivo della sentenza, in attesa delle motivazioni, consente al direttore generale Valdo Mellone di dare il via libera a Philips-Protecno per iniziare subito i lavori nel padiglione oncologico dell’ospedale Vito Fazzi, per l’adeguamento degli impianti di areazione, climatizzazione e messa in sicurezza dei locali dove successivamente sarà installata la nuova Pet-Tc pubblica.

 

14 febbraio 2013

Pet: tante anomalie in un unico bando

LECCE – Chi fornirà all’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce la strumentazione diagnostica Pet Tac? E’ attesa per oggi la sentenza del Tar di Lecce, chiamato ad esprimersi sul ricorso presentato dall’Ati Gemsi, costituita da General electrics medical System e G.I. & E., nei confronti dell’Asl di Lecce e dell’azienda ospedaliera “Vito Fazzi” sull’aggiudicazione dell’appalto all’Ati concorrente, la Philips. Al centro del ricorso ci sono le procedure e l’esito del bando per la “progettazione esecutiva ed esecuzione di tutte le opere e forniture necessarie per realizzare la completa attivazione del reparto Pet-Tac nella Unità operativa di Medicina nucleare del padiglione Oncologico del Vito Fazzi di Lecce”. La gara è stata indetta dalla Asl di Lecce il 15 maggio 2012; importo a base d’asta, 3.218.349,33 euro. Il tribunale si è preso un mese di tempo dalla scorsa udienza, del 17 gennaio, per valutare in maniera approfondita la documentazione e lo svolgimento dei singoli passaggi di gara, ignorando la principale tesi – quella dell’urgenza – sostenuta da Asl e Philips – e mantenendo in piedi la sospensiva del provvedimento di aggiudicazione concessa alla Gemsi. La fornitura dell’importante strumento diagnostico al nosocomio leccese potrà finalmente colmare la grave carenza strumentale di cui soffre la Provincia di Lecce, l’unica provincia pugliese a non essere provvista di una Pet pubblica. Tuttavia i tempi per l’aggiudicazione dell’appalto si stanno comunque dilatando. E ciò perché la Gemsi, esclusa dalla gara, in quanto “bocciata” al primo step, quello relativo all’offerta tecnica (non ha, quindi, avuto la possibilità di presentare l’offerta economica), ha presentato ricorso contro la Asl e l’ospedale Vito Fazzi sull’assegnazione alla Philips. Ricordiamo, tuttavia, che è stata la stessa Asl, nelle memorie con cui si è opposta al ricorso di Gemsi, a precisare che la Commissione di gara ha poi considerato l’offerta economica dell’Ati Philips “anomala” e che di conseguenza l’aggiudicazione in favore della Philips ha carattere provvisorio ed è stata disposta “nelle more della verifica della congruità dell’offerta”. I motivi alla base del ricorso di Gemsi sono tre: l’irragionevolezza del basso punteggio ottenuto, essendo la General electrics leader mondiale proprio sulle attrezzature Pet; la mancanza della definizione da parte della Commissione giudicante di sub criteri e sub punteggi nell’offerta tecnica; l’illegittimità del differimento dell’accesso agli atti, disposto dall’Asl in seguito alla richiesta dell’Ati esclusa. La Asl ha poi concesso l’accesso ai documenti di gara, ma solo il 22 gennaio scorso, e su disposizione del Tar. E proprio dall’analisi di quegli atti si rileva un elevato numero di irregolarità compiute nell’ambito dell’intero iter di gara. Intanto, è facile notare come i punteggi attributi all’Ati esclusa sembrerebbero non essere motivati con criteri oggettivi. In alcuni casi la Commissione, pur riservando lo stesso giudizio ed entrambe le concorrenti, poi di fatto attribuisce un punteggio più alto alla Philips. Una condotta che Gemsi, nel ricorso, definisce “irragionevole”. Tra l’altro, le specifiche tecniche contenute nella proposta Gemsi vengono giudicate “buone”, “discrete”, “molto buone” e mai “insufficienti”; già solo questo dovrebbe bastare per considerare immotivata l’esclusione dell’Ati dalla gara per il fatto di non aver raggiunto il punteggio minino per poter accedere alla fase di gara relativa all’offerta economica. Se il giudizio medio per la proposta di Gemsi è “buono”, allora perché il progetto non ha raggiunto il punteggio di sbarramento di 40/60 ma si è fermato a 38,50/60 (Philips ha totalizzato 50,90/60)? Ma non è tutto. Analizzando i verbali delle riunioni di valutazione sembrerebbe che l’Ati Philips sarebbe dovuta essere squalificata dalla gara prima ancora di valutarne l’offerta. La sua partecipazione al bando non avrebbe dovuto essere accettata per via dell’assenza di documenti richiesti a pena d’esclusione. L’art. 7 del Disciplinare richiedeva, infatti, “a pena d’esclusione”, un “elenco delle parti di ricambio e degli eventuali materiali di consumo (specificando quelli unici ed indispensabili per l’uso dell’apparecchiatura)”. Tuttavia, nella documentazione tecnica di Philips tale documento non c’è. Lo stesso articolo richiedeva, sempre “a pena d’esclusione”, una “descrizione delle modalità di organizzazione del servizio di manutenzione, con esplicito riferimento alla previsione del Capitolato Speciale ed alle procedure che verranno adottate per la manutenzione programmata preventiva e correttiva”. E la Philips non ha presentato il documento richiesto. L’art. 5 del Disciplinare richiedeva invece l’attestato di avvenuto sopralluogo, specificando che, in caso di RTI, il sopralluogo avrebbe dovuto essere compiuto da una sola delle imprese raggruppate “con apposita delega”. Ma, analizzando la documentazione prodotta da Philips, risulta che l’attestazione di sopralluogo, resa dalla capogruppo Philips S.p.A., è priva della delega della Portecno Impianti S.r.l. Inoltre un esame tecnico effettuato sul progetto di reparto ospedaliero presentato da Philips, rileva che esso non rispetta la normativa vigente sotto molteplici aspetti, in quanto non risponde alle norme antincendio, alle norme di radioprotezione e alle norme di “buona preparazione” dei radiofarmaci. Nel corso della gara inoltre ci sembra siano state compiute altre irregolarità, sufficienti ad inficiare l’imparzialità a la correttezza delle operazioni. Dai verbali risulta che la Commissione era divisa in due sotto-organi: un “Seggio di Gara” costituito da tre membri interni all’Azienda (il presidente, Fiorenzo Pisanello, dirigente area gestione tecnica, Antonio Leo e Carmelo Nigro) e una “Commissione Giudicatrice” di altri tre membri, di cui due esterni all’Asl Lecce (il presidente Angelo Mita, dirigente medico, Teresio Varretto, direttore dell’Unità operativa di Medicina Nucleare dell’Istituto Tumori e ricerca sul cancro di Candiolo in provincia di Torino, e Carlo Cavedon, direttore di Fisica Sanitaria dell’azienda ospedaliera di Verona). Peraltro, nella deliberazione di nomina, non sono indicate le funzioni precise dei due organi. Tuttavia, il Seggio di Gara, rappresentativo della Asl, si sarebbe dovuto attenere solo alle attività amministrative, mentre la Commissione Giudicatrice avrebbe dovuto svolgere tutte le attività valutative per la selezione dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Pertanto, la Asl (tramite il RUP o per mezzo di altri uffici interni) avrebbe potuto, al massimo, presidiare le fasi amministrative della procedura, dal momento che alla stazione appaltante è concesso di intervenire solo all’esito delle operazioni delle commissioni giudicatrici, per le verifiche sulla regolarità degli atti. Così non è stato. Sarebbero pertanto illegittime le operazioni di valutazione alle quali abbiano preso parte soggetti rappresentativi della Asl estranei alla commissione giudicatrice, in quanto ciò può influenzare l’esito della gara. E, nel caso del bando per la Pet pubblica, la seduta di apertura delle buste contenenti le offerte tecniche, la prima e la seconda seduta di valutazione tecnica e le due ulteriori sedute per la valutazione tecnica sono state condotte sia dal Seggio di Gara sia dalla Commissione Giudicatrice. Il Seggio di Gara, come detto, non avrebbe dovuto prendere parte ad alcuna operazione di gara. Invece, era presente all’apertura delle buste e perfino alle sedute, riservate, di valutazione tecnica. Ma irregolarità si riscontrano anche a livello di composizione della Commissione. Per legge, i commissari diversi dal presidente non devono aver svolto, prima della nomina, incarichi relativi alla gara. Eppure, fra i commissari del Seggio di Gara vi era l’ingegnere Antonio Leo, proprio colui che ha predisposto il bando di gara, prevedendo i punteggi da attribuire. Ovvero: le operazioni di gara sono state condotte da un membro incompatibile con le funzioni di commissario. Inoltre, la valutazione delle proposte è stata effettuata da sei componenti (tre del Seggio di Gara e tre della Commissione Giudicatrice), quando invece, per legge, le commissioni devono essere composte da un numero dispari di membri. Infine, due dei tre membri della Commissione giudicatrice erano esterni alla Asl di Lecce. Eppure, la legge prevede che i commissari debbano essere interni all’azienda in quanto in grado più di chiunque altro di valutare le necessità tecniche dell’ospedale. Ma le irregolarità non sono finite qui. Perché nei verbali delle sedute la Commissione avrebbe dovuto comunicare, ma non l’ha fatto, dove venivano riposti i plichi dei documenti e chi ne fosse il responsabile. In un verbale ad esempio si legge che i documenti sarebbero stati “conservati in luogo sicuro dopo la seconda seduta di gara pubblica in cui si è provveduto alla verifica della completezza della documentazione tecnica”, nonché, alla fine, nuovamente riposti “previa conservazione in luogo sicuro”, ma non si indicano il luogo, il responsabile, le condizioni di persistenza dell’integrità delle offerte tecniche. Da verificare, dunque, non c’è solo l’assegnazione dell’appalto alla Philips ma l’intero iter che l’ha preceduto. Ed oggi forse il Tar potrebbe far luce sulle tante anomalie che, stando ai documenti messi a disposizione dalla stessa Asl, abbiamo riscontrato.

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