Conti in rosso. Il Comune rischia il dissesto

Casarano. Un disavanzo di 2 milioni 635mila euro per il 2010. I revisori lanciano l’allarme: “La situazione di deficitarietà è molto vicina”

CASARANO – Il Comune di Casarano è sul filo del dissesto finanziario. L’allarme viene lanciato dall’organo di revisione che, nella consueta relazione allegata al conto consuntivo per il 2010, rivela che la “situazione di deficitarietà strutturale” (così viene definito il dissesto in termini tecnici) è molto vicina: basterebbe l’inosservanza di uno soltanto dei parametri pubblicati con decreto del Ministero dell’Interno in data 24/9/2009. Intanto, la gestione finanziaria del 2010 si è chiusa con un disavanzo di 2 milioni e 635 mila euro. Lo ha attestato il Commissario prefettizio, Giovanni D’Onofrio, con la delibera n. 79/2011, pubblicata all’Albo Pretorio giovedì scorso, con la quale ha approvato il rendiconto 2010. E’ l’ennesima conferma della disastrosa situazione finanziaria del Comune di Casarano. Il disavanzo di 2.635.170,79 euro è il risultato della differenza tra il totale dei residui attivi (32.864.527,10 euro) e il totale dei residui passivi (35.499.697,89 euro). Ma l’aspetto più preoccupante è un altro. Il Comune rischia seriamente il dissesto finanziario. La “certificazione” proviene dalla relazione dell’organo dei revisori contabili. “L’ente nel rendiconto 2010 – si legge nella relazione – rispetta sei su dieci dei parametri di riscontro della situazione di deficitarietà strutturale […]. L’Ente, dunque, non si discosta molto dalla situazione di deficitarietà strutturale, mancando solo un parametro per essere considerato deficitario. Si invita, pertanto, l’Ente a monitorare i parametri di riferimento al fine di una migliore gestione ed in particolare quelli riferiti ai residui attivi e passivi”. Sono quattro, quindi, i parametri da tenere sotto osservazione in quanto indici di una potenziale situazione deficitaria. Il primo: il volume dei residui attivi, provenienti dalla gestione di competenza e relativa ai titoli I e III, ha raggiunto l’indice del 70%, superiore al limite (65%) dei valori di accertamento delle entrate dei medesimi titoli. Secondo parametro: il volume dei residui passivi complessivi, provenienti dal titolo I, ha determinato un indice pari al 85% (il limite massimo è il 40%). Terzo: esistenza di anticipazione di tesoreria non rimborsate pari al 12% (il limite è il 5%). Quarto parametro: “il ripiano squilibri in sede di provvedimento di salvaguardia di cui all’art. 193 del Tuel riferito allo stesso esercizio con misure di alienazione di beni patrimoniali”. La relazione dell’organo, infine, elenca una serie di rilievi alcuni dei quali piuttosto gravi. Per esempio “le entrate a destinazione specifica che vengono utilizzate per la copertura di spese correnti e che alla chiusura dell’esercizio risultano parzialmente reintegrate”; oppure i proventi per immobili utilizzati da terzi i cui valori “non sono in linea con i principi di efficienza della gestione perché non allineati con i valori di mercato”; e ancora l’organo sollecita l’ente “ad accelerare la procedura di gara per l’affidamento all’esterno del servizio di accertamento delle entrate tributarie. E’ importante recuperare al più presto – aggiunge la relazione – il flusso di entrate tributarie ‘mancanti’ che risolverebbe in gran misura il problema di liquidità corrente”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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