Tosca: baci e carezze, rimpiangendo Scarpia

Lecce. Rendine, direttore artistico della Stagione Lirica, ha portato sul palcoscenico del Politeama un’opera ricca di motivi di interesse per i melomani salentini

di Fernando Greco (foto di Samuele Vincenti) LECCE – Dopo il verdiano “Don Carlo”, la 45° Stagione Lirica della Provincia di Lecce è proseguita con “Tosca”, popolare capolavoro pucciniano che per ben tre sere ha fatto registrare il “tutto esaurito”, segnando l’applauditissimo debutto in questo ruolo del famoso soprano di origine greca Dimitra Theodossiou.

Tosca

Dimitra Theodossiou e Aquiles Machado nel primo atto // Un allestimento sontuoso Pur nella consapevolezza che un titolo della popolarità di “Tosca” faccia cassa in tutte le salse, anche quelle meno saporite e meno costose, mettere in cartellone un titolo del grande repertorio significa sempre rischiare di non essere all’altezza della situazione. Nondimeno il maestro Sergio Rendine, direttore artistico della 45° Stagione Lirica leccese, ha portato sul palcoscenico del Politeama una “Tosca” ricca di motivi di interesse per i melomani salentini.

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Dimitra Theodossiou e Aquiles Machado nel primo atto L’allestimento di Enrico Castiglione, responsabile di regia e scenografia, si è presentato sontuosamente didascalico e molto ligio alla partitura pucciniana, che per quest’opera presenta indicazioni scenico – drammaturgiche molto precise, come nel caso del finale secondo, in cui la protagonista, dopo aver accoltellato Scarpia, indugia in una macabra cerimonia funebre con tanto di candelieri e crocefisso.

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Aquiles Machado e Marcello Lippi nel secondo atto Dovizia di particolari anche per gli interni della chiesa di Sant’Andrea della Valle, nel primo atto, con riproduzione del trittico di Mattia Preti; molto suggestivo il grande stemma pontificio che incombeva nella stanza di Scarpia, durante il secondo atto; efficace la rappresentazione di Castel Sant’Angelo con la popolare statua sullo sfondo e la sagoma del cupolone nella penombra di un’alba incipiente.

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Lippi e la Theodossiou nel secondo atto Peccato l’aver presentato il dipinto della Maddalena senza coperture fin dall’inizio dell’opera, anando quel magnifico effetto sorpresa genialmente previsto dalla musica nel momento in cui il pittore dovrebbe scoprire il quadro. Altrettanto sontuosi i costumi di Sonia Cammarata, soprattutto per quanto riguardava la protagonista: senza artificiose crinoline e senza complicate parrucche, a colpo d’occhio Tosca ricordava più una diva di inizio Novecento che di inizio Ottocento. L’effetto cartolina è stato saggiamente evitato grazie all’intensa vis drammatica degli interpreti e del tessuto musicale, qualità che ha avuto un’importanza decisiva per il buon esito dello spettacolo.

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Machado con la Theodossiou // Una star al debutto Il soprano Dimitra Theodossiou, famosa per le sue interpretazioni belliniane e donizettiane, ha già effettuato nella sua carriera alcune incursioni nel repertorio drammatico più spinto interpretando Lady Macbeth e Abigaille nei rispettivi titoli verdiani “Macbeth” e “Nabucco”.

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Il drammatico finale del secondo atto Di ritorno a Lecce dopo il “Trovatore” di tre anni fa, la cantante ha scelto il palcoscenico del Politeama per debuttare nel ruolo di Tosca, fornendo un’interpretazione che, se dal punto di vista scenico si è mostrata inappuntabile, dal punto di vista vocale ha fatto emergere delle difficoltà nell’uso del fiato e nell’emissione delle note acute, problemi probabilmente connessi con una non perfetta adeguatezza dell’organo vocale, squisitamente lirico, al repertorio verista.

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Theodossiou con Machado nel terzo atto La perizia dell’interprete, giocata su un’indiscutibile presenza scenica, ha comunque risolto con successo il suo debutto, evidenziando il variegato carattere della protagonista, ora tenerissima e quasi autoironica nel suo battibecco con l’amato, all’inizio dell’opera, ora grande tragédienne nel secondo atto, ora palpitante e accorata nel duetto finale. La sua frase “E avanti a lui tremava tutta Roma” nel finale secondo ha avuto gli accenti della follia.

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Antonio Mameli e Aquiles Machado nel primo atto Accanto a Tosca il soddisfacente Cavaradossi del tenore venezuelano Aquiles Machado, molto credibile nel rendere l’interiore spirito di rivolta del personaggio, ma anche passionale e intenso nel suo “E lucevan le stelle”. Purtroppo la serata leccese è stata inficiata dall’insufficiente prestazione del baritono Marcello Lippi: il tangibile presentimento del flop si è avuto già nel primo atto, quando la prima frase del Barone Scarpia “Un tal baccano in chiesa!” avrebbe dovuto far tremare i polsi a chierichetti e spettatori, e invece non si è udita per a.

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Marcello Lippi Nel primo intervallo è stata poi annunciata l’indisposizione di Lippi, che però ha continuato a cantare: va da sé che l’afonia dell’interprete abbia tolto autorevolezza al personaggio anche in quello che avrebbe dovuto essere un infuocato secondo atto, e che invece si è risolto con la spiacevole sensazione che, in paragone con l’esile volume di Scarpia, gli altri cantanti e l’orchestra fossero amplificati.

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Dimitra Theodossiou Di lusso il baritono Angelo Nardinocchi nel brillante ruolo del Sagrestano, reso con voce intatta e misurata caricaturalità. Stessa galvanizzante partecipazione scenico – vocale per lo Spoletta del tenore Antonio Pannunzio. Il basso Antonio Mameli ha interpretato il personaggio di Angelotti con timbro non bellissimo e intonazione non sempre precisa. Preciso il Pastorello di Ginevra Martalò. Puntuali Francesco Benini e Matteo Nardinocchi nei rispettivi ruoli di Sciarrone e del Carceriere.

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Theodossiou e Lippi nel primo atto // I colori dell’orchestra Tutti i colori della tavolozza di Cavaradossi si sono trasferiti nella splendida trama musicale intessuta dall’Orchestra Tito Schipa diretta da Marcello Panni, già direttore artistico e musicale dell’orchestra dal 2008 al 2012. Sapientissimo il dosaggio dei volumi e delle dinamiche di una partitura che, pur essendo operistica, ha una sua propria dignità sinfonica.

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Aquiles Machado Strepitoso l’inizio del terzo atto, pagina di valenza decisamente impressionista, arricchita da un fresco e abbondante stuolo di campane che suonano a mattutino all’alba di un nuovo giorno.

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Aquiles Machado Sempre bravissimo il Coro Lirico di Lecce istruito da Emanuela Di Pietro, arricchito per l’occasione da una sezione di Voci Bianche di non comune accuratezza scenico – vocale, dirette da Luigi Mazzotta.

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Marcello Lippi

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