Crolli a Castro. 15 richieste di rinvio a giudizio

Lecce. Concorso in disastro colposo. Rischiano il processo i proprietari degli immobili, i vari responsabili comunali, e anche l’ex sindaco Giuseppe Coluccia

LECCE – Sono quindici le richieste di rinvio a giudizio formulate dal sostituto procuratore della Repubblica di Lecce, Giuseppe Capoccia, nell’ambito dell’inchiesta relativa al crollo che il 31 gennaio del 2009 sfregiò il volto di piazza Dante a Castro Marina. Si tratta, in particolare, dei proprietari e conduttori degli immobili coinvolti nel crollo; del responsabile dell'ufficio tecnico comunale e dei quattro componenti della commissione edilizia che espresse parere favorevole all’esecuzione dei lavori negli edifici; del tecnico progettista, del direttore dei lavori e dei titolari delle imprese che li hanno eseguiti. Tra loro anche l’ex sindaco Giuseppe Coluccia, che all'epoca rilasciò l'autorizzazione all’esecuzione dei lavori. Per tutti l’ipotesi di reato è di concorso in disastro colposo, “per colpa consistita in imprudenza, imperizia, negligenza e inosservanza di regole di sicurezza nell’esecuzione di lavori edili”. Era stata la perizia depositata, nei mesi scorsi, dai consulenti tecnici d’ufficio nominati dalla Procura della Repubblica di Lecce, i professori Amedeo Vitone e Carlo Viggiani, e gli ingegneri Fabrizio Palmisano e Pietro Foderà (comandante provinciale dei vigili del fuoco di Lecce) a stabilire che il crollo era stato causato dall’attività dell’uomo e non da cause naturali. I quattro esperti dimostrarono, attraverso complessi calcoli e l’utilizzo di metodologie di rilievo laser scanning terrestri, integrate con tecniche topografiche classiche e rilievi fotografici metrici ad alta risoluzione, come la mano dell’uomo intaccò gradualmente la collinetta tufacea prossima al porticciolo della località balneare. Gli inquirenti puntano il dito contro i lavori che furono effettuati in quattro esercizi commerciali: lo “Speranbar”, “Sport pesca mare” e la pasticceria “Le delizie”. In particolare, nel caso dello “Speranbar”, sarebbe stata “indebolita gravemente una parte strutturalmente molto importante dell’edificio contiguo all’area del crollo, ed in esso parzialmente coinvolto, demolendo una muratura portante principale”. Negli altri due casi, invece, per i quali era stata presentata la Dia, gli inquirenti sostengono che gli interventi siano stati realizzati in parziale difformità rispetto al progetto originario, “omettendo di effettuare preventive valutazioni delle condizioni di equilibrio precario dell’intero banco di calcarenite”. Ad essere coinvolti nel crollo furono diversi immobili fra negozi ed abitazioni private. Solo alcune fortunate coincidenze e il fatto in quel gelido sabato pomeriggio di gennaio il luogo fosse pressoché deserto, evitarono che la vicenda assumesse i contorni della tragedia. Articolo correlato: Crollo a Castro. Le ipotesi sulle motivazioni

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