Silvio

Una canzone “minore” e una strana coincidenza

Mi gioco il futuro su un passato infernale. Non mi lamento. Ho visto tempi migliori, è vero, ma chi può non dire la stessa cosa? Posso far piovere con uno schioccar di dita, posso carezzarti il corpo e lenire il tuo dolore. D'altronde lo sai che ogni piacere ha una punta di sofferenza, quindi paga e zitto. Questa canzone, scritta da Bob Dylan e Robert Hunter, dei Grateful Dead, e oggi un po' dimenticata, rischia di passare per un'invenzione della Sora Cesira a causa di un titolo che non lascerà indifferenti gli italiani per alcune generazioni ancora: “Silvio”. Il nome sarà stato motivato solo dalle allitterazioni del ritornello: Silvio, silver and gold non basteranno a comprare il battito di un cuore ormai freddo. È l'addio, dicono gli esegeti, di un malato terminale di Aids al suo compagno. Eppure i titoli, come giustamente avvertiva Umberto Eco, sono griglie di lettura invadenti. Io do quel che ho fino a non aver altro da dare, ma prendo quel che mi danno fino a pareggiare il conto (dialogo con Scilipoti?). Silvio, devo andare, vado a scoprire cose che solo ai morti è dato sapere (intercettazione con Dell'Utri?). Per la cronaca: ad andarsene era l'altro, Silvio restava.

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