Differenziata. Nicastro: ‘I fondi ci sono, i Comuni non li sfruttano’

Bari. L’assessore alla Qualità ambientale denuncia inadempienze e disinteresse delle Amministrazioni comunali in materia di rifiuti

BARI – L’assessore alla Qualità ambientale Lorenzo Nicastro interviene sul dibattito che si è sollevato ormai da alcune settimane attorno ai temi del compostaggio, della raccolta differenziata e dell’ecotassa. Interviene per fare chiarezza sulle motivazioni che impongono il ricorso all’ecotassa e per denunciare l’atteggiamento di buona parte delle Amministrazioni comunali pugliesi: sperare in rinvii, adagiarsi, non darsi da fare. Tutto questo, spiega Nicastro, va a svantaggio dei territori e dei cittadini, che invece meritano di vivere in un ambiente pulito e che abbia a cuore le tematiche ecologiste. L’assessore puntualizza che i fondi a disposizione per la realizzazione di impianti di compostaggio ci sono: sono 33 milioni di euro a disposizione delle Amministrazioni. Servono solo buoni progetti per poterli sfruttare. Ecco l’intervento dell’assessore: Non facciamo la differenziata perché non ci sono impianti per il compost, non facciamo la differenziata perché il ciclo non è chiuso, non dovete applicare l'ecotassa perché altrimenti scaricate sul cittadino le inadempienze della Regione. Per amore di sintesi racchiudo in queste frasi i temi che da anni le periferie riversano sull'amministrazione regionale sul tema della differenziata. Parto da un elemento: la programmazione degli impianti sul territorio è competenza dei soggetti istituzionali che, mettendo insieme i sindaci dei comuni interessati, sono chiamati ad amministrare la questione all'interno della governance dei rifiuti. Alla Regione spetta il compito di accompagnare il percorso e di sostenere economicamente il progetto. Se non avessimo individuato le risorse potrei capirlo ma con 33 milioni di euro a disposizione delle amministrazioni locali per gli impianti dove sta l'inadempienza? – mi continuo a chiedere da anni, ormai. In aggiunta vale la pena sottolineare che i numerosi impianti privati presenti sul territorio, nati su iniziativa imprenditoriale nella prospettiva di un incremento progressivo della differenziata, in mancanza di umido proveniente dal territorio hanno dovuto far quadrare i propri obiettivi di gestione approvvigionandosi di frazione organica da trasformare in compost da fuori regione. Molte sottolineature sono giunte dai comuni della provincia di Lecce: ribadendo che ai fondi destinati agli impianti ad oggi hanno avuto accesso solo Manfredonia e Cellamare e che nessuno dal Salento ha ritenuto di attingere, vale la pena anche riportare l'esempio di un impianto (privato) per il compostaggio a San Donato di Lecce sul quale si vanno scatenando le ire delle comunità locali che avversano l'iniziativa. Tutto quanto premesso, di fatto, la rimodulazione dell'ecotassa la cui entrata in vigore era prevista tre anni or sono non era più procastinabile per una serie di motivi: in primo luogo non si può scappare dall'obbligo di differenziare e di farlo al meglio per permettere poi un corretto recupero delle frazioni. C'è poi il tema, anch'esso non secondario, della necessità di mettere a sistema il ciclo interfacciandolo con un settore economico – quello dei consorzi di recupero e delle aziende che si occupano di materie seconde – perché finalmente si effettui il passaggio da concetto di rifiuto come peso sociale a quello di rifiuto come opportunità. Infine, e questo è il dato più interessante e preoccupante allo stesso tempo, i rinvii chiesti a gran voce negli scorsi anni dai Comuni non sono serviti a far trovarli trovare meno impreparati alla scadenza successiva. Non tutti, per fortuna, ad onor del vero: molte amministrazioni, piccole e grandi, in tutta la Regione hanno colto il senso e l'importanza di questa sfida e l'hanno raccolta rimboccandosi le maniche e facendo il proprio dovere, anche con le mille difficoltà che, pure, ci sono. Abbiamo convenuto, in sede di approvazione della legge di bilancio, che oltre alle premialità già previste dalla legge vi fossero ulteriori vantaggi per quelle amministrazioni che, pur non centrando le percentuali fissate, riescono almeno a raggiungere un incremento di differenziata, rispetto all'anno precedente, di almeno un 5%. Un obiettivo che, francamente, pare alla portata di tutti. Certo abbiamo stabilito che le somme non versate di ecotassa in virtù di questo obiettivo raggiunto fossero comunque vincolati nei bilanci comunali al miglioramento dei servizi. Ma quando il problema è di natura culturale, di approccio ai temi, di mentalità e dopo che si è perseguita per anni la via del dialogo, del supporto, della messa a disposizione di strutture tecniche, l'unica via che rimane è quella del gravame economico che – si badi – non vuole e non deve colpire i cittadini. Ho più volte detto che questa rimodulazione funzionerà da sistema di controllo sociale sull'operato degli amministratori: il cittadino sulla base di quello che paga e dei servizi ricevuti in cambio avrà la possibilità di valutare l'attenzione del proprio sindaco al tema dei rifiuti. Molti sindaci hanno accettato la sfida sapendo di poter fare bene e scegliendo di provare a migliorare la qualità della vita delle proprie città; altri, spiace dirlo, sprecano tempo invece di costituirsi in Aro e bandire gare concepite sulla differenziazione spinta, sperano in rinvii invece di lavorare a mettere in cantiere gli impianti e utilizzare i fondi messi a disposizione per questo. E' una questione di scelte. Articoli correlati: Compostaggio. Sel: ‘Perrone, dov'eri'? Compostaggio ed ecotassa. Galati: ‘I soldi ci sono'

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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