Morì per overdose. In due patteggiano quattro anni

Lecce. Sono stati condannati oggi Filippo Albano e Anna Jole Miggiano. A febbraio sarà discussa la posizione di Angela Deantoniis

LECCE – Hanno patteggiato oggi la condanna a due anni e sei mesi ed un anno e sei mesi di reclusione, Filippo Albano, 43enne di Scorrano, e Anna Jole Miggiano, 32enne di Castrignano dei Greci. I due vennero arrestati in seguito alla morte di Ivan Vallo, 38enne di Santa Maria di Leuca, avvenuta per overdose nell’agosto del 2010. In particolare, Albano venne arrestato lo scorso giugno, essendo considerato fornitore della droga; la Miggiano a marzo, per aver ceduto l’eroina ad Angela Deantoniis, che a sua volta la condivise con Vallo e venne arrestata il giorno dopo il decesso. La sentenza di condanna per spaccio di sostanze stupefacenti è stata emessa dal gup Ines Casciaro. La posizione della Deantoniis sarà discussa a partire dal prossimo febbraio. 1 giugno 2011 Morì per overdose. Arrestato il presunto pusher di Andrea Morrone LECCE – Una terza persona è stata arrestata al termine delle indagini relative alla morte di Ivan Vallo, il 38enne originario di S. Maria di Leuca deceduto per overdose lo scorso 30 agosto. Si tratta di Filippo Albano, 43enne di Scorrano, arrestato dai carabinieri della compagnia di Tricase, coordinati dal capitano Andrea Bettini, a seguito di ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Lecce, Carlo Cazzella, su richiesta del sostituto procuratore titolare dell’inchiesta, Giovanni De Palma. Albano è accusato di spaccio di sostanze stupefacenti e “morte come conseguenza di altro reato”. Sarebbe stato lui, secondo gli inquirenti, a fornire l’eroina ad Anna Jole Miggiano, 32enne di Castrignano dei Greci, arrestata lo scorso 12 marzo sempre su ordinanza del gip. La Miggiano, una piccola spacciatrice con problemi di tossicodipendenza, avrebbe poi venduto la droga, complessivamente sei dosi per una cifra pari a 200 euro, a Angela Deantoniis, 32enne di Desenzano del Garda. L’agosto scorso la donna si trovava in vacanza nel Salento, con un’altra persona, un 43enne tarantino (indagato a piede libero, per falsa testimonianza). I due si sarebbero incontrati, in quella tragica sera di fine estate, con Vallo, loro amico, per iniettarsi la droga. Venti minuti prima delle 17 la coppia trasportò il corpo di Vallo all'ospedale di Gagliano del Capo. Ai medici riferirono di averlo trovato esanime al’'interno della sua auto parcheggiata sulla strada tra Castrignano e Santa Maria di Leuca. Per Vallo non ci fu a da fare. Il 38enne, infatti, aveva già accusato un malore dopo aver assunto la prima dose, per cui la seconda si rivelò letale. Angela Deantonis fu arrestata, il giorno dopo, dai carabinieri per il reato di morte come conseguenza di altro reato. Da quel primo arresto si sono poi sviluppate le articolate e approfondite indagini dei militari dell’Arma, che sembrano aver ricostruito in ogni particolare e passaggio i fatti di un triste pomeriggio d’estate trasformatosi in tragedia. 31 agosto 2010 Muore per overdose, arrestata una donna I Carabinieri della Stazione di Spongano hanno arrestato Angela Deantoniis, una 32enne di Desenzano del Garda, gravata da precedenti di polizia, perché ritenuta responsabile del delitto di morte come conseguenza di altro reato. Intorno alle 17 di ieri pomeriggio, personale sanitario di primo intervento dell’ospedale di Gagliano del Capo ha contattato, sul numero unico di emergenza europeo 112, la Centrale Operativa della Compagnia Carabinieri di Tricase per comunicare che circa venti minuti prima era giunto cadavere, presumibilmente stroncato da un’overdose di sostanze stupefacenti, un 38enne di Santa Maria di Leuca. Hanno aggiunto, i medici, che il defunto era stato accompagnato da due persone che avevano riferito di averlo trovato esanime all’interno della sua auto parcheggiata sulla Castrignano – Santa Maria di Leuca. In ospedale, sono subito state inviate l’autoradio dell’Aliquota Radiomobile e la pattuglia della Stazione Carabinieri di Gagliano del Capo mentre all’autovettura della Stazione Carabinieri di Castrignano del Capo è stato assegnato il compito di individuare la macchina del defunto, identificato per Ivan Vallo. Giunti in ospedale, i Carabinieri hanno appreso dal personale sanitario che intorno alle 16:45 una Fiat Punto grigia, condotta da una donna e con accanto un uomo, si era precipitata a velocità sostenuta nel cortile del nosocomio. Scesa dalla macchina, la guidatrice aveva iniziato ad urlare che a bordo c’era una persona che non si sentiva bene ed aveva urgente bisogno di cure mediche. Avvicinatisi all’automezzo i medici avevano notato, riverso sul sedile posteriore in posizione fetale, un uomo. Nonostante fossero in quattro, solo dopo circa cinque minuti sono riusciti a estrarre la persona dall’abitacolo per constatarne il decesso avvenuto da almeno un’ora. Della conducente e del passeggero è stata fornita una dettagliata descrizione e i Carabinieri li hanno rintracciati all’esterno del perimetro dell’ospedale mentre, in evidente stato di alterazione da sostanze stupefacenti, cercavano di allontanarsi. La donna, identificata per Angela Deantoniis, è stata invitata a sottoporsi ad un prelievo ematico per la ricerca di tracce di sostanze stupefacenti poiché controllata alla guida del veicolo, ma si è rifiutata. I due hanno raccontato ai Carabinieri, con numerose e grossolane contraddizioni, di aver notato la macchina di Vallo posteggiata con l’uomo riverso sul sedile di guida. Preoccupati si erano affiancati e quindi, dopo averlo tirato fuori dall’abitacolo, lo avevano steso sul sedile posteriore della Punto della donna e lo avevano immediatamente trasportato in ospedale. Incongruenze La macchina di Vallo, infatti, era stata trovata dai Carabinieri in uno slargo isolato lungo la Castrignano – Sant Maria di Leuca, con il lato guida parcheggiato a meno di un metro da un muretto a secco. La circostanza rendeva assai difficoltoso un soccorso con estrazione dell’uomo dal lato stesso della guida. Altra anomalia era data dal fatto che entrambe le chiavi della macchina della vittima erano state trovate dai militari all’interno di un borsello che Vallo aveva con se quando, ormai morto, era giunto in ospedale. Tale circostanza induceva a ritenere che fosse uscito autonomamente ed ancora cosciente dal veicolo. E poi le operazioni di soccorso svolte dalla Deantoniis e dal suo passeggero, G.G., 42enne di Taranto, gravato da precedenti di polizia, erano avvenute con troppa facilità, soprattutto se confrontate con le difficoltà incontrate dai quattro esperti operatori sanitari che avevano tirato fuori Vallo dalla macchina dei suoi soccorritori per adagiarlo su una barella. Inoltre il decesso era avvenuto circa un’ora prima che l’uomo venisse portato in ospedale. Come poteva un corpo esanime, steso su di un sedile, assumere una posizione fetale in pochi minuti, il tempo necessario per percorrere il tratto di strada che separava la macchina di Vallo dal nosocomio? Ennesima anomalia era rappresentata dal fatto che l’uomo era stato adagiato sul sedile posteriore di una macchina a tre porte. Per fare tale operazione era stato inevitabilmente alzato uno dei due sedili anteriori mentre sarebbe stato ben più agevole reclinare lo schienale del sedile del passeggero ed adagiarvi la persona soccorsa. Ulteriori contraddizioni e incongruenze sono emerse dall’analisi dei tabulati, dei registri delle chiamate e dei messaggi dei telefoni cellulari di Vallo e Deantoniis. Mentre la donna, infatti, sosteneva di essere una conoscente occasionale del defunto, che non sentiva né vedeva da giorni, gli elementi in possesso dei Carabinieri hanno permesso di dimostrare un fitto scambio di telefonate e sms fra i due che si erano dati appuntamento intorno alle 12 nei pressi dell’abitazione dove la Deantoniis stava trascorrendo le ferie estive. Abitazione che si trova a meno di duecento metri da dove Vallo aveva parcheggiato la propria autovettura. Non solo, alcune persone avevano sentito e visto l’arrivo dell’uomo a bordo della propria auto, posteggiata in una zona isolata e poco frequentata, ma avevano riferito di non aver udito né notato altri rumori o movimenti fino all’arrivo dei Carabinieri. Anche tali testimonianze stridevano con il racconto del soccorso concitato fatto da Deantoniis e G.G. ai militari intervenuti. Un controllo effettuato nella banca dati delle Forze di polizia ha permesso di appurare che sia l’uomo che la donna sono gravati da precedenti e che la Deantoniis era stata arrestata per produzione e spaccio di sostanze stupefacenti. I Carabinieri hanno quindi deciso di sottoporre entrambi – la donna con l’ausilio di una dottoressa dell’ospedale di Gagliano – e la loro autovettura a un accurata perquisizione che ha permesso di rinvenire, nel vano portaoggetti della Fiat Punto, un cucchiaio da cucina usato da poco per sciogliere della sostanza stupefacente. La perquisizione è stata estesa all’abitazione dei due ed all’interno di uno zaino di Angela Deantoniis è stato trovato un pacchetto di sigarette vuoto contenente un involucro di plastica, ormai svuotato, di quelli realizzati per confezionare le dosi di eroina e cocaina. Di quanto appurato nel corso dell’attività investigativa è stato costantemente informato il Pm di turno della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lecce, dottor De Palma, il quale, al termine di tutti gli accertamenti, ha ritenuto sussistessero, a carico di Angela Deantoniis, gravi indizi di colpevolezza in merito al delitto di morte come conseguenza di altro reato ed ha disposto l’arresto della donna. Al termine delle formalità di rito Angela Deantoniis è stata tradotta presso la Casa Circondariale “Borgo San Nicola” di Lecce a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

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