Nuova Questura. Bellanova chiede chiarezza

Lecce. La deputata salentina ha presentato una nuova interrogazione per fare luce sull’iter amministrativo

LECCE – “Con il naufragio del progetto per la costruzione di una nuova sede per la Questura di Lecce, il territorio ha perso una straordinaria occasione. Ha visto sfumare un investimento che avrebbe regalato una bella boccata d'ossigeno ad un pezzo di economia locale e all'occupazione, in questa congiuntura drammatica. I dipendenti della Polizia di Stato, inoltre, hanno perso la possibilità di lavorare in ambienti adeguati e, finalmente, salubri”. Ritorna sulla questione della nuova sede della Questura di Lecce – eventualità ormai sfumata per sempre -, la deputata salentina Teresa Bellanova (Pd). In un’interrogazione inviata al ministro dell’Interno chiede di approfondire e chiarire l'iter burocratico-amministrativo che ha accompagnato l'intero procedimento. “Penso che i cittadini leccesi abbiano tutto il diritto di pretendere che su tutte le ombre che hanno caratterizzato questa vicenda venga fatta piena luce – commenta la parlamentare -. È per questo che dopo essere già intervenuta nei mesi scorsi, ho ritenuto necessario ritornare sull’argomento presentando una nuova interrogazione”. “Avrei di gran lunga preferito, e credo sarebbe stato nettamente più utile, che il Ministero interessato avesse fornito una risposta alla prima interrogazione, fatta il 14 luglio 2011 quando ci sarebbe ancora stata la possibilità di rivedere il procedimento e salvaguardare l'investimento. Ma purtroppo così non è stato e oggi quell’occasione è sfumata definitivamente, e Lecce ed il Salento hanno il sacrosanto diritto di pretendere che su questa vicenda venga fatta chiarezza”. Ecco il testo dell’interrogazione: On. Teresa Bellanova Deputato PD Componente Commissione Lavoro Componente Commissione Parlamentare per le Questioni Regionali Atto Camera Interrogazione a risposta in Commissione 5-06250 presentata da TERESA BELLANOVA giovedì 23 febbraio 2012, seduta n.591 BELLANOVA. – Al Ministro dell'Interno. – Per sapere – premesso che: il 14 luglio 2011 l'interrogante ha presentato al Ministro interrogato una interrogazione, alla quale ancora non è giunta alcuna risposta, nella quale si chiedeva di sapere se corrispondesse al vero quanto riportato dagli organi di stampa, in merito agli annunci proclamati da alcuni esponenti del precedente Governo sulla costruzione della nuova sede della questura di Lecce, quale fosse lo stato dell'iter procedurale e quali fossero i tempi effettivi di realizzazione della nuova struttura; quello che sembrava essere un iter formalmente concluso, ad oggi, invece, nei fatti si è trasformato in un vero rompicapo burocratico/amministrativo sul quale pendono quattro ricorsi delle imprese (Re.De. srl, Fices spa, Aura e Marti costruzioni) che avevano partecipato al bando di gara, l'intervento del prefetto di Lecce in carica, dottoressa Giuliana Perrotta, quello dell'Avvocatura dello Stato e la chiamata in causa del TAR. Con l'unico risultato, oggi acclarato, che il personale della polizia di Stato sarà costretto, per diverso tempo ancora, a lavorare in uno stabile di vecchia ubicazione, in ambienti invivibili e che i cittadini che avranno bisogno di rivolgersi alle sopra citate forze dell'ordine saranno costretti a soggiornare in luoghi che spesso sono stati anche scenari, come denunciato più volte dal Silp Cgil, di malori per l'inadeguatezza della struttura; il 17 maggio 2008 alcuni organi di stampa locali annunciavano che entro pochi anni si sarebbe dato corso al progetto della nuova sede della questura di Lecce. Questa notizia sarebbe stata rinforzata nel corso degli anni successivi da dichiarazioni di alcuni esponenti del Governo Berlusconi in occasioni di celebrazioni ufficiali. Nella fattispecie nel maggio 2010 durante la festa della polizia a Lecce il Sottosegretario Alfredo Mantovano annunciava, come riportato dalla stampa, che «entro tre anni la nuova sede della Questura di Lecce sarà pronta»; come si apprende dagli organi di informazione l'8 marzo 2011 il Ministero dell'interno – dipartimento della pubblica sicurezza scrive all'allora prefetto di Lecce dottor Mario Tafaro comunicando che «[…] al fine del reperimento di una nuova sede per la Questura dovrà essere avviata apposita indagine di mercato» e sempre dai media si viene a conoscenza che sarebbe anche stato trasmesso un comunicato sulle caratteristiche tecniche dello stabile, una commissione avrebbe dovuto poi valutare i progetti e concludere l'istruttoria. Il 22 marzo 2011 è pronto l'avviso pubblico della prefettura e nel bando sono indicate le caratteristiche tecniche della sede, la superficie da edificare, circa 15mila metri quadrati destinati a diversi servizi, il complesso, si legge, dovrà essere «facilmente raggiungibile e collegato con la rete del trasporto pubblico», le imprese interessate hanno 40 giorni di tempo per presentare i progetti con scadenza il 2 maggio. Il bando in questione, inoltre, specifica che l'edificio dovrà sorgere in un'area urbanistica adeguata; la commissione ad acta si insedia ed in circa due mesi si procede con la valutazione di quattro proposte, due progetti vengono esclusi ed altri due, quelli delle imprese Fices e Re.De. vengono ammessi, seppur entrambi «non immediatamente attuabili poiché necessitano di un'apposita approvazione da parte del Consiglio Comunale», con una preferenza per il progetto presentato dalla seconda impresa che prevede la localizzazione del nuovo plesso tra viale Grassi e via San Pietro in Lama. Il procedimento si chiude ed il 13 luglio la documentazione risulta essere stata trasmessa a Roma per il via libera conclusivo. Il giorno successivo sugli organi di stampa si legge che «ci sarebbe il via libera da Roma per la costruzione della nuova Questura» nel capoluogo salentino, opera da realizzare entro due anni; il 30 novembre 2011 il prefetto di Lecce dottoressa Giuliana Perrotta, richiamando una precisazione della commissione sopracitata, nella quale si asseriva che il progetto della Re.De. non risultava «immediatamente attuabile in quanto necessita di un'apposita approvazione da parte del consiglio comunale finalizzata a consentirle la deroga agli indici del piano regolatore con riguardo all'aumento di volumetria» di fatto blocca l'iter, comunicando all'Agenzia del demanio l'impossibilità di presentare la documentazione sulla conformità urbanistica del progetto. Va detto che l'Agenzia del demanio tra gli adempimenti necessari e preliminari alla valutazione finanziaria del progetto richiede la dichiarazione dell'impresa secondo la quale l'immobile da realizzare sia pienamente compatibile con quanto disposto dalla strumentazione urbanistica vigente. Il progetto della Re.De. però prevede una volumetria fuori norma di almeno 15 mila metri cubi e per esser applicato dovrebbe intervenire il comune di Lecce con una deroga urbanistica al Piano regolatore generale; sembrerebbe inoltre che la valutazione economica delle offerte locative, al vaglio della commissione competente insediata il 3 maggio 2011, avesse dovuto comprendere tutti e quattro i progetti presentati, poiché le stesse offerte avrebbero dovuto essere valutate, sia dal punto di vista economico che da quello tecnico, onde formulare il giudizio finale complessivo, nei fatti però ad esser valutate furono solo le due proposte ritenute idonee. Ciò emergerebbe anche dalla stampa che parla di una lettera del responsabile dell'ufficio logistico – dipartimento sicurezza, dottor Giuseppe, Maddalena che andrebbe in tal senso. Detto questo, però, il 4 agosto lo stesso responsabile sopra citato sembrerebbe scrivere alla prefettura di Lecce per sollecitare la valutazione economica solo per il progetto presentato dalla Re.De., escludendo di fatto l'altro progetto dell'azienda Fices; sempre da quanto riportano gli organi di informazione parrebbe che il 23 marzo 2011 l'azienda Fices per mezzo del proprio architetto-progettista abbia chiesto agli uffici della prefettura se al bando fosse allegato un quadro esigenziale di dettaglio e se il progetto dovesse essere conforme oltre che alle destinazioni di zona del Piano regolatore generale, anche alle norme tecniche sugli standard edilizi e volumetrici. La risposta che sembrerebbe pervenire dagli uffici preposti è netta per ciò che riguarda il rispetto di tutte le normative urbanistiche vigenti, ma meno chiara sull'altro punto, dove si legge che «questo ufficio non è in possesso di un quadro esigenziale di dettaglio relativo all'aspetto distributivo delle varie funzioni»; il 14 giugno, a bando scaduto e nel periodo di valutazione dei progetti da parte della commissione, il responsabile dell'ufficio logistico – dipartimento sicurezza scrive una missiva alla prefettura nella quale si legge che «uno dei requisiti da considerare è quello della funzionalità della realizzazione in relazione alle esigenze istituzionali espressamente rappresentate dalla Questura di Lecce con nota del…»; dunque di fatto si inserisce il quadro esigenziale della questura tra i parametri di valutazione delle proposte, anche dopo la comunicazione che di fatti è avvenuta nei merito con uno dei progettisti delle aziende concorrenti; risulta poco chiara la motivazione per la quale se la questura di Lecce il sette ottobre aveva già rappresentato le proprie esigenze, queste non siano state comunicate, rese note e funzionali per il bando di gara; altrettanto poco chiaro risulta quali uffici, se ministeriali o quelli della prefettura di Lecce, fossero a conoscenza di questa esigenza rappresentata dalla questura di Lecce; in tale vicenda è intervenuta l'Avvocatura dello Stato che nelle sette cartelle dell'atto di costituzione in giudizio a sostegno del provvedimento del prefetto di Lecce sostiene che «un progetto può dirsi realizzabile solo se conforme alle norme urbanistiche»; inoltre, per l'Avvocatura dello Stato il procedimento amministrativo avrebbe dovuto fermarsi a luglio, poiché nessuno dei progetti presentati avrebbe dovuto essere considerato ammissibile perché tutti subordinati a deroghe e varianti da parte del comune di Lecce -: se il Ministro sia a conoscenza di quanto sopra esposto e se non ritenga, visti i punti d'ombra che emergono in questa vicenda, di dover approfondire e chiarire l'iter burocratico-amministrativo che ha accompagnato l'intero procedimento, ciò al fine di fugare ogni dubbio e restituire alle procedure dell'amministrazione pubblica i canoni adeguati della trasparenza, oggettività ed imparzialità. (5-06250)

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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