Liste d’attesa. Il Cup senologico aumenta i ritardi

Lecce. Le donne con sintomi riconducibili al cancro devono avere la prestazione medica entro cinque giorni. Basta un’indicazione sulla ricetta. Ma al Cup non lo dicono

Di Roberta Grima LECCE – Il centro di prenotazione senologico è attivo da un anno e mezzo. A distanza di tempo, però, le criticità iniziali permangono e a, di fatto, è cambiato per le donne salentine. Soprattutto se si tratta di utenti post operate o con un sospetto tumore. In questi casi infatti, secondo le direttive della Conferenza Stato-Regioni, la richiesta di prenotazione da parte di una donna, meriterebbe la priorità rispetto ad altre cittadine sane. Di fatto non è così nel Cup senologico, che effettua prenotazioni, senza fare distinzione alcuna tra chi è sintomatica e chi no. Ovvero tra chi necessita di controlli più frequenti per noduli sospetti o peggio ancora maligni e chi invece per prevenzione esegue un controllo annuale. Il tempo di attesa in entrambi i casi è lo stesso: giugno 2012 per un’ecografia al seno, indipendentemente dal fatto che si tratti di una visita di routine o invece un esame necessario, per il controllo semestrale di una malata oncologica. Non solo, come riferito da un’operatrice Cup, nell’ambulatorio del vecchio ospedale ci sono due agende: una per donne sane, l’altra per le utenti oncologiche, per le quali sono previsti ogni giorno due posti alle 12 e alle 12.30. Spesso in queste fasce orarie però, sono prenotate signore con controlli annuali che potrebbero aspettare rispetto a chi è affetta da cancro alla mammella. Questo spiegherebbe perché, chi ha bisogno di prenotare un’ecografia in pochi mesi, per controlli urgenti, sistematicamente non trovi posto. E’ accaduto qualche giorno fa ad una giovane donna. La signora racconta che prima di un paio d’anni fa, era solita prenotare nella struttura sanitaria del vecchio Fazzi, dove le segretarie dell’accettazione, avevano il polso della situazione e prenotavano con criterio le pazienti in base all’ urgenza. “Da quando c’è il Cup senologico – dichiara la donna – il sistema è andato in tilt. Io non riesco più a fare i controlli così come mi è stato prescritto dal medico, ovvero un’ecografia ogni sei mesi, per un nodulo sospetto.” In realtà l’ultima ecografia la signora l’ha fatta il 3 novembre del 2009. La successiva, avrebbe dovuta farla dopo sei mesi e invece il Cup la prenota a maggio 2011, esattamente dopo un anno e mezzo. Idem per la mammografia. Si parla tanto di prevenzione, ma con un sistema di accesso ai servizi medici privo di ogni criterio di distinzione tra casi gravi e non, c’è chi rischia di arrivare troppo tardi per una diagnosi utile. Eppure il tumore al seno è tra i più comuni nelle donne, la sua diffusione si è allargata colpendo anche le giovani tra i 30 e i 44 anni, ma è pur vero che, se preso in tempo, è una delle poche neoplasie dalla quale si può guarire completamente, con successo. Questo non è sempre possibile nel Salento. Salvo poi scoprire sul sito internet dell’azienda sanitaria quello che ha scoperto la signora: tutte le donne con sintomi che possono far pensare al peggio, devono avere la prestazione medica entro cinque giorni. In questi casi, dovrebbe essere sufficiente presentare la richiesta del medico in cui sia specificato “sospetto diagnostico”, perché la donna entri in un percorso preferenziale e abbia la prenotazione. Certo, dovrebbe. 30/06/2011 Liste d’attesa. ‘Mio figlio ha il cancro e ogni prenotazione è una battaglia’ Di Roberta Grima LECCE – Viene rabbia quando un diritto come quello alla salute diventa un favore. Succede ad un giovane salentino, affetto da carcinoma e che combatte da un anno contro la malattia. “La guerra più difficile però – dice sua madre – è quella contro un sistema male organizzato, che nega a mio figlio come a tanti malati oncologici, dei percorsi in grado di semplificare l’iter terapeutico, piuttosto che complicarlo ulteriormente. Periodicamente – racconta la donna – mio figlio, deve necessariamente sottoporsi a controlli presso l’Istituto nazionale dei tumori di Milano, lì il professore che ci segue prescrive gli esami di routine, oltre all’ecografia addominale e i raggi al torace. Per ottenere queste prestazioni, puntualmente trovo enormi difficoltà”. L’ultimo episodio risale al periodo pasquale, quando la mamma del ragazzo, si é attivata per prenotare i raggi e l’ecografia a suo figlio, da eseguire prima della visita di controllo fissata a metà luglio. La signora si è recata personalmente al Cup con la richiesta del medico, attestando che si trattava di un paziente affetto da carcinoma, nonostante ciò, l’addetto allo sportello non ha trovato un posto libero prima della visita a Milano. “Solo dopo mezz’ora di discussione e urla da parte mia – asserisce la signora – è stato possibile prenotare i raggi, ma per l’ecografia mi è stato dato un appuntamento successivo al giorno del controllo, quando invece a me serviva prima, per poter portare il referto all’oncologo milanese”. Una situazione che si ripete ogni anno, tutte le volte che la donna si rivolge al Cup per prenotare. A novembre scorso, è accaduta la stessa inefficienza. In quell’occasione, la signora prenotò telefonicamente le prestazioni, da effettuare entro la prima metà di gennaio, perché subito dopo era prenotato il controllo a Milano. Anche in quel caso i raggi al torace sarebbero slittati al 29 aprile 2011. Salvo poi reclamare all’Urp, che a sua volta ha demandato alla direzione sanitaria dell’ospedale Fazzi. Questa ha indirizzato la signora, direttamente al reparto di radiologia, dove finalmente è stato possibile ottenere gli esami nel tempo previsto. Adesso il problema si ripete per la prossima visita, per la quale occorre un’ecografia addominale entro la prima metà di luglio. Anche questa volta il Cup registra l’impossibilità di prenotare nei tempi richiesti. “Non si può tutte le volte combattere contro una burocrazia mal funzionante. L’unica alternativa che si ha – conclude la donna – è rivolgersi al privato, dove la prima cosa che ti chiedono è se paghi o meno il ticket. I tempi di attesa infatti cambiano – dichiara la signora – se, come nel caso di mio figlio, si è esenti, allora occorre mettersi in lista e prenotare, se invece non si ha l’esenzione, la prestazione viene effettuata rapidamente a pagamento”. Non tutti però hanno la possibilità di pagare una prestazione medica, che può costare anche diverse centinaia di euro, che andrebbero a sommarsi alle tante spese da sostenere nei viaggi della speranza, che portano a curarsi fuori regione. // La Asl: ‘I malati di cancro hanno la priorità’ Nel sistema sanitario salentino c’é una mala organizzazione che determina spesso i tanti problemi della sanità, come la mobilità passiva e liste d’attesa, nonostante ci siano centri di eccellenza e professionalità valide. E’ quello che emerge dalle segnalazioni di diversi pazienti. A gettare il sasso nell’acqua, sono soprattutto i malati oncologici, che fanno emergere l’assenza di corsie preferenziali per la cura e l’assistenza. Una criticità che però non risulta al direttore sanitario dell’Asl Franco Sanapo che asserisce invece, che i pazienti oncologici hanno la priorità nell’accesso alle cure. “Come esiste il Cup senologico per quanto riguarda il tumore alla mammella, così – dichiara Sanapo – è attivo un Cup radiologico presso il reparto di radiologia del Vito Fazzi, dove i pazienti possono accedere direttamente. In alternativa si può inviare un fax allo 0832-661694, inserendo i dati del paziente, il numero telefonico e la data del controllo entro il quale effettuare le prestazioni richieste”. Dichiarazioni subito smentite dal primario della Radiologia, Massimo Torsello il quale asserisce che “non c’è un vero e proprio servizio di prenotazioni per gli oncologici. L’Asl ha un Cup unico dove affluiscono tutte le prenotazioni, senza alcuna distinzione di patologia. Noi facciamo una risonanza al novantenne che ha male al ginocchio e che è spesso perfettamente inutile, perché non verrà mai operato a quell’età – aggiunge – e non riusciamo a rispondere alle richieste più urgenti di una persona con carcinoma, che quindi si trova nella stessa lista di attesa della persona che non ha alcuna urgenza. Occorrono delle priorità – continua il medico -per ora ci limitiamo a forzare le agende, laddove ci rendiamo conto che si tratta di un caso grave che non può aspettare. Una scelta, della quale ovviamente ci assumiamo la responsabilità”. C’è da dire che la Regione ha previsto categorie di utenti che devono avere la precedenza su altri, ovvero gli anziani, le donne in gravidanza, i pazienti oncologici. Per loro come stabilito anche dalla conferenza Stato–Regioni, occorre erogare le prestazioni sanitarie in tempi che variano da una settimana ad un massimo di 60 giorni, in base alle urgenze dei malati stessi. Forse sarebbe il caso di ricordarlo alle stesse Asl.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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