Finanziamenti ai partiti. Mantovano: ‘Deluso dall’accordo Alfano-Bersani-Casini’

Roma. L’ex sottosegretario agli Interni giudica troppo blande le misure previste. “Bisogna rispondere più efficacemente ai problemi tornati di attualità”

ROMA – In molti si chiedono se sia una nuova Tangentopoli. Certamente, le similitudini col 1992 sono tante. Oggi, come allora, i protagonisti degli scandali sono i tesorieri dei partiti. Oggi, come allora, il reato maggiormente contestato è il finanziamento illecito dei partiti. Prima il tesoriere della Margherita, Luigi Lusi, accusato di aver “sottratto” dalle casse del partito ben 26 milioni di euro. Ora le vicende leghiste. Soldi pubblici, provenienti dai rimborsi elettorali, che sarebbero stati utilizzati per fini privati e familistici: 1 milione di euro per la “Bosina”, la scuola di proprietà della moglie di Umberto Bossi, Manuela Marrone; lauree, diplomi, viaggi e auto di lusso per i figli del Senatur, Riccardo e Renzo, e per la vice Presidente del Senato Rosy Mauro ed il suo assistente. E poi gli “avventati” investimenti in Tanzania, i soldi versati (circa 300mila euro) al sindacato padano (Sin. pa), fondato dalla stessa Rosy Mauro, inesistente sul territorio, i rapporti del tesoriere della Lega Francesco Belsito con il manager genovese Romolo Girardelli, considerato vicinissimo alla potente cosca calabrese dei De Stefano, e con Stefano Bonet, imprenditore e finanziere veneto indagato per riciclaggio. Vicende, quelle della Lega, che tutti conoscevano. Sistema, quello dei rimborsi elettorali, di cui tutti i partiti “allegramente” usufruiscono. Nei giorni scorsi, Alfano, Bersani e Casini hanno frettolosamente raggiunto un accordo, che sottoporranno alle altre forze politiche, per assicurare una maggiore trasparenza sui bilanci dei partiti. Tra le misure previste l’obbligo di certificazione degli stessi da parte di società di revisione iscritte all’Albo Speciale della Consob, l’istituzione di una Commissione per la trasparenza presieduta dal presidente della Corte dei Conti, che controllerà anche quelle fondazioni ed istituzioni che ricevono dai partiti un contributo eccedente i 50.000 euro, l’obbligo di investire solo in titoli di Stato, sanzioni pecuniarie pari a tre volte le anomalie che vengono riscontrate nei bilanci. Misure deludenti per l’ex sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano, secondo il quale “l’asticella dell’accordo è complessivamente bassa”. Da ex alleato quale è la sua opinione in merito allo scandalo che ha travolto la famiglia Bossi e la Lega? “Venticinque anni di storia politica non si ripudiano certamente per fatti che hanno sì una loro gravità ma che non determinano la fine di un movimento ampiamente diffuso sul territorio. Movimento che ha governato molto tempo sul piano nazionale, governa ancora in molte Regioni ed enti territoriali ed ha delle ragioni fortissime di esistere anche in seguito. Detto questo, nessuno può avere la pretesa di essere la purezza assoluta. Ricordiamo gli esordi della Lega in Parlamento e il famoso cappio che venne agitato. Capita che chi esordisce agitando un cappio possa ritrovarselo attorno al collo a distanza di venti anni. Bisogna essere molto umili nell’affrontare vicende strettamente legate alla corruzione e ho l’impressione che la reazione che una parte della Lega sta avendo sia tesa non a fare questo bagno di umiltà bensì a continuare a rivendicare una sorta di diversità sul fronte della corruzione, delle mani pulite, diversità che invece è stata smentita dai fatti”. Il finanziamento pubblico dei partiti fu abolito con un referendum nel 1993. Dopo alcuni anni è stato reintrodotto sotto forma di “rimborsi elettorali”. I partiti però hanno sempre ricevuto più di quanto abbiano effettivamente speso durante le varie campagne elettorali. Dove sono andati a finire questi soldi? Forse alle innumerevoli fondazioni facenti capo ai vari capi corrente presenti nei partiti? “Questa è una domanda alla quale non so rispondere perché non sono mai stato né segretario di un partito né tesoriere. Di fatto questa anomalia esiste e bisogna porvi rimedio non con appelli alle buone intenzioni ma attraverso fatti concreti. Alcuni giorni fa abbiamo tenuto, con la fondazione Nuova Italia presieduta da Gianni Alemanno un forum, al quale hanno partecipato parlamentari, costituzionalisti, giornalisti, riguardante la riforma del sistema dei partiti e quindi del loro finanziamento. Noi siamo poco soddisfatti dell’accordo raggiunto dal nostro segretario Alfano, Bersani e Casini sul tema del finanziamento dei partiti. Le proposte che abbiamo avanzato durante questo forum sono molto precise. Innanzitutto, il dimezzamento dell’entità complessiva del finanziamento perché se c’è un surplus così consistente tra quanto viene incassato e quanto viene effettivamente speso, come accaduto nell’arco degli ultimi dieci anni alla Lega che ha incamerato 41 milioni di euro avendone effettivamente spesi solo il 10%, significa che ci sono troppi soldi. Non farei, inoltre, cadere nel vuoto l’indicazione che qualche giorno fa ha dato in un’intervista al Corriere della Sera il segretario Alfano a proposito del 5 per mille. Il 5 per mille, che ovviamente andrebbe istituito ad hoc per i partiti senza concorrere con le onlus, porterebbe notevoli vantaggi in termini di trasparenza, perché la contribuzione diventerebbe volontaria e ogni cittadino potrebbe decidere liberamente se e quale forza politica finanziare. Terzo aspetto che può contribuire ad affrontare le anomalie presenti nel sistema è che si rimborsino le spese documentate strettamente inerenti all’attività del partito, come quelle di locazione per le sedi, per i manifesti della campagna elettorale, gli spot televisivi e così via. Naturalmente poiché l’erogazione è disposta annualmente ci sarà uno sfasamento negli anni che verrà riequilibrato mediante conguaglio ma il meccanismo deve essere agganciato in modo stretto alle spese effettivamente sostenute, all’interno di un plafond complessivo che non è superabile. Si eviterebbe così di avere in cassa somme eccedenti rispetto alle quali ci si deve poi porre il problema del loro utilizzo. Sulla sottoscrizione di titoli di Stato voglio precisare poi una cosa: un partito non deve porsi il problema di investire in Btp e Bot, anche se tale ipotesi è certamente meglio degli investimenti in Tanzania e Cipro. Un partito deve semplicemente avere la possibilità di svolgere la propria funzione pubblica con un sostegno che nel caso del 5 per mille ha del privato nella misura in cui dipende da una scelta volontaria del simpatizzante e ha del pubblico perché le somme vengono poi messe a disposizione dallo Stato nel loro insieme”. Quali sono i punti di questo accordo che lasciano maggiormente perplessi e non convincono? “Mi sembra che l’asticella sia complessivamente bassa. Anche affidare i controlli ad una commissione per la trasparenza, presieduta dal presidente della Corte dei Conti mi sembra francamente discutibile. Esiste una istituzione che sull’utilizzo del denaro pubblico svolge da decenni la propria funzione di controllo, ed è la Corte dei Conti”. Infatti, l’istituzione ad hoc di questa Commissione non potrebbe essere vista dai cittadini come un ulteriore tentativo di rimandare la soluzione del problema oltre che come l’assegnazione di ulteriori incarichi e quindi spreco di denaro pubblico? “Appunto. Ritengo, infatti, che questa Commissione sia un doppione. C’è la Corte dei Conti che svolge la sua funzione di controllo sull’erogazione e sugli impegni di spesa degli enti territoriali e dei ministeri. Non vedo perché non debba svolgere tale controllo anche sugli impegni di spesa dei partiti che, nonostante siano delle realtà caratterizzate da un regime privatistico, maneggiano denaro proveniente dalle casse pubbliche. Per questo motivo non sarebbe una forzatura, uno scandalo”. Anche sul tema dei rimborsi elettorali la Germania può sicuramente essere considerata come fonte di ispirazione. Qui, infatti, l’assegnazione dei rimborsi ai partiti è condizionata alla presentazione da parte degli stessi, entro il 30 settembre di ogni anno, di una richiesta corredata da un rendiconto estremamente preciso e dettagliato delle spese sostenute durante l’anno. Un rendiconto parziale o giudicato quantomeno “anomalo” comporta l’inaccessibilità al sistema dei rimborsi. Non pensa che sarebbe giusto intraprendere questa strada anche nel nostro paese? “I documenti giustificativi delle spese sono fondamentali. Così come si fa con la dichiarazione dei redditi di ciascuno di noi. Se io ad esempio deduco le spese del mutuo della casa devo necessariamente avere la ‘pezza’ giustificativa della ricevuta bancaria della rata del mutuo e se l’Agenzia delle Entrate deve esercitare il suo giusto controllo deve poter avere a disposizione questi documenti giustificativi. È importante che qualora ciò non avvenga ci sia una sanzione significativa”. Non crede si debba legare l’assegnazione dei rimborsi elettorali anche al grado di “verginità” delle candidature dal punto di vista penale o di democraticità interna dei partiti? “Sono due cose totalmente diverse”. Sta dicendo che non sarebbe d’accordo? “Non ho detto questo. Semplicemente non dobbiamo mettere insieme aspetti che seguono logiche totalmente differenti. Allora il sistema di finanziamento dei partiti deve essere caratterizzato dalla massima chiarezza e trasparenza. Per quanto riguarda la selezione dei candidati, se si ritiene che i requisiti che sinora sono stati previsti dalle leggi siano insufficienti, se ne trovano altri e più stringenti. Ma la sanzione in questo caso non può essere la perdita del finanziamento bensì la decadenza se uno viene eletto o l’impossibilità di votarlo. Non bisogna confondere le due cose”. Ma si sta affrontando il problema superficialmente… “Ritengo che questo accordo sia solo un punto di partenza. Ma, coinvolgendo il Parlamento, non può assolutamente rimanere ad un livello così basso. Bisogna rispondere più efficacemente alle attese e ai problemi che sono tornati di attualità in questi giorni ma che sono da sempre presenti”. L’accordo tra i tre principali partiti prevede il rinvio della consegna della tranche di 100 milioni di euro di rimborso prevista per luglio. Non crede che i partiti abbiano sprecato l’ennesima occasione per “redimersi” agli occhi degli italiani, alla luce anche delle stangate fiscale che stanno per materializzarsi, come l’aumento dell’Iva e l’Imu? “Concordo pienamente, soprattutto se si parte dal presupposto che le entrate dei partiti sono fortemente superiori rispetto alle spese che effettivamente sostengono. Soprattutto in un momento come quello attuale dove c’è il blocco delle retribuzioni nel pubblico impiego, si perdono posti di lavoro, c’è stato un forte intervento sulle pensioni, questi 100 milioni, che in un bilancio complessivo non sono una cifra eccezionale ma comunque sono una cifra, potevano essere destinati alla ricerca, alla crisi occupazionale o comunque a qualcosa che non riguardasse i partiti. Quindi anche da questo punto di vista sono fortemente insoddisfatto”.

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Info sull'autore

Salvatore Ventruto

Giornalista pubblicista. Ossessionato dal dubbio, prigioniero della curiosità.

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