Depuratore della zona industriale: a Casarano può attendere

Gallipoli-Casarano. Gallipoli vuole impedire che le acque sfocino in mare. A Casarano nella zona industriale il depuratore è in totale abbandono

Periodicamente torna sula cresta dell’onda il problema delle acque reflue riversate nel mare di Gallipoli, dopo essere state depurate dai depuratori di Gallipoli e di Casarano. Si terrà oggi a Bari una riunione per discutere della possibilità di far confluire le acque del depuratore di Gallipoli nella cava ‘Mater gratiae’, perché vengano fitodepurate e riutilizzate per usi agricoli. Il depuratore di Casarano invece, che riversa le acque nel canale dei Samari, sarebbe già predisposto per la fitodepurazione: un processo che dovrebbe avvenire naturalmente se i canali scavati lungo i campi di spandimento fossero sgombri. Appaiono invece intasati da erbacce e detriti e spesso l’acqua ristagna continuando a rendere la zona malsana. Quella del depuratore di Casarano è una storia lunga: costato circa otto miliardi di lire, è stato per anni in stato di abbandono e preda dei vandali. Rimesso poi a nuovo (sindaco Venuti, inaugurato da De Masi), ha potuto finalmente drenare il ‘mare di merda’, come è stato definito da Striscia la notizia, giunta sul posto per denunciare la situazione, creatosi in 20 anni di inattività. A regime nel nuovo depuratore sarebbero dovute confluire le acque delle zone industriali di Casarano e Collepasso, oltre a quelle delle abitazioni di Matino e Parabita, provenienti dall’altro depuratore, quello della zona industriale: un progetto intercomunale che avrebbe permesso di risolvere contestualmente due problemi se solo si fosse stati in grado di attingere ai fondi regionali messi a disposizione di Area Vasta. Primo: i campi di spandimento, il ‘lago di merda’ di Striscia, per intenderci, sarebbero diventati un parco acquatico di interesse naturalistico, perché lì si sarebbero fatte confluire le acque depurate. Per far questo era stato realizzato un progetto preliminare (finanziato con soldi pubblici), mai diventato esecutivo. Come dire: è rimasto lettera morta. Il progetto prevedeva preliminarmente alla realizzazione dei laghetti artificiali la caratterizzazione dei campi di spandimento e la successiva bonifica. Secondo: si sarebbe dovuto attivare il depuratore della zona industriale di Casarano, al servizio anche di quella di Colle passo. Quel depuratore fu realizzato negli anni Novanta, quando la legge permetteva che si versasse in falda l’acqua depurata. Tra il dire e il fare però c’è di mezzo la burocrazia: così quando il depuratore fu finito, la legge nel frattempo era cambiata (per fortuna), versare in falda non era più possibile e il pulsante dell’accensione non si pigiò mai. Fu comunque successivamente finanziata la condotta per far confluire le acque depurate nei campi di spandimento della Vora e anche la rete per il riutilizzo della acque depurate da parte delle aziende. Rete tuttora esistente ma inutilizzata. Così come, in mancanza del depuratore, oggi non viene utilizzata la nuova rete fognaria nella zona industriale. Riutilizzare le acque depurate per scopi industriali permetterebbe invece di ridurre al minimo lo spreco. Anche il depuratore della zona industriale è stato oggetto negli anni di atti di vandalismo, come quello della zona Vora e oggi rischia di diventare la vera emergenza ambientale della città e dell’intero circondario. “Anche se – precisa Remigio Venuti, che da sindaco portò a termine sia l’infrastrutturazione della zona industriale sia la rimessa a nuovo del depuratore della Vora – i campionamenti delle acque sono sempre risultati negativi”. “Servirebbe – continua – intercettare finanziamenti per bonificare il sito inquinato in zona Vora; attivare il depuratore della zona industriale; realizzare il parco acquatico”. Ma è difficile pensare che la gestione commissariale abbia queste priorità. E intanto gli echi delle conseguenze arrivano a Gallipoli e ritornano indietro.

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