Il gusto amaro delle angurie

Il mercato di uomini è gestito dalle nuove mafie transnazionali. Organizzate in “nuclei” o “cellule”, non più in strutture piramidali e per questo ancor più inafferrabili

Come nel diciottesimo secolo i mercanti d’uomini hanno ripreso a rifornire l’Occidente di manodopera a basso costo. Come allora, le “forniture” avvengono su ordinazione, ma oggi il business è gestito dalle nuove mafie transnazionali, poliglotte, veloci, flessibili, versatili. Organizzate sullo stampo delle organizzazioni terroristiche, sono strutturate in “nuclei” o “cellule”, non più nella classica struttura piramidale e per questo sono ancor più inafferrabili. Dal 2009 la Dda di Lecce era sulle tracce di uno di questi nuclei, da quando alcuni degli uomini ridotti in schiavitù avevano trovato il coraggio di denunciare. Lo scenario ricostruito dal pubblico ministero Elsa Valeria Mignone, che da anni indaga sulle mafie transnazionali e sulla tratta di esseri umani, è stato quello di un’organizzazione criminale che agisce come un vero e proprio “service” di manodopera, “importando” uomini dall’intera Africa con il miraggio di un posto di lavoro regolare. L’organizzazione, una rete estesa tra Puglia, Calabria, Sicilia, Tunisia, Algeria, Sudan si occupa di tutto, dal reclutamento in loco, al trasporto illegale di uomini, alla falsificazione dei contratti di lavoro, all’ingaggio sui campi di Rosarno, in Calabria, per la raccolta delle arance, per poi trasportarli a Pachino, in Sicilia, per la raccolta dei pomodori, infine a Nardò, in Salento, per le angurie. Arrivati in Italia, senza contratto, i nuovi schiavi si trovano strozzati tra i soldi del viaggio, anticipati dall’organizzazione e da restituire (fino a 10mila euro, a seconda del tragitto), il vitto e l’alloggio, da pagare sempre all’organizzazione e la fatica, che li rende incapaci di reagire. Le condizioni sono disumane: 12 ore di lavoro ininterrotto al giorno, tutti i giorni della settimana, incluso il periodo del Ramadan. La paga, 22 euro a giornata, serve per pagare il tugurio in cui vengono stipati e per pagare il viaggio a rate. Ventidue gli indagati e 16 gli arresti, ieri, nell’operazione “Sabr”, coordinata dal procuratore di Lecce Cataldo Motta. E molti degli schiavisti, hanno il volto pulito degli imprenditori.

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Info sull'autore

Avatar

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!