Licenziava per ri-assumere. Sequestro di beni da 500mila euro

Tuglie. Denunciati in quattro per emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, bancarotta fraudolenta e truffa aggravata ai danni dello Stato

TUGLIE – Dipendenti licenziati e messi in mobilità. Poi riassunti, da un’altra società, costituita ad hoc, per ottenere i contributi derivanti dall’assunzione di personale proveniente dalle liste di mobilità. I finanzieri della Compagnia di Gallipoli hanno eseguito un sequestro del valore di 500mila euro nei confronti di un imprenditore di Tuglie operante nel settore della stampa e grafica pubblicitaria. Il provvedimento di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente di beni immobili e disponibilità finanziarie è stato emesso dal gip del Tribunale di Lecce Carlo Cazzella su richiesta del sostituto procuratore Giovanni De Palma. La complessa attività investigativa, culminata con l’esecuzione del sequestro, ha portato alla denuncia di quattro persone, residenti nei Comuni di Tuglie e Parabita, responsabili a vario titolo dei reati di emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, bancarotta fraudolenta e truffa aggravata ai danni dello Stato per circa 630mila euro. Gli inquirenti hanno accertato condotte fraudolente da parte dei vertici aziendali della società al fine di raggirare la normativa che disciplina le modalità di assunzione del personale proveniente dalle liste di mobilità e beneficiare illecitamente degli incentivi contributivi previsti per tali assunzioni (art. 8, commi 2 e 4 e art. 25 comma 9 della legge 223/91). Ecco come si è sviluppato il raggiro. Una prima società di capitali ha licenziato e collocato in mobilità 54 dipendenti; 49 di loro, nel frattempo iscritti alle liste di mobilità, sono stati poi subito assunti da parte di un’altra società, costituita ad hoc, avente assetti proprietari sostanzialmente coincidenti con la prima impresa. La “manovra” è stata attuata attraverso la presentazione al Centro per l’Impiego ed all’Inps di Comunicazioni di assunzione (mod. C/Ass) con annessi modelli integrativi (C/Ass/Ag), pur non sussistendo i presupposti per l’ottenimento dei benefici contributivi; e la presentazione all’Inps di Modelli Contr. 223/1 sottoscritti dal legale rappresentante della società ed annesse comunicazioni di trasformazione di rapporti di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato, per poter chiedere il contributo mensile pari al 50% dell’indennità di mobilità spettante ai lavoratori iscritti nelle relative liste. Ma non è tutto. Durante le indagini sono infatti emersi altri illeciti compiuti dall’imprenditore, rivolti sempre a truffare l’Inps, come il conguaglio, effettuato indebitamente, di somme riconducibili al recupero di TFR dal Fondo di Tesoreria (Legge 296/2006), ma di fatto mai corrisposte ai dipendenti. Accertato anche il reato di bancarotta fraudolenta, a seguito del fallimento della prima società a responsabilità limitata, dichiarato nel 2010, che ha portato ad una distrazione di cassa e di beni patrimoniali per circa 1.350.000 euro, oltre all’utilizzo ed emissione di fatture per operazioni inesistenti per circa 300mila euro. Complessivamente, il provvedimento eseguito dai finanzieri della Compagnia di Gallipoli, ha portato al sequestro preventivo per equivalente di tre immobili, facenti parte del complesso di un’unica villa, tre terreni, tutti ubicati in agro di Sannicola, oltre ad un conto deposito a risparmio ed un fondo pensione.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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