Mapec-Life. Conoscere l’inquinamento, studiando i bambini

Lecce. Il progetto dell’Università approfondirà le conoscenze sui rischi per la salute derivati dall’esposizione quotidiana agli inquinanti

LECCE – Approfondire le conoscenze relative agli effetti dell’inquinamento atmosferico urbano sulla salute dei bambini e i potenziali rischi legati all’esposizione quotidiana ai contaminanti. A questo punta il progetto “Mapec-Life, Monitoraggio degli effetti dell’inquinamento atmosferico sui bambini a supporto delle politiche di sanità pubblica” dell’Università del Salento (Laboratorio di Igiene – Di.S.Te.B.A.) e presentato oggi in Rettorato. Il programma triennale, approvato nel 2013 dalla Commissione Europea e finanziato per più di un milione di euro dal programma LIFE+, vede coinvolte anche le Università di Brescia (coordinatore), Perugia, Pisa e Torino, il Comune di Brescia e il Centro Servizi Multisettoriale e Tecnologico (CSMT Gestione s.c.a.r.l.). Il gruppo di ricerca dell’Università del Salento è coordinato da Antonella De Donno del Laboratorio di Igiene del Di.S.Te.B.A. e si avvale delle competenze tecnico scientifiche dell’intero staff composto da Marcello Guido e da Francesco Bagordo, Tiziana Grassi, Adele Idolo e Francesca Serio. L’università del Salento si occuperà del reclutamento dei bambini, dell’allestimento dei vetrini per i test citogenetici, del monitoraggio ambientale e della costruzione di un modello globale di stima del rischio che tenga conto dei dati ambientali e degli effetti biologici rilevati nelle città che partecipano allo studio. Il progetto MAPEC è uno dei 248 progetti finanziati dal programma europeo Life + per un totale di 281,4 milioni di euro. Si tratta di un ingente investimento della Commissione Europea sulle tematiche ambientali e rappresenta la certificazione della centralità degli interventi volti a proteggere e conservare la salute pubblica, grazie allo sviluppo di nuove idee, nuove tecnologie e strumenti innovativi. // Il progetto Come ci ha spiegato Tiziana Grassi, componente lo staff di ricerca, i bambini sono più sensibili degli adulti agli effetti degli agenti inquinanti nell’aria, per diverse ragioni: hanno una maggiore attività fisica, passano più tempo all'aperto, inalano una maggiore quantità di aria per unità di peso, presentano un’immaturità di alcuni organi, tra cui i polmoni. La ricerca, ci ha detto Grassi, valuterà l’associazione tra la concentrazione di alcuni inquinanti atmosferici quali particolato fine (PM10 e PM 0.5), ossidi di azoto, idrocarburi policiclici aromatici (IPA), nitroIPA e altri, ed alcuni marcatori di effetto biologico precoce, attraverso test specifici di laboratorio che rilevano la presenza di eventuali modificazioni del DNA nelle cellule della mucosa della bocca dei bambini in età scolare (6-8 anni). “Tali variazioni genetiche – ha precisato -, tuttavia, sono reversibili, si producono anche spontaneamente, in assenza di esposizione a fattori nocivi e vengono continuamente riparati. La loro presenza, quindi è poco significativa per il singolo bambino e non implica un rischio di sviluppare malattie, ma la frequenza di questi effetti nell’intera popolazione è un segnale di quanto essa sia esposta ad un possibile danno e potrebbe essere predittiva dell’insorgenza di patologie croniche in età adulta”. Se questi indicatori di effetto biologico mostreranno una buona associazione con i parametri di inquinamento atmosferico, dunque, potranno essere proposti quali test rapidi, di semplice esecuzione e di costo contenuto, per la valutazione e il monitoraggio di specifiche situazioni ambientali e dell'impatto di interventi atti a contrastare gli effetti dell'inquinamento atmosferico sulla salute. In questo studio inoltre si valuteranno non solo i diversi indicatori dell’inquinamento atmosferico ma anche altre possibili fonti di esposizione ad inquinanti aerei come quelli presenti all’interno delle abitazioni, i fattori demografici e alcuni aspetti degli stili di vita, come l'alimentazione, che potrebbero influenzare gli effetti biologici. Dottoressa Grassi, come si svolgerà il progetto nella pratica? “Il progetto prevede di reclutare circa 1000 bambini in 5 città italiane, 200 per ogni città (Brescia, Lecce, Perugia, Pisa e Torino), caratterizzate da diversi livelli di inquinamento dell’aria, sia in inverno che in estate. Per ogni bambino verrà raccolto un campione biologico (cellule della mucosa orale) e tutti i dati di interesse per la ricerca mediante un questionario compilato dai genitori”. Quali risultati si cercano? “La ricerca permetterà di approfondire le conoscenze scientifiche sugli eventuali e potenziali rischi per la salute della popolazione a causa dell’esposizione quotidiana agli inquinanti, e di valutare il possibile ruolo protettivo, o, viceversa, aggravante, di altri fattori, nei confronti degli effetti biologici di inquinanti atmosferici nei bambini. Le campagne per promuovere la partecipazione allo studio effettuate nelle scuole potranno anche essere utili occasioni di confronto con insegnanti, genitori e bambini per l’approfondimento dei problemi ambientali, non solo quelli riguardanti la qualità dell’aria. Infine lo studio permetterà di fornire informazioni utili per orientare interventi e scelte politiche intesi a proteggere la salute dai possibili danni degli inquinanti atmosferici, sia a livello collettivo che individuale”. Ecco l’intervento di Antonella De Donno alla presentazione di oggi Ed ecco l’intervento di Francesco Bagordo

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