Comuni contro Governo. In mezzo, l’Imu

Secondo l’Anci le entrate derivanti dall’imposta municipale devono rimanere per intero sui territori per dare modo ai cittadini di verificare l’utilizzo che ne vien fatto

Lo scorso 2 maggio ha preso il via la campagna di mobilitazione dell’Anci contro la nuova imposta municipale unica Imu. I Comuni chiedono di modificarla, sostenendo che debbano essere gli Enti locali ad applicarla in modo autonomo in quanto, diversamente, si incorrerebbe ad un provvedimento iniquo, illegittimo, ingiustificato e, per certi versi, anche incostituzionale. Manifestano l’incongruenza tra la definizione stessa dell’imposta quale tributo comunale e la percezione di più della metà del gettito da parte dello Stato. In poche parole: se è un tributo comunale lo si lasci ai Comuni e a loro il diritto di governarlo. Secondo le previsioni la nuova imposta dovrebbe portare alle tasche dello Stato circa 21,4 miliardi di euro rispetto ai 9,2 miliardi apportati dalla vecchia Ici. Ciò comporterà, da un lato un aspro aumento dell’imposta sulla prima casa: del 133%. Dall’altro i Comuni riceveranno 3,2 miliardi ma, conseguentemente ai tagli previsti dal nuovo Governo, perderanno 2,5 miliardi della vecchia Ici. L’Anci ha fatto sapere al Governo che i Comuni sono disposti a rinunciare a tutti i trasferimenti statali in modo proporzionale alle entrate dell’Imu, ma queste entrate devono rimanere per intero sui territori per dare modo ai cittadini di verificare con i propri occhi l’utilizzo che vien fatto delle loro tasse.

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