Bellanova: con Renzi ormai solo posti in piedi

 

Bellanova: “Sugli outing a favore di Renzi vedo ormai una nave con soli posti in piedi con un nocchero che fa fatica a ricomporre le correnti”.

Salvatore Ventruto Se da un lato Berlusconi ritorna alle origini rilanciando l’ingiallita Forza Italia, dall’altro il Partito Democratico si prepara all’imminente congresso, quello che vede il sindaco di Firenze Matteo Renzi come grande favorito per la corsa alla segreteria, nonostante sostenga, da alcuni mesi, che “l’epoca dei partiti è finita”. Il suo più autorevole avversario è Gianni Cuperlo, un passato alla Federazione Giovanile Comunista, che nelle ultime settimane ha incassato il sostegno dei dalemiani e bersaniani. Su questa importante fase politica dei democratici abbiamo ascoltato l’onorevole Teresa Bellanova che precisa come “in gioco oltre i nomi e cognomi c’è un’idea di partito, un pensiero sulla politica e sul paese. E sugli “outing” a favore di Renzi delle ultime settimane aggiunge: ” Vedo una nave dove ormai ci sono solo posti in piedi, e un nocchero che, mentre annuncia di voler rottamare le correnti, fa fatica a comporre le diverse componenti. E quando in una nave ci sono solo posti in piedi, navigare è un problema”. “Renzi era un fan dell’Agenda Monti e nel campo del lavoro si affidava alle idee del Professor Ichino” ha detto Gianni Cuperlo durante l’incontro alle Officine Cantelmo. La sua candidatura al Congresso rappresenta solo l’estremo tentativo dell’ala sinistra del Partito Democratico di salvare il PD dall’OPA renziana o c’è dell’altro? Racconterei questa vicenda in un altro modo, a partire da un dato generale. Non mi pare, e credo che non traspaia da nessuno dei documenti o degli interventi letti e ascoltati, che la candidatura di Cuperlo rappresenti, come Lei dice, l’estremo tentativo dell’ala sinistra del Pd di salvare il partito da Renzi. La sua idea di partito, che io condivido fortemente, Cuperlo la sta illustrando in queste settimane, con un entusiasmo e una generosità di sé incredibili. Ed è un entusiasmo che si registra anche tra chi lo ascolta. Ben più, dunque, di un tentativo estremo. In gioco, oltre i nomi e cognomi, e considerando le altre candidature certe o probabili, c’è una idea di partito, c’è un pensiero sulla politica e sul paese. Un ragionamento sulla crisi, una riflessione profonda, almeno per quel che concerne Cuperlo, sul ruolo europeo del partito e dell’Italia. Insomma, come lui stesso afferma: “All’Italia non basta qualche riforma. Siamo davanti a scelte che decideranno il destino di figli e nipoti. … Abbiamo conquistato l’Euro, sanato un paio di volte i conti, ma non abbiamo rifondato lo Stato né rinnovato il patto di fiducia tra cittadini, politica e istituzioni. Ci siamo portati appresso le nostre fragilità a cominciare dalla più cronica, il dualismo tra Nord e Sud, e le abbiamo mescolate coi frutti avvelenati di grandi riforme mancate, dall’istruzione al lavoro al welfare”. La sua candidatura al Congresso è la sintesi di tutto questo e, contemporaneamente, anche un giudizio su alcuni esiti di parti importanti dell’agenda Monti. Non mi pare poco. Matteo Renzi è il grande favorito nella corsa alla segreteria del partito ma da mesi sostiene che l’epoca dei partiti è finita. Un paradosso che pare non inficiare l’appeal politico del Sindaco di Firenze, sia all’interno del partito che tra gli elettori del PD. Lei come spiega questo fenomeno? Potrei farlo con una battuta. Che a furia di parlare di partito liquido, abbiamo liquidato il partito. E che a continuare su questa strada, liquidando via via praticamente tutto, dal lavoro alle imprese alle intelligenze, si fa solo un favore a chi invece rimane ben solido: quelle tecnocrazie finanziarie che, in nome del sopravvento dell’economia o meglio della finanza sulla politica, hanno tutto l’interesse a rafforzare gli status quo e a sbaragliare una idea altra della politica e del governo delle cose. Sbagliamo se pensiamo che queste tecnocrazie agiscano nascoste nell’ombra. Piuttosto direi che, sapientemente, usano tutti i mezzi di comunicazione e informazione a disposizione, e così parti di questo discorso si ritrovano dovunque. La fine dei partiti, che da anni viene sapientemente annunciata, è uno di questi tasselli. Un paradosso solo apparente. Matteo Renzi coglie il frutto di diverse stagioni, di una totale sfiducia dei cittadini nei confronti della politica e dei partiti – sfiducia che lui sembra alimentare quando mette in conflitto amministrazione e politica -. Non sono pochi gli osservatori che parlano della sua idea di partito come di un comitato elettorale. E i giornalisti che si chiedono se in gioco c’è la scelta del segretario del partito o del presidente del consiglio. Io credo che cancellare la dialettica dei ruoli, schiacciare il partito sul governo, unificare le figure, sia un errore, che prima o poi pagano tutti. La parabola del Pdl lo dimostra chiaramente. Chi ama le forme del plebiscitarismo e del populismo, e anche gli orfani di Berlusconi, sarà contento. Tutti gli altri un po’ meno. D’altra parte, negli outing a favore di Renzi di queste ultime settimane, scorgo più di un problema. Vedo una nave dove ormai ci sono solo posti in piedi, e un nocchero che, mentre annuncia di voler rottamare le correnti, fa fatica a comporre le diverse componenti. E quando in una nave ci sono solo posti in piedi, navigare è un problema. Non crede che una eventuale vittoria di Renzi rappresenti la fine irreversibile della vecchia tradizione del PCI e di quel che resta della sinistra italiana? Credo che una eventuale vittoria di Renzi apra una domanda, alla sinistra italiana e alla tradizione del PCI. Alle domande si risponde con la politica. E francamente non credo che la vittoria di Renzi segnerà la fine né del partito né della politica. Dopo aver incassato l’appoggio dei dalemiani, Cuperlo ottiene anche quello dei bersaniani. Come cambia la corsa alla segreteria? Lei mi ha fatto solo domande su Renzi, e in ogni caso tutte all’interno di una logica tattica. Io credo invece, e in questo gli organi di informazione sono alleati preziosi, non di uno o dell’altro, ma dell’intelligenza e della consapevolezza delle questioni in gioco, che il punto sia quale partito per quale Italia per quale futuro. Non è un caso se era proprio questo il tema dell’incontro con Gianni Cuperlo a Lecce. E questo vale sia nel Salento, alle prese con la chiusura delle aziende, con la disoccupazione, con l’emigrazione dei cervelli, con il rischio povertà che si estende a macchia d’olio, sia nel Veneto, in Sicilia come in Piemonte. Ecco, se provassimo a ragionare in questo modo, dimenticando per un attimo Renzi o Cuperlo, e invece chiedendoci di quale partito la sinistra ha bisogno non solo per tornare a vincere, ma anche per essere il punto di riferimento del cambiamento e della trasformazione, forse sarebbe anche più facile, alla fine, comprendere chi incarna l’idea di cui abbiamo bisogno. Lungo questa linea si aggregano tutte quelle componenti che ancora hanno a cuore il primato della politica, un’idea di partito strutturato, un’idea del conflitto come motore delle cose? E’ una buona notizia. Vuol dire che questo partito, nonostante gli uccelli del malaugurio, è in buona salute. “In Renzi c’è una marcata adesione a modelli culturali che io penso debbano essere rottamati. Mi riferisco a quella subalternità culturale di certa sinistra al modello liberista che sta scorticando l’Europa” disse circa un anno fa Nichi Vendola in piene primarie. Oggi il governatore della Puglia strizza l’occhio al sindaco di Firenze dicendo di “vederlo più spostato a sinistra”. Come giudica la nuova posizione del leader di Sel? Se posso esserle di aiuto, aggiungerei che il 5 settembre, a Genova, proprio Vendola ha detto: “Quando leggo le carte di Gianni Cuperlo sono assolutamente conquistato dalla finezza dell’analisi, dal fascino del coraggio intellettuale. Ho lavorato tanti anni con lui, veniamo entrambi dalla Federazione giovanile comunista. In tanti pezzi mi sento in totale sintonia con lui”. E successivamente, durante un’intervista a Rai News, “anche Renzi avrà bisogno di un partito come il nostro”. Mi sembra del tutto evidente che anche per Sel il destino del nostro partito e l’esito del Congresso non saranno assolutamente irrilevanti. Nel frattempo, mi piacerebbe che Nichi continuasse a farsi conquistare dalla finezza delle analisi di Cuperlo e dal suo coraggio, intellettuale e politico.

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Salvatore Ventruto

Giornalista pubblicista. Ossessionato dal dubbio, prigioniero della curiosità.

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