Carcere di Bari. Sarno: ‘Tra i più critici in Italia’

Bari. Il segretario generale della Uil Penitenziari oggi in visita alla casa circondariale del capoluogo pugliese ha evidenziato sovraffollamento e carenze strutturali

BARI – “Credo di poter affermare che il carcere di Bari oggi rappresenti una delle criticità più evidenti del sistema penitenziario italiano. Se il degrado strutturale era questione nota, il sovrappopolamento e l’esiguità delle dotazioni organiche contribuiscono a fare del ‘Francesco Rucci’ una vera emergenza nazionale”. Questo il commento a caldo di Eugenio Sarno, segretario generale della Uil Penitenziari, oggi in visita al carcere del capoluogo pugliese. Al momento della visita nel penitenziario barese vi erano 498 detenuti (di cui 17 donne) a fronte di una capacità ricettiva di 192, considerata la temporanea chiusura della seconda sezione. I detenuti classificati “Alta Sicurezza” sono 138; quelli in attesa di primo giudizio sono 214, quelli appellanti 49, 15 i ricorrenti, 161i condannati in via definitiva, 57 detenuti hanno una posizione giuridica mista. “E’ del tutto evidente – ha detto Sarno – il grave indice di sovraffollamento, che determina condizioni di detenzione ai limiti dell’inciviltà e della sopportabilità. Quando in una cella di pochi metri quadri debbono convivere sino a dodici detenuti allocati su letti a castello a quattro livelli non si può non parlare di degrado e inciviltà e se la situazione ancora regge è solo per l’encomiabile impegno di tutti gli operatori, polizia penitenziaria in testa. A conferma di ciò viene in soccorso il basso indice di suicidi (uno negli ultimi tre anni) e l’irrilevante numero di atti autolesionistici”. Fatto salva la dedizione e l’impegno del personale, il segretario generale della Uil Penitenziari ha potuto rilevare criticità evidenti anche rispetto alla sicurezza dei luoghi di lavoro. “Pur essendo in atto lavori di riammodernamento vi sono evidenti lacune dal punto di vista della sicurezza per i poliziotti penitenziari, che saranno oggetto di debite segnalazioni agli Uffici competenti. Di certo se si perseguisse una politica di automazione delle sezioni e degli sbarramenti si inciderebbe in positivo sia in relazione all’impiego delle risorse umane che per la qualità del servizio. A Bari – ha aggiunto – la sezione femminile è degna di essere elevata a museo penitenziario, stante la presenza di portoncini in legno e ballatoi aperti. Nei piani detentivi, anche nei quattro che ospitano detenuti ad ‘Alta Sicurezza’, opera un solo agente per turno, nonostante siano lunghi circa 70 metri. Questo comporta un notevole stress psico-fisico ed è contro ogni tutela e forma di sicurezza. Voglio ardentemente sperare che il sindaco di Bari e il presidente della Regione Puglia intendano personalmente verificare quale dramma umano, sociale e sanitario si consumi quotidianamente all’interno del carcere della città capoluogo, per operare sinergicamente a migliorarne la vivibilità”. Sarno ha inoltre verificato come l’alto indice di sovrappopolamento incida molto negativamente sui carichi di lavoro del personale e non sempre si riescano a garantire adeguati livelli di sicurezza. “A contribuire negativamente sui carichi di lavoro concorre l’elevata movimentazione di detenuti per motivi di giustizia. A Bari, mi dicono, i detenuti sottoposti a procedimenti per direttissima vengono ancora allocati in carcere e non, come la legge prevede, nelle camere di sicurezza. Faccio appello al procuratore Laudati affinché questa distorsione venga corretta e siano ristabilite le corrette procedure”. Dal 1° gennaio a ieri, il Nucleo Traduzioni di Bari (il nucleo che si occupa degli spostamenti dei detenuti) ha effettuato 1.708 servizi di traduzione, mobilitando 3.005 detenuti (2.927 uomini e 98 donne) di cui circa il 15% per procedimenti direttissimi. Le unità di polizia penitenziaria complessivamente impiegate in tale periodo sono state 6.061.

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