Primoljo, nuovo frantoio. Nell’ex opificio del Tac

Casarano. In tempo di crisi, l’azienda rilancia ed investe, spostando la produzione nella zona industriale. Dove un tempo sorgeva una fabbrica di suole per scarpe

CASARANO – Là dove c’era l’azienda calzaturiera (produceva suole per scarpe), oggi c’è un frantoio oleario. E’ il segno dei tempi che si rinnovano. Ed il rinnovamento coincide, in questo caso, con un salto all’indietro. Ma solo per la scelta del settore, l’agroalimentare – il più antico di tutti eppure resistente ancora oggi – e non per le tecnologie, all’avanguardia. Primoljo affronta la crisi, rilanciando. La sfida è: una nuova sede per la propria produzione. Che quindi si sposta dalla strada provinciale per Supersano, alla zona industriale, tronco C. Lì sorge da ieri il nuovo frantoio dei fratelli Primiceri (Cosimo, Rocco e Fernando): 3.500 metri quadrati di superficie coperta ai quali si aggiungono 12mila metri quadrati di superficie intorno. Un progetto da 2 milioni di euro in cofinanziamento con l’Unione europea. Un taglio del nastro molto significativo, in questa difficile congiuntura economica. Perché significa la voglia di buttarsi alle spalle la crisi e di reagire. Il direttore commerciale dell’azienda Fernando Primiceri, il più piccolo dei tre fratelli, ne parla, giustamente, con grande soddisfazione ed anche un pizzico di emozione. Investire, oggi, non è una scelta facile. “Però è anche giusto rischiare, sempre con cognizione di ciò che si sta facendo”, aggiunge. Il problema del Salento, secondo lui, è l’incapacità a vendersi. “Non sappiamo presentare le nostre ricchezze, non sappiamo proporle agli acquirenti. Non mi riferisco solo al settore agroalimentare, ma a tutti i settori della nostra economia, dal turismo alla cultura. Bisogna anche riconoscere che in Italia gli imprenditori hanno pochissimi aiuti da parte dello Stato e spesso se decidi di investire sei un pazzo. Purtroppo, se vuoi restare a galla, non hai scelta: devi fare le pazzie”.

Fernando Primiceri

Fernando Primiceri Dott. Primiceri, come è nata l’idea di convertire un vecchio capannone del settore Tac in un frantoio per la produzione di olio? “Avevamo già un vecchio progetto per l’allargamento del frantoio esistente. Ma era ormai inadatto. Nel frattempo sono subentrate nuove necessità ed abbiamo deciso di fare un passo in più, Costruendo un nuovo frantoio e non solo allargandolo. Spero che il territorio e la buona sorte ci diano ragione di questa decisione, verso la quale ho spinto molto in prima persona”. In che modo il territorio può premiare la scelta? “Naturalmente acquistando i nostri prodotti, preferendoci alla nostra concorrenza spietata. In Italia abbiamo moltissimi vincoli ed oneri relativamente alla salvaguardia degli ulivi, del prodotto, all’utilizzo di determinata strumentazione e d’altra parte, davvero pochi incentivi”.

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