Strutture sanitarie. Saccomanno: ‘Sotto continuo controllo’

Roma. Il disegno di legge proposto dal senatore del Pdl prevede esami triennali dei centri e del personale. Per porre la sanità italiana a livello europeo

ROMA – Inserire nel nostro ordinamento una procedura pubblica di accreditamento di eccellenza per le strutture sanitarie, pubbliche e private, e per le specialità cliniche. E’ la proposta contenuta nel disegno di legge presentato dal senatore del Popolo della Libertà Michele Saccomanno. Dalla relazione illustrativa del DDL, il n. 2296, si evince che l’obiettivo è quello di “diffondere la cultura dell’eccellenza e del miglioramento continuo delle qualità dell’assistenza sanitaria, nonché di dare al cittadino la certezza della qualità del servizio sanitario offerto”. “Non è più ammissibile che se, ad esempio, si è dato l’esame di abilitazione nel 1977-78 – afferma Saccomanno – successivamente non si sia più effettuato un controllo. La qualità dei soggetti deve invece sempre essere valutata e la valutazione deve essere fatta da persone che in questo ambito hanno la conoscenza e le qualità per valutare”. Abbiamo cercato di capirne di più. E sulla disastrosa situazione in cui versa la sanità dice: “La soluzione è solo una. La politica si deve innanzitutto fermare. Deve dare solo le grandi linee e affidare tutta la gestione ai tecnici”. Il suo disegno di legge prevede l’introduzione nel nostro ordinamento di una procedura pubblica di riconoscimento dell’eccellenza per le strutture e le professioni sanitarie. Può chiarirci meglio i passaggi che caratterizzano tale procedura? “Noi abbiamo diversi sistemi internazionali di verifica della qualità, tra cui il più importante e sicuramente il più riconosciuto è il sistema ISO. Tutti questi sistemi però non utilizzano i parametri comunemente proposti, a livello internazionale, in ambito sanitario per qualificare e paragonare tecnologie e personale. L’insieme di tutto questo richiede una serie di standard e di parametri differenti. Partendo da questi presupposti prevediamo, in questo disegno di legge, che l’Istituto Superiore di Sanità individui una serie di standards importanti, significativi per quelle che sono le esigenze sanitarie, e che il Ministero della Sanità proponga un bando di autopromozione, con il quale qualsiasi struttura che desideri essere qualificata possa proporsi come sede di eccellenza ad esempio per la chirurgia dell’anca, l’emodinamica e così via. Una volta proposta la propria candidatura la struttura viene visitata e confrontata con parametri internazionali. Una commissione fatta di esperti internazionali valuterà, come da anni fanno molte società in questo senso già esistenti, la struttura e verificherà rispetto ai requisiti richiesti se deve essere ritenuta di eccellenza o meno. Questo giudizio durerebbe per tre anni con dei criteri che alla fine di questo periodo non sarebbero gli stessi perché la medicina cambia ad una velocità sostenuta. Chi ritiene di aver raggiunto un alto livello di eccellenza e vuole conservarlo negli anni successivi deve rifare la domanda al fine di mantenere quello standard e quel riconoscimento che ha precedentemente ottenuto a livello internazionale. Se non si fa questo si decade e si perde quel titolo. Tutte le strutture internazionali sono accreditate in questo modo. Se lei va negli Stati Uniti, a Pittsburgh o a Houston la valutazione viene effettuata in questo modo. E’ chiaro che non saranno i pugliesi, ad esempio, a valutare l’ospedale Perrino ma saranno degli esperti internazionali. Per quanto concerne, invece, l’aspetto professionale la valutazione avviene sempre sulla base di standards stabiliti, a cadenza triennale, dalle società scientifiche con il coinvolgimento però in questo caso di un elenco di operatori preposti e preparati alla valutazione dei suddetti requisiti. Se ad esempio si ritiene di essere il miglior chirurgo ortopedico ci si sottopone alla valutazione dei sopra citati operatori e, di conseguenza, si viene valutati sulla base di un giudizio graduale. Anche in questo caso è previsto il monitoraggio dell’eccellenza ogni tre anni. Non è più ammissibile che se, ad esempio, si è dato l’esame di abilitazione nel 1977-78 successivamente non si sia più effettuato un controllo. La qualità dei soggetti deve invece sempre essere valutata e la valutazione deve essere fatta da persone che in questo ambito hanno la conoscenza e le qualità per valutare. Non deve essere una rivista, come avvenne qualche anno fa con l’Europeo, a dire quali sono ad esempio i migliori ortopedici d’Italia”. Non ritiene che in questo meccanismo, basato sostanzialmente sulla presentazione di una candidatura da parte delle varie strutture sanitarie siano fortemente svantaggiate quelle pubbliche, caratterizzate, negli ultimi anni, da uno stato di indubbia sofferenza? “Perché? Se io sono bravo non vedo motivi per cui si debba partire svantaggiati. Innanzitutto con l’inserimento tra gli standard di un certo numero di interventi è molto più facile che passi la struttura pubblica. Raramente esistono strutture private che hanno un alto numero di chirurgie”. Si ma le risorse alla Sanità pubblica sono drasticamente diminuite negli anni… “No, le risorse non sono diminuite, sono aumentate”. Allora riconoscerà, almeno, che sono male utilizzate? “Sono male utilizzate, certo. E’ proprio questa la sfida. Migliorare l’utilizzo delle risorse. Poi, ritornando al disegno di legge in questione ritengo sia opportuno ribadire che per quanto riguarda le strutture non ci può essere alcun imbroglio perché la valutazione viene fatta da una commissione internazionale di esperti. Risulterà abbastanza difficile che in una struttura qualificata di basso profilo si possa fare alta chirurgia. Ecco perché il mio disegno di legge prevede per le strutture una valutazione internazionale. L’avanguardia o meno di un centro viene stabilito da una commissione internazionale”. Come è possibile che nel 2012 una donna in coma venga lasciata per quattro giorni legata su una barella, all’interno di un Pronto Soccorso? E soprattutto come mai nonostante il taglio dei posti letto, da molti ritenuta misura necessaria per il contenimento dei costi, la spesa sanitaria è aumentata vertiginosamente negli ultimi anni? “Quella donna potevamo trovarla al Pronto Soccorso di Brindisi, di Lecce e in altre parti d’Italia. Purtroppo accade anche questo. Prima da noi queste cose non accadevano perché c’era un maggior numero di posti letto. Il problema è che una mattina abbiamo tutti immaginato dovessimo essere paragonati a standards importanti, tipo quelli del Canada, dove non erano presenti, come in Italia nel 2001, cinque posti letto per 1.000 abitanti, bensì 2,5 posti letto ogni 1.000 mille abitanti. Questo era sicuramente un obiettivo giusto ma doveva essere raggiunto con una certa gradualità. Se noi negli ultimi cinque anni abbiamo tagliato 45.000 posti letto in Italia o, per parlare del caso di Roma, 5.000 posti letto, ma non abbiamo creato una struttura territoriale in grado di attutire i tagli, è chiaro che si crea un problema”. La spesa sanitaria è però costantemente aumentata. “Perché purtroppo sono aumentati i servizi e si sono spesi male i soldi. Però consideri che gli stessi servizi nella Sanità sono pure a Milano, solamente che al Nord hanno maggiori capacità gestionali. Su questo aspetto il Centro-Sud è, sicuramente, maggiormente in difficoltà. L’obiettivo della riduzione dei posti letto era un obiettivo giusto solo che non andava perseguito con le modalità che sono state adottate. Se per esempio noi tagliamo nell’ospedale X 20 posti letto perché in quell’ospedale vi sono posti in sovrannumero, oppure all’ospedale di Vibo Valentia ne tagliamo 30 perché 100 posti letto sono troppi, è un conto. Se si tagliano invece 300 posti letto all’ospedale Perrino di Brindisi, la questione cambia notevolmente. Quando alla base non c’è un progetto di riorganizzazione del sistema sanitario e si fanno dei tagli lineari non si produce alcun risultato. Noi avevamo la necessità di coordinare un servizio non di tipo aziendale. Le cose sono peggiorate nel momento in cui ci siamo posti il giusto obiettivo di migliorare il sistema sanitario, di renderlo più veloce e di seguire i parametri delle altre nazioni. Adesso stiamo facendo una serie di passi indietro e siamo in grande sofferenza perché non abbiamo adeguato tutto ciò che doveva sostituire il taglio dei posti letto. Prima andava aggregata la struttura territoriale in modo da compensare ciò che veniva tagliato in sede ospedaliera. Una mattina invece, con un’ottica meramente economicistica, si è pensato che tagliando i posti letto si sarebbero risolti tutti i problemi. Invece non è stato così. I piani di rientro dovrebbero avere due parametri: quello economico e quello della qualità. Solamente che il secondo non conta assolutamente a. E’ questo l’errore”. Come se ne esce, senatore? “La soluzione è solo una: la politica si deve fermare. Deve dare solo le grandi linee e affidare il resto ai tecnici. Questa è la chiave di volta del sistema. Non possiamo continuare a immaginare che il direttore generale sia solo un complice del mio processo politico. La managerialità, i tecnici, il governo clinico devono avere altri tipi di gestione. Su cui bisogna rendicontare, casomai anche bocciare le persone. Non è con gli incrementi, con i premi agli stipendi che si può andare avanti ma con la responsabilità in base al proprio stipendio. Bisogna finirla con la logica del premio. Si è già pagati bene. E bisogna fare il proprio lavoro con responsabilità. L’unico incentivo deve essere la certificazione della propria bravura, unico requisito per l’ottenimento di altri e più prestigiosi incarichi”. Ma ci sono i margini per fare questo? “Certo. Non bisogna lasciarsi trascinare come accaduto negli ultimi anni. Se queste cose sono possibili in Lombardia, Toscana, Veneto in Emilia non vedo perché non debbano essere possibili anche da noi”.

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Info sull'autore

Salvatore Ventruto

Giornalista pubblicista. Ossessionato dal dubbio, prigioniero della curiosità.

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