Il Tar dà ragione al Comune: Baia del porto senza vincoli

Otranto. I giudici amministrativi hanno anato il decreto ministeriale che imponeva limiti troppo estesi rispetto alla necessità di protezione del territorio

OTRANTO – Nessun vincolo archeologico per la baia. E’ la decisione del Tar Puglia, Sezione di Lecce, che ha accolto (sentenza n. 1358/11) il ricorso presentato dal Comune (legale, Mauro Finocchito) contro il decreto del 16 novembre 2010 con il quale il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, su segnalazione della Soprintendenza Archeologica di Taranto, aveva dichiarato di particolare interesse il “tratto di mare antistante il Centro Antico di Otranto”, sottoponendolo a vincolo archeologico. Una limitazione che secondo l’Amministrazione comunale sarebbe stata imposta ad un’area troppo estesa rispetto alla reale necessità di tutela in quanto ricadeva su tutta la baia racchiusa dal tratto di costa che corre dal faro della punta sino alla stazione marittima del Porto di Otranto, ma anche un tratto di mare aperto al di là del molo S. Nicola, l’attuale braccio principale del porto. Area, questa, interessata dai progetti del porto turistico interno e di quello nuovo esterno che la città attende da tempo e che avrebbero necessariamente subito dei rallentamenti e delle costrizioni. Col ricorso, il legale del Comune ha contestato il vincolo archeologico da molti punti di vista, rilevando che il decreto reca in allegato una planimetria catastale ad amplissima scala senza identificare i punti geografici; che la planimetria estende il vincolo anche alla zona antistante la città nuova; che il decreto non indica i dati identificativi dei materiali ritrovati e della presumibile ubicazione degli stessi; che gli unici due rinvenimenti ritenuti importanti di fatto non esistono; che comunque questi rinvenimenti riguardano solo il molo di S. Nicola; che non sono stati indicati sopralluoghi o rilievi planimetrici o fotografici che riconducano al porto di Otranto il luogo di rinvenimento; che non sono specificate le sopravvenienze archeologiche o le ragioni giuridiche per le quali si renderebbe necessaria l’apposizione del vincolo solo ora, a distanza di 60 anni dal primo rinvenimento e di vent’anni dall’ultimo. I giudici amministrativi hanno appoggiato le ragioni del Comune, dichiarando necessaria un’adeguata identificazione del deposito archeologico, accompagnata dalla sua precisa localizzazione. Inoltre, hanno sottolineato la necessità di evitare che l’imposizione della limitazione sia sproporzionata rispetto alle finalità di pubblico interesse e che il vincolo di specie non dà conto di una adeguata indagine compiuta in sito, ma sostiene genericamente l’esistenza di “grande quantità di materiale ceramico, soprattutto anfore da trasporto di tipi ed epoche diverse, recuperata nel tempo sui fondali marini e indicata come proveniente ‘dal porto di Otranto”. Gli unici due rinvenimenti di maggiore importanza, cioè “un relitto con carico di sarcofagi in marmo” e “elementi strutturali semisommersi, in conglomerato cementizio” sarebbero – secondo la stessa relazione della Soprintendenza allegata al decreto – il primo “oblite-rato dalla costruzione del molo San Nicola“, i secondi in conglomerato cementizio e, comunque, risalenti ad epoca moderna. Da queste considerazioni è derivato l’anamento del decreto di vincolo archeologico sull’intera baia. “Ove il vincolo fosse stato confermato – ha confermato il sindaco Luciano Cariddi – sarebbero stati vietati all’interno della baia tutti gli interventi ritenuti incompatibili con il carattere storico o artistico di preesistenze archeologiche solo presunte, a prescindere dalla loro originaria od attuale ubicazione. Si sarebbe potuta ritenere incompatibile, ad esempio, l’istallazione di una banchina di ormeggio, anche mobile, dovendosi la stessa ancorare al fondale tramite i cosiddetti ‘corpi morti’; e persino il fissaggio di boe di ormeggio, operazione che all’interno della rada del porto avviene quasi quotidianamente, con tutto ciò che ne deriverebbe in termini di tempi e di costi sull’economia locale connessa alle innumerevoli attività mercantili e diportistiche che gravitano attorno al porto di Otranto”. Cariddi non esclude di aprire un nuovo confronto con la Soprintendenza per individuare le soluzioni necessarie a tutelare i luoghi senza vessare inutilmente l’iter procedurale legato ad alcune attività e agli interventi portuali previsti. Ad ottobre inoltre sarà discusso anche l’altro ricorso proposto dall’Amministrazione comunale contro il decreto di vincolo per la tutela di alcune valenze monumentali cittadine, relativamente alla visuale dal mare. Anche in questo diverso caso il Comune di Otranto non contesta le esigenze di tutela dei beni monumentali, quanto piuttosto le modalità generiche ed indiscriminate di imposizione del vincolo, non correlate ai singoli beni, ma esteso ad un tratto di mare che giudica “sproporzionato” rispetto alle effettive esigenze di tutela.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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