Pensieri

Qualche tempo fa un noto e apprezzato manager pubblico si domandò cosa sarebbe accaduto se per sortilegio fosse scomparsa d’improvviso la sua amministrazione (un comune). Un quarto dei cittadini – sospettava – ne sarebbe stato sollevato (meno tasse, meno regole…), un quarto ne sarebbe stato tragicamente colpito (niente più servizi sociali, assistenza….) e la metà avrebbe faticato ad accorgersene! Un sospetto allarmante soprattutto perché se vacilla nel corpo vivo della società la consapevolezza dell’utilità degli apparati pubblici e delle funzioni loro affidate ci troveremo di fronte ad una situazione di completo marasma sociale e non solo. Proprio per questo, prima della denuncia, e persino prima della proposta dobbiamo ripartire dal valore delle cose. C’è la p.a. di cui non ti accorgi, i servizi impalpabili eppure essenziali per la vita di ciascuno (la sicurezza, ambiente…). C’è la p.a. di cui ti accorgi solo nel momento del (tuo) bisogno (sanità, assistenza…). C’è infine una p.a. che è indispensabile per rimuovere ostacoli di ordine economico cosi come prevede l’art.3 della nostra Costituzione. Contestualmente dovremo capire che la p.a. non è e non sarà mai una impresa “normale“ perché la p.a. non può de localizzare scuole ed ospedali alla ricerca del profitto fine a se stesso. Dobbiamo quindi essere come cittadini lucidi nell’individuazione delle buone pratiche lasciando da parte le troppo facili assoluzioni. In un tempo contrassegnato dall’antipolitica bisogna avere il coraggio di difendere il bene comune riscoprendo il valore alto della politica. Occorre una inversione di tendenza occorre un nuovo approccio più in linea con i tempi che viviamo e soprattutto le rappresentanze istituzionali devono tornare ad essere dignitose e capaci coniugando un alto senso di responsabilità con una mission che è rappresentata dalla qualità della spesa pubblica . Alla base di un nuovo modello di amministrazione non può non esserci anche una riscoperta di un modello educativo sociale che sappia incrociare il vero significato della vita di ciascuno di noi. Personalmente non mi è mai piaciuta l’attesa passiva e neanche la rassegnazione passando mesi e mesi con il fiato sospeso per una situazione finanziaria drammatica del nostro comune. Bisogna ripartire consapevolmente da un patto tra cittadini, imprese, volontariato e settore pubblico per un nuovo modello di azione pubblica. Molti dicono non senza ragione che i politici non sentono la dimensione drammatica della vita. La loro vita non ne è colpita,modificata. Parlano della crisi come argomento di conversazione ma non ne sono attraversati. Ma chi per ragioni economiche o sociali è più esposto alle turbolenze della vita è più sensibile e insofferente nei confronti del mero gioco politico credo che sia disposto a concedere fiducia,energia e tempo competenze e passioni alla politica solo se questa si misurerà con la serietà della vita. E’ questa percezione che credo renda credibile una classe dirigente che vuole proporsi come protagonista della ricostruzione soprattutto nella nuova prospettiva che vedrà il ruolo dei comuni in un futuro imminente sempre più carico di responsabilità e competenze. Per questo bisogna avere ed accentuare una nuova capacità di discernimento nelle scelte che non possono più essere orientate da canoni antichi superati dai tempi e dalla complessità data dalla contemporaneità dei problemi. Dr.Antonio Memmi

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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