Incarichi pubblici. Le tre regole da ricordare

Veloce promemoria per gli amministratori in tempo di campagna elettorale e di cesti pieni di cozze pelose

Di Giacomo Grippa I frutti di mare offerti ad Emiliano sarebbero i frutti del male? Il cestino di pesce regalato non è il vero problema e non prova alcuna particolare debolezza del sindaco. L' unica responsabilità che gli attribuisco (ed è il vero male del sistema) è quella invece della infinità di ruoli, pluri-istituzionali e nel contempo di partito, che non permettono al politico onesto di controllare o scoprire gli intrecci del malaffare nella Pubblica Amministrazione. L'accusa moralistica pura e semplice non mi sembra efficace o determinante, anche perché, senza ostriche, limitate sindacature, o mancate candidature di imprenditori, nel campo degli appalti si è sempre annidato l'incontro fra imprenditori e strutture comunali o regionali. Ed esisterà sempre, fin quando ogni appalto non verrà, per trasparenza, realmente conosciuto e pubblicizzato, inviandone progetto e costi anche alle famiglie che risiedono nella zona ove va a realizzarsi. Altrimenti, da ateo, invocherei un cristo, un dio che scendesse a controllare o impedire compromessi e sprechi. La medicina per me non sta solo nella regola “Una testa, un incarico”, ma anche nelle due regole “Un incarico alla volta” ed “Un incarico per non più di due mandati”. Questo non è grillismo, ma una regola che vigeva nel PCI, ma solo per i parlamentari di serie B. La trasparenza infine… veramente controluce, anche rispetto all'apparato burocratico, ai dirigenti. Come si diceva in un recente passato a Lecce: “Atti sani, amicizia lunga”. E per ciò che riguarda le strade da percorrere… questo sarebbe un altro discorso, e oggi a Lecce è uno dei “buchi” – anzi delle buche – neri dei lavori pubblici locali. L'assessore Messuti ed il dirigente dei Lavori Pubblici controllano o non controllano i tagli del manto stradale per canalizzazioni varie e “ristretta” ricopertura e bitumazione? Le ditte avrebbero l'obbligo di ri-bitumare l'intera mezzeria, evitando disastrose sconnessioni. Altrimenti, ributtiamoci su un manto pietoso. Tanto, prima delle votazioni, si dispensano prontamente e con lungimiranza “rapprezzi”, ops, rappezzi.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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