Daniela Spera: ‘Ilva salubre, impossibile per definizione’

Taranto. Una laurea in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche e l’impegno in prima fila nella tutela della salute dei tarantini. La responsabile del Comitato Legamjonici commenta il Piano ambientale Ilva

TARANTO – “Quando si parla di Ilva la possibilità di tutelare la salute pubblica, attraverso l’impiego dei migliori dispositivi esistenti, appare assolutamente improbabile”. A parlare è Daniela Spera, laureata in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche all’Università di Pisa e responsabile del Comitato Legamjonici, dal 2010 in prima fila nella tutela della salute dei tarantini. Nel corso della presentazione del Piano Ambientale per l’Ilva, il responsabile del Dicastero di Via Cristoforo Colombo ha parlato di “provvedimento che finalmente consentirà all’ex stabilimento della famiglia Riva di diventare una fabbrica salubre”. “Il concetto di fabbrica salubre – afferma la dottoressa Spera – non è possibile applicarlo ad un’azienda siderurgica che per sua natura svolge un’attività insalubre perché per parlare di eco-compatibilità, nel caso dell’Ilva, dovremmo immaginare un’azienda di dimensioni ridotte, con impianti moderni, non adattati a quelli già esistenti e posti a distanze opportune dal centro abitato”. L’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) del 26 ottobre 2012, alla quale lo stesso Piano Ambientale fa riferimento, prevedeva l’adozione anticipata dal 2016 al 2012 delle migliori tecniche disponibili nella produzione del ferro e dell’acciaio e la drastica riduzione delle emissioni di benzo(a)pirene. Il governo Renzi per “ovviare” al ritardo accumulato nel raggiungimento di tali obiettivi ha proposto come “soluzione” la decorrenza dei 36 mesi, entro i quali devono essere ultimati gli interventi, non più dall’ottobre 2012 ma dal 9 agosto 2013, data in cui è stato convertito in legge il decreto che ha commissariato l’Ilva. Da alcune settimane Legamjonici è anche promotore dello spot “E’ viva Taranto”. La campagna, lanciata su youtube, si sta diffondendo molto nelle scuole e ha lo scopo di sensibilizzare i cittadini tarantini, in particolar modo i giovani, a partecipare più attivamente alla cosa pubblica, cercando di renderli maggiormente consapevoli della imprescindibilità del loro impegno e delle loro idee, energie e contributi se si vuole veramente cambiare Taranto. Il 14 marzo, il Governo ha adottato il Piano Ambientale per l’Ilva di Taranto. Il neo ministro dell’Ambiente Galletti ha parlato senza mezzi termini di “un provvedimento che consentirà all'Ilva di diventare una fabbrica salubre, dotata dei migliori dispositivi e delle più moderne tecnologie per la tutela ambientale”. Come giudica le parole del Ministro? “Il ministro Galletti ha fatto dichiarazioni in perfetta continuità con quanto hanno sempre sostenuto i suoi predecessori. Di fatto, il concetto di fabbrica salubre non è possibile applicarlo in generale ad un’azienda siderurgica che per sua natura svolge un’attività insalubre. Quando si parla di Ilva, la possibilità di tutelare la salute pubblica attraverso l’impiego dei migliori dispositivi esistenti, appare assolutamente improbabile, per diversi motivi. Le motivazioni più oggettive sono legate alla obsolescenza degli impianti e alle condizioni dell’area a caldo (l’area più inquinante) che presenta diverse fonti di emissioni diffuse e fuggitive, che non dovrebbero esserci e che sfuggono ad ogni controllo. Non solo, si pensi anche alle polveri prodotte dai parchi minerali che possono essere contenute solo con sofisticati e costosi sistemi di copertura. Per completare il quadro cito infine le emissioni dell’agglomerato (diossine), quella delle cokerie (benzo(a)pirene), e i PM10 definiti di recente dall’International Agency Research on Cancer (IARC) come cancerogeni certi. Per parlare di eco-compatibilità, nel caso dell’Ilva, dovremmo immaginare un’azienda di dimensioni ridotte, con impianti moderni, non adattati a quelli già esistenti e posti a distanze opportune dal centro abitato. Non si può propagandare l’idea di un’Ilva che possa essere compatibile con la vita umana attraverso interventi di dubbia fattibilità ed inefficaci. Credere a questo significa assecondare chi vuole solo concedere ulteriore tempo e proroghe a discapito della salute”. L’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) dell’ottobre 2012 prevedeva la “disciplina” delle “discariche interne, l’adozione anticipata dal 2016 al 2012 dell’impiego delle migliori tecniche disponibili (BAT) per la produzione di ferro e acciaio ed il contenimento delle emissioni di benzo(a)pirene. Il clamoroso ritardo nella applicazione di queste prescrizioni da parte della ex proprietà dei Riva ( ma non solo) ha indotto alla revisione dei tempi di applicazione facendo decorrere i trentasei mesi entro i quali completare il risanamento non più dall’ottobre del 2012 ma dall’agosto 2013, quando è stato convertito il decreto che ha commissariato l’Ilva. Molti addetti ai lavori hanno interpretato lo slittamento come un condono mascherato. Qual è la sua opinione in merito? “Ho sempre sostenuto che l’Ilva non possedendo i requisiti di sicurezza necessari non avesse diritto al rilascio dell’AIA. Lo stato degli impianti non poteva permettere lo svolgimento di un’attività senza alcun rischio sanitario per la popolazione. L’azienda ne è sempre stata consapevole ed aveva bisogno di quella autorizzazione (nel 2011 con la Prestigiacomo, nel 2012 ‘rivisitata’ con Clini) per continuare a produrre. L’AIA del 2012 si presentava come un provvedimento restrittivo ma in realtà le proroghe successive e le reiterate inottemperanze dell’azienda non hanno fatto altro che confermare che si è trattato di un vero e proprio inganno per la comunità tarantina. La legge sul commissariamento, prendendo atto della situazione di illegalità in cui versava l’Ilva, si è infine posta come deroga alla possibilità di una revoca l’AIA, che avrebbe portato alla chiusura degli impianti. Oggi la stessa Commissione Europea ha riconosciuto l’inadeguatezza di questa azienda a svolgere la propria attività nel rispetto della normativa nazionale e comunitaria, ed ha avviato una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia”. L’Aia dell’ottobre 2012 prevedeva anche l’istituzione a Taranto di un “Osservatorio e sistema di monitoraggio sanitario”. Cosa è stato fatto in merito e soprattutto si fa riferimento nel nuovo Piano Ambientale alla realizzazione di tale Osservatorio? “Il documento ufficiale approvato non è ancora disponibile e non posso esprimermi su questo aspetto. Per ora si parla genericamente di misure di tutela sanitaria. Mi sento tuttavia di specificare che allo stato attuale se non si fermano le fonti di emissioni nocive, qualunque monitoraggio sanitario non può che essere una mera osservazione delle incidenze di nuovi malati e di nuovi decessi, e questo non è un intervento finalizzato ad evitare ulteriori effetti sanitari. La prevenzione primaria prevede un approccio molto drastico:evitare l'esposizione continuata ad agenti nocivi anche a basse concentrazioni. La cura non può prescindere da una vera prevenzione”. Lei assieme alla sua associazione “Legamjonici” ha lanciato alcune settimana fa la campagna “E’ viva Taranto”, una iniziativa che vuole contribuire al riscatto dei tarantini, stimolandoli a riprendersi la propria città. Le battaglie culturali sono sempre quelle più difficili da portare avanti, soprattutto in Puglia e nel Meridione dove si continua purtroppo ad essere ostaggi del “bisogno”, lo stesso che ha portato molti tarantini a dimenticare il proprio diritto alla salute. Come vede la Taranto del futuro? “Le battaglie culturali sono quelle più difficili da condurre e gli ostacoli sono moltissimi. Per questo promuovendo la campagna 'E' viva Taranto' attraverso uno spot, abbiamo voluto rivolgerci soprattutto ai giovani che rappresentano il nostro futuro e la nostra speranza di vedere rinascere una città. Abbiamo voluto spronare loro a far sentire la propria voce e tutti coloro che desiderano dare il proprio contributo per far sì che il cambiamento si possa realizzare concretamente. Molte scuole e molti artisti hanno trovato interessante questo progetto e presto ci saranno novità. Il futuro di Taranto è racchiuso nelle parole del violinista Claudio Merico, autore dello spot: 'perchè in fondo potremmo vivere di arte, turismo e cultura'. Ed io ci credo”. Articoli correlati: Ilva, ancora dati allarmanti L'Ilva inquina ancora Ilva, nessun conflitto tra i poteri dello stato Ilva, potere d'acciaio intrappolato tra Magistratura e Ministero Marescotti, PeaceLink: ‘Taranto è una città compromessa' Chi sono i Riva Ilva. 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Salvatore Ventruto

Giornalista pubblicista. Ossessionato dal dubbio, prigioniero della curiosità.

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