Benvenuti in Salento

Gita a San Cataldo, marina dove il Salento perde la sua bella immagine per lasciare posto ad un panorama imbarazzante

San Cataldo è la prova tangibile, qualora se ne sentisse il bisogno, per dimostrare che anche il tanto pubblicizzato e recensito Salento non rivela, su tutti i suoi 250 chilometri di costa, un'immagine attraente riflessa in un mare cristallino. San Cataldo è, ad oggi, un esempio limpido di come un territorio come il nostro non dovrebbe gestire una marina. Una cartolina poco edificante sui chilometri di inchiostro impiegati per descrivere le bellezze di questa terra. Il Salento, che piaccia o no, è anche questo. E non si può certo nasconderlo; teoria, d'altronde, condivisa dal Comune di Lecce che ha scelto quella cornice per lanciare l'Italia Wave Love Festival. Si poteva fare di meglio? Presumiamo di sì. Proviamo a simulare in breve una gita, in pieno mese d'agosto, nella località balneare del Porto Adriano. Se si entra a San Cataldo dalla strada secondaria, ad accogliervi saranno gli spartitraffico: aiuole dimenticate che ospitano più bottiglie di una cantina. Le etichette delle birre sono, a scanso di equivoci, sbiadite dal sole, il che attesta con ragionevole certezza che i recipienti abbandonati facciano ormai parte dell'arredo urbano, se non altro per anzianità.

Si costeggia quindi la pineta. Più corretto sarebbe dire che si costeggia una discarica a cielo aperto; qualche albero di pino si trova, suo malgrado, a frenare con la sua ombra la pur rapida decomposizione dei rifiuti di origine alimentare, retaggi di un pic nic dai gusti discutibili.

Quindi il mare. In realtà, alla vista, di blu si apprezza solo quello delle strisce per i parcheggi; sono ovunque, al di là di qualsiasi immaginazione. Stalli in parte illegittimi, perché sotto misura, che costeggiano i lidi di balneazione fino al termine della via. Tanta è stata la foga nel collocare le zone di sosta a pagamento, che qualcuno ha dimenticato di costruire un marciapiede. Così, la strada è piena di famiglie con bambini che camminano sulla carreggiata e, se non volete investire qualcuno, sarete costretti ad uno slalom che vi condurrà all'atteso lungomare.

Sul marciapiede campeggia un cartellone turistico con la scritta “Benvenuti in Salento”. E non c'è che dire, il panorama che gli fa da sfondo è qualcosa di più che un pugno nell'occhio: gli edifici, o quello che ne rimane, affiancano l'Ostello della Gioventù, teatro dell'Italia Wave. A partire da qui, e per circa un centinaio di metri, vi sembrerà di essere a Bagdad, o Misurata, o qualsiasi altra località recentemente vittima di guerra e disastri.

Pericolo di crolli, degrado, sporcizia: questo è il lungomare di San Cataldo. Le foto, che abbiamo scattato durante la giornata di ieri, raccontano di una località marina che accoglie i suoi turisti con un mare torbido e artificialmente schiumoso (sarà l'eredità del discusso depuratore in località Ciccio Prete?); cassonetti per i rifiuti ridotti ad un ammasso di lamiere ossidate; alcune spiagge “libere” simili a pericolosi immondezzai saturi di bottiglie rotte e ogni genere di pattume; buchi per i pali della luce, su lunghi tratti di marciapiede, coperti alla buona da pezzi di segnaletica stradale. E poi, per allontanarsi quanto più è possibile dall'ospitalità, neanche una fontanella. Per usufruire di un getto d'acqua per strada bisogna pagare, a scelta, tra i lidi privati o il bagno diurno.

San Cataldo, anche quest'anno, non cambia. Stessa spiaggia, stesso mare, come per la canzone. Ai Comuni di Lecce e Vernole, che si dividono l'amministrazione della marina, la responsabilità e il compito di migliorare una situazione palesemente penosa. Ne siamo sicuri, non sarà difficile.

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