Parcheggio sostenibile: via il traffico nelle marine

Nardò. La soluzione al primo, e trentennale, problema delle località turistiche neretine

di Marco Gaballo NARDO’ – Un’altra stagione estiva è ormai alle porte e, con lo sguardo rivolto a Nardò ed alle sue marine, qualche riflessione è d’obbligo. Il Salento e le sue bellezze, le sue peculiarità, sono ormai una realtà all’interno del panorama turistico nazionale e internazionale, tuttavia uno dei Comuni salentini più rappresentativi, Neretum per l’appunto, continua (diabolicamente persevera, si dovrebbe dire) a rimanere ai margini di tali circuiti. Occorre chiedersi perché e che cosa fare – se fare si vuole, beninteso – per invertire la tendenza. Va rimarcato, in realtà, un certo impegno dell’Amministrazione comunale da alcuni mesi a questa parte per dotare la città di alcuni strumenti di pianificazione urbanistica: Piano delle Coste, Piano del parco di Portoselvaggio, Piano urbanistico generale (Pug). Tuttavia, pur chiarendo come lo strumento basilare, globale, complessivo (del quale gli altri sono elementi di dettaglio) sia il Pug (che andrebbe quindi affrontato per primo e non per ultimo come invece si sta verificando), discettiamo, per una volta (ma dovrebbe essere la regola) di idee, di visioni, di contenuti, piuttosto che delle pur pressanti e ridondanti questioni formali e scadenze burocratiche (come quella, già decorsa, che obbliga a redigere quanto prima i Piani Coste comunali). Si parli dunque del “che cosa fare” (come logica vorrebbe) prima del “come farlo”. Ecco che allora termini come visione strategica di città, idea di città, scelte programmatiche, diventano punti nodali sui quali l’Amministrazione deve lavorare e fare delle scelte. E’ opinione comune, e ad oggi sentire diffuso, oltre che una direzione ormai tracciata a tutti i livelli (comunitario, nazionale, regionale, locale) come ci si debba far guidare, in tale processo pianificatorio, da concetti quali sostenibilità ambientale e paesaggistica, innovazione, riqualificazione e risparmio energetico, integrazione col contesto, valorizzazione delle peculiarità del territorio: in uno, ancora, puntare sulla qualità, costruire meno e meglio, col territorio e non sul territorio.

Masdar City, UAE – prima città al mondo ad emissioni zero Ciò premesso, e pur sempre in un’ottica integrale, poiché è evidente come i vari temi e problematiche da affrontare siano tra loro strettamente collegati, riguardo alle marine e al turismo, va posta una pregiudiziale fondamentale. Va chiarito, una volta per tutte, se si vuole fare turismo a Nardò. Perché utilizzare le marine come salotto buono, come luogo di villeggiatura per neretini (con, al massimo, “inclusione” di galatinesi e leccesi) non è turismo, è immobilismo, è stasi, è il protrarsi (invariato) degli anni ’70, epoca in cui le marine vennero pensate e pianificate. Sempre nell’ottica della sostenibilità, va detto e ridetto, ma turismo significa infrastrutture (strade, parcheggi, miglioramento di sedi viarie) e attrezzature (strutture turistico-ricettive, di intrattenimento, commerciali, un porto turistico). Significa passare per la via obbligata della delocalizzazione delle residenze al di fuori del centro urbano (incentivando in tal senso i residenti con bonus volumetrici ed aiuti finanziari) come del resto avviene in qualunque località turistica (nazionale e internazionale) che si rispetti. Quanto al tipo di turismo, alla fascia turistica da intercettare, se media o alta, se popolare o esclusiva (collaborando, non beatamente ignorando realtà limitrofe più note come Gallipoli, ad esempio), su quello si può disquisire e, ancora una volta, fare delle scelte, se scelte si vogliono fare, se scelte si è in grado di fare. In ogni caso, al di là del tipo di turismo da perseguire, vi è una questione fondamentale da affrontare a prescindere, e prima possibile, ovvero quella relativa a viabilità e parcheggi. E’ bastata la prima giornata di vero affollamento primaverile-estivo, il tradizionale appuntamento del Primo Maggio, per evidenziarla nuovamente, se ve ne fosse bisogno. E così, ancora una volta, code interminabili, parcheggi inesistenti e la “creazione” di una nuova terribile tipologia edilizio–urbanistica: non già l’auspicato water-front (il lungomare ripensato come una passeggiata architettonica con spazi di sosta attrezzati anche per attività commerciali così finalmente pianificate anche sul demanio, oltre a verde ed arredo urbano in simbiosi col prospiciente litorale) ma il “lungomacchina”, ovvero una serie interminabile di adiacenti scatole metalliche con quattro ruote che occludono del tutto la vista del litorale. Scena che puntualmente si ripeterà ogni fine settimana per tutta la stagione estiva, al pari dell’annuale valzer o carosello che dir si voglia delle più variegate non-soluzioni e palliativi per non-risolvere il problema: inversioni del senso di marcia, circolazione impedita (o consentita) su alcuni tratti di strada (dando vita alla paradossale quanto inutile “guerra tra poveri” sui villeggianti più o meno “privilegiati”), gioco delle tre carte e avanti così. Inoltre, gli stabilimenti balneari previsti nel Piano Coste (e quelli già da quest’anno in corso di realizzazione), benvenuti ai fini di un migliore utilizzo della costa, aggraveranno tuttavia questa situazione, richiedendo, naturalmente, ulteriori superfici per viabilità e parcheggi. Per risolvere davvero e radicalmente il problema viabilità vi sono due soluzioni concrete. La prima, obsoleta, invasiva ed in contrasto con i predetti orientamenti di tutela e sostenibilità ambientale e paesaggistica, prevede la realizzazione di nuove sezioni stradali, nuove strade. La seconda, più moderna ed in continuità con i concetti soprarichiamati, consiste nell’individuazione di una o più aree a monte delle località marine (con accesso da viabilità principale) su cui prevedere dei parcheggi per autoveicoli, per poi raggiungere pedonalmente le marine stesse. D’altra parte, ancora una volta, qualunque località (marina e non) di villeggiatura degna di questo nome, in ogni dove, da Lipari alla Sardegna passando per la costiera amalfitana (per restare in Italia e se si ricerca un turismo più massivo) ma anche le greche Rodi e Santorini o le spagnole e modaiole Formentera e Marbella (in ambito europeo e se ci si ispira ad un turismo d’elite) mai consentono al turista di “violare” il centro urbano se non pedibus. Inoltre, progettando un parcheggio integrato il più possibile con l’ambiente e le sue peculiarità (orografia, dislivelli, emergenze arboree etc.) supportato da piccoli impianti ad energia rinnovabile (che possano anche fungere da sporadiche coperture ed ombreggiature sì da operare una vera integrazione architettonico–impiantistica, oltre a generare introiti per almeno autofinanziare la manutenzione del parcheggio) e prevedendo dei percorsi pedonali che possano valorizzare, esaltare (anziché ignorare, mortificare o tentare di “superare”) le bellezze paesaggistiche anche e soprattutto agli occhi dei veri turisti, si creerebbe un innovativo parcheggio sostenibile, che risolverebbe, in ultimo, il problema della viabilità. Non solo. In concreto, zone di tal fatta e di tal posizionamento sono state già individuate ed alcuni privati proprietari hanno già dato disponibilità alla Pubblica amministrazione a collaborare in tal senso, depositando istanze e progetti preliminari. Ad oggi tali proposte non hanno avuto risposta. E, beninteso, la risposta va data alla collettività tutta, ai cittadini di Nardò, che da oltre 30 anni aspettano che venga risolto il problema della viabilità nelle Marine e che oggi finalmente potrebbero usufruire di una vera, concreta ed innovativa soluzione. Orbene, è ora di dare risposte. *ingegnere edile libero professionista Commissione Urbanistica Ordine Ingegneri Lecce

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