L'unica donna al mondo

Una ninna nanna popolare. E lui voleva ritornare bambino e provinciale

Non ti cercherei neanche se tu fossi l'unica donna al mondo. Poi mi feci coraggio e lo dissi ad alta voce. Dapprima mi percorse un brivido lungo i fianchi, poi sentì la pelle delle braccia irrigidirsi e divenire fiacca, come se avesse subito un collasso. Mi fermai un attimo e mi misi seduto. Era come se tutto fosse accaduto mesi prima, anni. E invece era trascorso appena un mese. Non è vero che il tempo cancella i ricordi: all'odio riesce molto meglio. Odio, rabbia, forte rancore e un'acredine indescrivibile lo accompagnava lungo il pomeriggio dedicato allo jogging. Una corsa lenta, quasi una passeggiata sempre sui suoi percorsi estivi, ma questa volta di lei non c'era traccia. Questa volta era solo e non versava neppure una lacrima pensando a lei. Anzi, in realtà, era come se lei non esistesse più. Solo il fruscio degli eucalipti maestosi che lo avevano visto piangere gliel'avevano fatta venire in mente, 'altro. Ritornò sui suoi passi e l'odore di qualche carcassa di animale lo accompagnò per il resto della passeggiata, ormai divenuta mera triste riflessione. Sputò per terra. Era così che era finita: come quello sputo, e non aveva un sapore differente. Saliva. Saliva che ora si seccava mentre un cane ci pisciava sopra. In un gesto, tanta simbologia. In un gesto, la rabbia sprezzante di chi ne ha vissute fin troppe. Era solo incazzato con se stesso, con la sua stupidità, con gli atti mancati che gli avevano vietato di vedere. Poi si distese nel prato e iniziò a cantarsi una ninna nanna che sapeva di povertà ma forte di tanta saggezza popolare… Voleva ritornare bambino e voleva ritornare provinciale. Voleva essere mediocre. Lui che aveva odiato la mediocrità ora la cercava come fosse pane santo. Poi sputò ancora per terra e ci mise più rabbia e ci mise un odio ancestrale. Non c'era il cane… abbassò la zip.

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