Laura Puppato: ‘Su di me, un burqua mediatico’

// L’INTERVISTA. E’ definita la “quinta” candidata alle Primarie da un “sistema informazione” che non le ha dato spazio. Ecco la sua idea per cambiare il Paese

55 anni, trevigiana, un posto da consigliera regionale del Pd in Veneto. Alle spalle un’esperienza da sindaca di Montebelluna (Treviso) e tre convinzioni su cui non cede: anima green, lavoro e ricerca, obiettivi chiari. Laura Puppato è l’unica donna candidata alle Primarie del centrosinistra. La “quinta” candidata, come la definiscono i media che concentrano la propria attenzione esclusivamente sugli altri tre, gli uomini, Pierluigi Bersani, Matteo Renzi, Bruno Tabacci e Nichi Vendola, che “fanno più notizia”. Ed infatti lei si dice coperta da un “burqa mediatico”. Noi le abbiamo chiesto che cosa intenda con quest’espressione. E non solo. Consigliera Puppato, ha parlato di “burqa mediatico”. Che cosa significa? “E’ stato evidente, da quando ho deciso di candidarmi, come nell’informazione nazionale vi sia stato un eccesso di prevalenza degli attori cosiddetti ‘conosciuti’ e non si sia parlato a sufficienza di un figura, come la mia, che si stava mettendo in gioco in prima persona, esattamente come gli altri. Ho ritenuto di esprimere questo concetto mettendo in evidenza come la figura femminile sia stata costretta ad indossare un ‘burqa’ rendendosi così invisibile agli occhi di tutti”. Sta dicendo che media ed informazione hanno posto sotto silenzio la sua candidatura? “Ci sono le voci fuori dal coro, come la vostra, e ve ne do atto, ma. Da quando sono candidata, mi è risultato molto più chiaro come funzioni l’informazione in questo Paese. Ecco perché non mi stupisco di fronte alla notizia che l’Italia è il 42esimo Paese al mondo per Freedom House sulla libertà d’informazione. Abbiamo visto importanti quotidiani, di rilievo internazionale scegliere, per ragioni editoriali e politiche, un candidato; abbiamo visto come tollerino un paio di altri candidati decidendo di oscurare tutto ciò che potrebbe dar fastidio. Penso che siano davvero delle scelte discutibili”. Restringendo il suo campo visivo alla Puglia, che cosa pensa del presidente Nichi Vendola, uno dei suoi antagonisti in queste Primarie? Che cosa non avrebbe mai fatto se fosse stata al suo posto? “Di Vendola non ho apprezzato due cose: la prima è il fatto che come presidente di Regione ha ritenuto di aprire, a mio avviso sbagliando, un eccesso di opportunità alla presenza, nella sanità, di soci e capitali privati. Trovo che questa sia stata una sua sconfitta, perché è stato come ammettere che il pubblico non può essere efficiente ed ha la necessità di rivolgersi ai privati. La seconda cosa che non ho apprezzato è la sua posizione in ordine al lavoro: la trovo antistorica e fuori luogo, perché oggi non c’è bisogno di contrapposizione tra lavoro dipendente e lavoro imprenditoriale, ma c’è bisogno di chiarezza, di uno Stato che dia diritti, che garantisca, che metta al primo posto il lavoro e che tuteli gli uni e gli altri, datori di lavoro e dipendenti, non mettendoli in conflitto come fossimo nell’Ottocento. Questa sua visione del modo di rapportarsi al mondo del lavoro è speculare e contraria a quella di Marchionne, ma le trovo ambedue in conflitto con ciò che serve al Paese”. Che cosa invece ha apprezzato del governatore pugliese? “Ho apprezzato la sua carriera politica, il suo coraggio di vincere in una Regione del Sud, riuscendo anche a renderla molto più democratica, cercando quotidianamente di sconfiggere i pericoli insiti nella pubblica amministrazione che sono, e non solo al Sud, le mafie, le clientele e la corruzione. Ho molto apprezzato anche il rispetto che ha avuto del ruolo che ricopre, quando, ad esempio, ha dichiarato che, laddove fosse stato condannato per le accuse che gli erano state rivolte, si sarebbe dimesso. Così si deve fare, questa dovrebbe essere la normalità e non lo è; ho quindi ammirato la sua coerenza nel dire: ‘Questo è per tutti e sarà (nel caso) così anche per me, non utilizzerò il mio ruolo per martellare la magistratura’”. In che modo Laura Puppato premier potrebbe fare la differenza? “In molti termini. Prima di tutto nel metodo, perché quello che ho ottenuto nella mia vita istituzionale e, adesso, come capogruppo del partito democratico, durante le Primarie è frutto di una coerenza in tutto ciò che ho scritto e detto. In realtà io credo che la politica debba semplicemente essere al servizio della società, che debba mettersi a disposizione delle persone nel modo più semplice, pulito e responsabile e che possa finalmente far riconciliare cittadini ed istituzioni. Solo in tal modo questo Paese potrà vedere la luce in fondo al tunnel, riducendo i costi davvero, non per finta, mettendo subito in atto politiche come quelle di una nuova legge elettorale. Vedo con molto timore quello che sta accadendo e non sono affatto convinta che stiamo perseguendo la direzione giusta, che siamo capaci di rispondere alle necessità di un Paese”. Quindi la differenza starebbe nella coerenza, nello stile, in una sobrietà vera e un grande lavoro… “Credo che l’unica possibilità di uscire dalla crisi sia avere degli obiettivi chiari e la forza per raggiungerli. Negli obiettivi credo di essere piuttosto diversa dagli altri, tra i miei obiettivi c’è prima di tutto il lavoro, soprattutto per i giovani, gli under 35, che sono in una condizione drammatica. Risanare il mondo del lavoro si può: attraverso la fiscalità, attraverso una diversa redistribuzione del prodotto interno lordo, incentivando la ricerca. Uno studio dell’Unione Europea dice il nostro Paese spende per la ricerca solo un punto di Pil e ci mette, per questo, ad uno degli ultimi posti in Europa; sarebbe questa, secondo l’Ue, la ragione dell’altissima disoccupazione che si rileva. Puntare al tre per cento significa recuperare, secondo lo schema dell’Europa per l’innovazione, in ambito europeo, due milioni e 700mila posti di lavoro; in Italia molte centinaia di migliaia di posti di lavoro. Ciò significherebbe anche modificare un assetto imprenditoriale che non ha tenuto nel giusto conto una riformulazione ecologica delle imprese operando quel necessario ragionamento sull’efficienza energetica, verso una riduzione delle materie prime e verso il loro riciclo. Sono questi i cambiamenti che porteranno ad un miglioramento della qualità della vita e ad un rapporto più positivo con la concorrenza internazionale. Solo percorrendo queste strade si potrà avere un Paese davvero democratico”.

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