Rapine e stupefacenti. Blitz dei carabinieri: undici arresti

Lecce. I malviventi avevano preso a modello i quattro rapinatori seriali del film “The Town”, adottando i loro stessi metodi violenti per mettere a segno i colpi // LE FOTO E I DETTAGLI DELL'OPERAZIONE

LECCE – Nove persone sono state arrestate dai carabinieri con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di rapine e al traffico di stupefacenti. A queste si sono sono aggiunte le due, colte in flagranza del reato di spaccio di droga, per un totale di undici arresti. Le nove ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti dei membri dell'associazione sono state eseguite all’alba di ieri dei carabinieri dalla Compagnia di Maglie e sono state emesse dal giudice per le indagini preliminari Ines Casciaro, su richiesta della pm Francesca Miglietta. Dei nove destinatari del provvedimento, cinque erano già detenuti e quattro liberi; tutti facevano parte di un’associazione a delinquere specializzata in diversi reati, dalle rapine ai furti, dalla cessione al trasporto e detenzione di sostanza stupefacente, in genere cocaina e marijuana, con l’aggravante di utilizzare armi, oltre ad altri reati quali danneggiamenti e lesioni. L’episodio più significativo contestato, da cui è partita tutta l’indagine, è la tentata rapina a mano armata del 2 aprile scorso a Carpignano Salentino ai danni dell’ufficio postale, culminato con l’arresto di Giuseppe Stasi, Daniele Marra e Antonio Rollo. Tutte le ordinanze sono state eseguite nei confronti di soggetti di Ruffano. Le operazioni hanno avuto inizio alle 4 del mattino, e si sono avvalse dell’ausilio del Nucleo Elicotteri, di due unità cinofile e delle Compagnie di Tricase, Casarano, Gallipoli e Lecce, per un totale di 85 militari e 32 autovetture. Ecco tutti gli arrestati:

Giuseppe Stasi

Giuseppe Stasi, dell’89, di Ruffano;

Daniele Mario Marra

Daniele Mario Marra, dell’87 di Ruffano;

Antonio Rollo

Antonio Rollo, dell’88, di Ruffano;

Martino Stasi

Martino Stasi, del ‘91, di Ruffano;

Vito William Gravante

, dell’81, di Ruffano;

Alberto Vincenti

Alberto Vincenti, del’91, di Ruffano;

Giuseppe Castelluzzo

Giuseppe Castelluzzo, dell’81, di Ruffano;

Marco Sabato

Marco Sabato, dell’89, di Ruffano;

Carlo Chiarillo

Carlo Chiarillo, dell’89, di Ruffano. // Le indagini L’indagine “The town” (il nome prende spunto dal film “The town”, pellicola alla quale si ispira il capo del gruppo, che prende come modello i personaggi particolarmente feroci, cercando di imitarne le gesta, essendo una storia incentrata sulle imprese di quattro rapinatori di banche) trae origine dalla tentata rapina avvenuta la mattina del 2 aprile 2012 presso l’ufficio postale di Carpignano Salentino. Daniele Mario Marra è stato arrestato in flagranza di reato dai carabinieri di Martano e di Otranto; successivamente, i carabinieri di Melendugno hanno individuato, nel proprio Comune, anche l’auto ricercata con a bordo i due complici di Marra, Antonio Rollo e Giuseppe Stasi, che intanto si erano dati alla fuga. I tre sono ancora detenuti. Diversi i particolari che facevano presumere che in gran parte delle rapine gli autori fossero sempre gli stessi. Le persone che prendevano parte ai “colpi” erano sempre di tre, travisate con cappucci di fortuna, ricavati dalle maniche di maglioni, armate spesso di fucile a canne mozze; anche la corporatura dei tre descritta di volta involta coincideva. Infine, anche le modalità scelte per la fuga erano sempre le stesse : dopo la rapina, abbandonato il veicolo, rubato, i malviventi continuavano la fuga a bordo di un’altra autovettura “pulita”. L’attività d’indagine del Nucleo Operativo di Maglie ha permesso di appurare non solo l’esistenza di un’organizzazione delinquenziale dedita alle rapine, in particolare ai danni di attività commerciali, ma anche che i proventi di quei delitti erano finalizzati al sostegno delle spese per l’approvvigionamento di stupefacente, cocaina e marijuana, da spacciare. Nel corso delle intercettazioni è emerso chiaramente come Giuseppe Stasi, capo del gruppo, approfittasse del suo stato detentivo per stringere nuove e più importanti alleanze con la malavita leccese, già operante nel settore degli stupefacenti e delle rapine, accettandone anche la “protezione” all’interno del carcere. Per di più, utilizzava il fratello Martino per portare a termine materialmente gli accordi illeciti che gli avrebbero permesso di continuare a reperire notevoli somme di denaro da utilizzare per il suo mantenimento in carcere. E’ stato appurato quindi il vincolo tra i tre soggetti, che non riguarda solo il passato, in quanto Giuseppe Stasi, attraverso le sue comunicazioni aveva messo in risalto la sua “leadership” avendo già da tempo pianificato rapine presso istituti di credito e non solo. La dimensione raggiunta dall’associazione non ha avuto alcun ridimensionamento dopo l’arresto dei tre a Carpignano Salentino; anzi, Giuseppe Stasi ha continuato a studiare il modo di portare a termine altre rapine già organizzate, al punto che, non potendole mettere in opera personalmente, essendo in carcere, si diceva disposto ad ingaggiare altri soggetti dai quali avrebbe preteso una parte del bottino come compenso per l’organizzazione. Nell’ambito del sodalizio finalizzato a commettere rapine, i singoli si erano ripartiti i compiti dando vita da una vera e propria specializzazione di ognuno che ha reso ancora più efficace l’organizzazione. Stasi, capo indiscusso, organizzava i colpi, programmava le azioni delittuose e organizzava le strategie per procurarsi le armi. I suoi stretti collaboratori, contribuivano: Antonio Rollo, come autista delle autovetture rubate e con funzioni di palo; Daniele Marra, anche per la sua connotazione fisica, era il “violento”, colui che entrava con il fucile – ed in un caso ha colpito un dipendente ad una cassa senza alcun motivo (Spongano). Tutte le rapine commesse dal gruppo, tutt’altro che episodiche ma costanti e reiterate nel tempo, sono state realizzate con stessa metodologia e sistematicità. // L’uso della violenza Altra caratteristica fondamentale del sodalizio è la violenza, non solo utilizzata per mettere a segno le rapine, che sono sempre armate, ma in alcuni casi (rapina di Spongano) mediante una violenza inaudita e gratuita che fa emergere il carattere e l’indole dei soggetti. Anche il modo di “risolvere” alcune questioni è sintomatico della loro indole, tanto che Martino Stasi, fratello di Giuseppe, preferiva risolvere eventuali contrasti mediante atti di intimidazione che potevano andare dall’incendio di autoveicoli delle vittime prese di mira, ai colpi di arma da fuoco sparati sulle loro abitazioni, dimostrando di avere, di fatto, una costante disponibilità di armi. Stasi ha inoltre riferito che, quando furono arrestati a Carpignano Salentino per la tentata rapina all’ufficio postale, dal momento che lui impugnava il fucile mentre erano nascosti in una casa abbandonata, se si fosse trovato davanti i carabinieri non avrebbe esitato a sparare, e di aver desistito solo dopo aver visto gli altri saltare il muro e scappare, dandosi alla fuga pure lui. // Cocaina e marijuana Dopo l’arresto Giuseppe Stasi ha continuato a dirigere l’associazione tramite il fratello Martino. Il gruppo acquisiva i suoi principali proventi attraverso le rapine alle attività commerciali, che venivano eseguite da Giuseppe Stasi, Antonio Rollo e Daniele Marra e poi dirottati verso Martino Stasi e Vito William Gravante, che li utilizzavano per la vendita dello stupefacente prodotto in proprio, anche grazie alla coltivazione diretta della marijuana. Nel corso delle attività tecniche, è infatti emerso che la coltivazione delle piante avveniva già da quattro anni e che il gruppo utilizzava sempre i semi prodotti dalle sue coltivazioni. L’attività principale del gruppo era comunque lo spaccio di cocaina, che avveniva attraverso una serie di “dipendenti” di Martino Stasi, in grado di “piazzare” almeno 1 kilo di cocaina al mese per lo spaccio. Durante l’esecuzione delle ordinanze sono stati perquisiti altri 13 indagati; nel corso delle stesse sono stati rinvenuti a Martino Stasi due involucri di cocaina per complessivi 9, 1 grammi, un bilancino di precisione, due ricetrasmittenti, materiale vario per il confezionamento; a Marco De Vitis, dell’84 di Ruffano, un involucro con 7,4 grammi di cocaina, 55 grammi di sostanza da taglio, materiale per confezionamento delle dosi e un coltello; a Cristian Lato, dell’87 di Ruffano, un involucro con 3,5 grammi di cocaina, tre bilancini di precisione, materiale vario per il confezionamento e una autovettura BMW 530 oggetto furto a Corsano il 29 dicembre scorso, completamente smontata e priva motore. De Vitis e Lato sono stati arrestati in flagranza del reato di detenzione ai fini di spaccio di cocaina. // La precostituzione di alibi: l’sms ritardato Particolare rilevante per far capire l’attenzione dei soggetti nei colpi, nonostante la loro età, è data dal fatto che non portavano al seguito le loro utenze telefoniche. Se ciò accadeva, il cellulare veniva subito spento e la batteria staccata. Non solo, in uno dei rilievo effettuati dai militari è emerso un episodio in cui Giuseppe Stasi spiega al fratello ed al padre uno stratagemma creato per avere un alibi mediante la sua utenza cellulare: il telefonino era stato appositamente lasciato a casa e programmato per l’invio di due messaggi a distanza di 5 minuti uno dall’altro, dalle ore 9 del 2 aprile scorso, verso l’utenza della sua fidanzata, Benedetta Baldari. E infatti, il cellulare di Stasi ha inviato due messaggi, agganciando la cella di Ruffano, precisamente alle 08:48 e alle 08:56. Il primo messaggio, “Buongiorno”; il secondo, che doveva essere generico non sapendo che cosa potesse rispondere la fidanzata, ”come stai”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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