Morire d'amianto: l'Inail al fianco dei lavoratori

L'Inail si costituisce parte civile nel processo contro la multinazionale svizzera Eternit

L’Eternit, la multinazionale elvetica dell’amianto, ha avvelenato il presente e il futuro di tanti lavoratori. Al loro fianco, si è schierato anche l'INAIL, nuova parte civile nel processo che chiede 272 milioni di euro di risarcimento. Gli avvocati che rappresentano e difendono l’INAIL, in primis Sergio Nutini, hanno infatti depositato le conclusioni, nell’udienza di ieri al tribunale di Torino, chiedendo la condanna in solido per i due imputati e per le società del gruppo per un importo di 185,5 milioni, cioè il totale degli indennizzi concessi a 1.651 lavoratori ammalati per via dell’amianto, più 87 milioni per la capitalizzazione delle rendite. E’ il secondo grande processo del lavoro che, in Italia, vede i riflettori puntati sui diritti violati dei lavoratori. L’altro, che la memoria recente fa dolorosamente riaffiorare e ci porta sempre a Torino, è quello della Thyssen Krupp, chiusosi, in primo grado, con una condanna per omicidio dei dirigenti che avevano omesso la manutenzione e l’ammodernamento degli impianti di sicurezza. Quegli stessi che avrebbero salvato la vita di sette operai, arsi vivi. Quello che vede coinvolta Eternit sarà il più grande dibattimento per asbesto mai celebrato in Europa e vede imputati Stephan Schmidheiny, miliardario svizzero di 64 anni, e Louis de Cartier, barone belga di 89 anni, entrambi accusati di disastro ambientale doloso (per l'inquinamento e la dispersione delle fibre-killer) e di omissione volontaria di cautele nei luoghi di lavoro a danno dei dipendenti degli stabilimenti del gruppo di Cavagnolo (Torino), Casale Monferrato (Alessandria), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli). Dallo sportello dei diritti, Giovanni D’Agata rende noti i tempi del processo che, con la presentazione delle conclusioni di tutte le parti civili – oltre 6mila – vedrà le difese degli imputati all’opera dopo il 15 settembre. Poi, l’attesa sentenza.

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