Beni confiscati. Salvemini: ‘Iniziative anche a Lecce’

Lecce. Secondo il candidato alle Primarie, la riconversione di immobili e terreni può portare alla città nuove opportunità di impiego e diffusione della legalità

LECCE – “Si attivino anche a Lecce esperienze capaci di sviluppare una sana occupazione e servizi per il territorio mediante il riuso dei beni confiscati: che hanno il doppio merito di rafforzare la fiducia nelle istituzioni e offrire opportunità ai giovani”. Lo ha proposto oggi in conferenza stampa Carlo Salvemini, candidato alle Primarie del centrosinistra leccese, che ha dichiarato come la trasformazioni di beni serviti alla criminalità in attività gestite da giovani e associazioni che si ripropongono finalità sociali o di pubblico interesse, sia un tassello fondamentale nella costruzione di una società liberà che vuole crescere nel più assoluto rispetto della legalità. Salvemini ha approfondito la legge n. 109 del 1996 “disposizioni in materia di gestione di beni sequestrati e confiscati”, definendola un provvedimento fondamentale nella lotta al crimine “ispirato da Pio La Torre, deputato del PCI siciliano assassinato dalla Mafia, e che poi è diventato Legge grazie all’associazione LIBERA che raccolse un milione di firme e riuscì a farla approvare dal Parlamento. Grazie all’applicazione di questa legge – ha continuato Salvemini – si sta diffondendo nel nostro Paese un innovativo metodo di lavoro che vede coinvolti, in una collaborazione virtuosa, soggetti istituzionali pubblici, enti e soggetti della società civile tutti impegnati nella costruzione del capitale sociale e di beni comuni. Tema oggi rilevantissimo nel dibattito politico e a noi particolarmente caro: perché esso richiama il principio di un vantaggio che ciascuno trae per il fatto di essere parte di una comunità. Dove l’interesse di ognuno si realizza insieme a quello degli altri, non contro né a prescindere da quello degli altri”. Poi il candidato alle Primarie del centrosinistra ha citato alcuni esempi di esperienze messe in pratica grazie alla legge sul riutilizzo dei beni confiscati alla mafia e fatto riferimento all’iniziativa della cooperativa Terra di Puglia Libera Terra a Mesagne, dove sui terreni sottratti alla Scu oggi sono sorti un vigneto, un uliveto, un seminativo, gestiti da una cooperativa di undici persone: sei soci lavoratori, tre soci volontari e due sovventori. “A Lecce – ha detto Salvemini – c’è lo spazio per realizzare pratiche virtuose.E’ una dotazione ricca: recentemente s’è inaugurata la nuova sede della Guardia Forestale in Via Monteroni, ma tante altre possibilità restano aperte. Consideriamo importantissimo focalizzare la situazione esistente, studiare tutte le opportunità, attivare le iniziative necessarie per aprire un cantiere di buona politica. Verificare quali beni sono appetibili, quali in condizioni di fatiscenza che è necessario eventuale recuperare e con quali fondi, quali quelli ad esempio gravati da ipoteche. Capire le opportunità ancora aperte con Libera il Bene, l’iniziativa promossa dalla Regione Puglia nell’ambito del PO FESR 2007 – 2013 (Asse III, Linea di Intervento 3.4, Azione 3.4.2.) e del Programma Bollenti Spiriti, che promuove il recupero, la riconversione ed il riuso dei beni confiscati in Puglia alla criminalità organizzata, per scopi sociali, economici e di tutela ambientale attraverso il finanziamento degli enti locali destinatari dei beni, il coinvolgimento attivo dei territori, la raccolta di idee per la loro riconversione a fini economici e sociali. Aprire un tavolo di collaborazione e confronto con cooperatori sociali, azione di promozione sociale, imprese sociali, terzo settore, no profit e valutare insieme le opportunità potenziali”. Questo il senso della proposta di Salvemini: promuovere nuove opportunità d’impiego per i giovani soprattutto, costruire beni comuni, affermare una cultura della legalità. “Ci paiono obiettivi troppo importanti – ha concluso – per non spendersi sino in fondo”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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