Corruzione. Maritati: ‘Più che inasprire le pene, prevenire il reato’

Roma. Il commento all’emendamento Severino del vicepresidente della Commissione Giustizia. Che precisa: ‘Mai così lontani dal Pdl’

ROMA – La corruzione, secondo le ultime stime della Corte dei Conti, ci costa circa 60 miliardi di euro l’anno. Cifra che, che oltre a testimoniare un quadro di illegalità ampiamente diffuso, mina la fiducia dei mercati internazionali nel nostro Paese e riduce sensibilmente i margini di crescita economica. Il danno non è però solo economico ma anche d’immagine. Sul tema, molto delicato, il ministro della Giustizia Paola Severino ha presentato un emendamento al Disegno di Legge n. 4434, meglio conosciuto come anticorruzione, nel quale si prevedono inasprimenti di pena per i reati di concussione (da sei a dodici anni) e corruzione (massimo cinque anni), l’introduzione del reato di “concussione per induzione”, con il quale vengono previste pene lievi (fino a tre anni) per il concusso, che andrebbe ad affiancarsi a quello di “concussione per costrizione”, con pene pesanti (da tre a otto anni) previste esclusivamente a carico del concussore. Un’ulteriore novità è rappresentata dalla previsione del reato di “traffico di influenze illecite” secondo cui chi si avvale di relazioni con pubblici ufficiali e fa dare o promettere a sé o altri denaro o utilità come prezzo della propria mediazione è punito con la reclusione da uno a tre anni. Messa da parte invece la reintroduzione del reato di falso in bilancio. L’iter si preannuncia alquanto tortuoso, a causa soprattutto delle resistenze del centrodestra che chiede “in cambio” interventi decisivi in materia di intercettazioni e responsabilità civile dei magistrati. Abbiamo voluto sentire in merito il senatore del Partito Democratico Alberto Maritati, vicepresidente della Commissione Giustizia di Palazzo Madama, che conferma: “Le distanze tra noi ed il Popolo della Libertà in materia di giustizia sono notevoli”. Senatore, il pacchetto anticorruzione predisposto dal guardasigilli Paola Severino prevede sensibili inasprimenti di pena, anche per i reati di concussione. Ritiene che tali misure siano sufficienti a risolvere una piaga che, secondo quanto affermato dalla Corte dei Conti, costa al nostro paese 60 miliardi di euro? Quale è il suo giudizio complessivo? “Più che dare un giudizio complessivo sul testo occorre precisare che su questo tema la distanza tra il Partito Democratico e il Popolo della Libertà è notevole. Noi siamo per un rafforzamento delle pene, loro invece non sono dello stesso avviso. Noi siamo per un innalzamento dei termini di prescrizione, loro per il mantenimento di quelli attuali. Ecco perché queste settimane, in attesa che venga ripreso l’esame del provvedimento dopo la tornata elettorale amministrativa, saranno ancora di confronto. È chiaro che l’inasprimento delle pene non può essere sufficiente a risolvere il problema. Noi non possiamo sempre pensare di risolvere le questioni agendo repressivamente, introducendo nuovi reati penali o aumentando le pene per quelli già esistenti. Le questioni devono essere affrontate nella loro complessità. Non è, per esempio, possibile che nell’ambito dei partiti spariscano decine e decine di milioni e si aspetti che sia poi il giudice penale ad accertare non solo chi abbia preso i soldi ma anche e soprattutto quanti ne sono stati presi e di conseguenza ad infliggere una determinata condanna. Noi dobbiamo prevenire il danno. Occorre introdurre controlli di natura politica ed amministrativa, verifiche, cambiare la gestione dei pubblici uffici, norme maggiormente improntate alla trasparenza, la possibilità per tutti i cittadini di accedere alle notizie. Perché non è accettabile, ad esempio, che non si riescano, il più delle volte, ad ottenere determinati documenti quando si fa richiesta ad un Comune. Il Paese deve diventare più trasparente. La corruzione non si combatte con la pena perché essa è semplicemente una conclusione, un accertamento che il denaro pubblico è volato via. Noi dobbiamo, invece, fare in modo che ciò non accada, dobbiamo fare in modo che il denaro non sparisca”. Sul reato di falso in bilancio e sulla sua reintroduzione si è invece fatto un passo indietro. Il ministro Severino ha, infatti, precisato che il tema sarà oggetto di una trattazione normativa ad hoc. “Anche in questo caso si è semplicemente cercato di prendere tempo a causa della divergenza di vedute con il Popolo della Libertà. Noi vogliamo reintrodurre il reato. Loro no. Da qui la situazione di stallo che ha imposto al Governo il rinvio della questione”. Si dice che il Popolo della Libertà voglia agganciare l’approvazione delle norme anticorruzione ad importanti concessioni in tema di intercettazioni e responsabilità civile dei magistrati. Quale è la posizione del Pd su questi due ultimi temi? “Non mi risulta vi sia una situazione di scambio di questo tipo. Sulla responsabilità civile dei magistrati e sulle intercettazioni la nostra posizione è, da tempo, molto chiara. Non esiste in alcun Paese europeo il principio della responsabilità civile dei magistrati. Noi non siamo per la responsabilità diretta dei magistrati in caso di errore giudiziario. Siamo invece per un ampliamento delle possibilità dello Stato di rivalersi sul magistrato per un importo pari a quello che lo Stato ha obbligatoriamente dovuto risarcire al cittadino danneggiato dall’apparato giudiziario. Però bisogna sempre mettere i paletti per la colpa grave, per il dolo e non per la colpa lieve. Perché ciò non esiste neppure per le altre professioni. Anche sulle intercettazioni la nostra posizione è trasparente. Le intercettazioni sono uno strumento indispensabile per l’acquisizione degli elementi di prova laddove vi siano indizi in merito all’esistenza del reato. Trovo sia avventato utilizzare giustificazioni e alibi di carattere economico per limitare il diritto-dovere di esercitare l’azione penale prevista dall’articolo 112 della nostra Costituzione. Quando si parla in questo caso di tetti di spesa bisogna farlo con la dovuta cautela”.

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