In un'altra regione i Calabrese sarebbero considerati benefattori

Ugo Lisi sulla famiglia Calalbrese

Fossimo in un’altra regione, la Famiglia Calabrese sarebbe considerata benefattrice del territorio, dal momento che ha investito capitali, risorse umane ed energie per consentire che i leccesi e i salentini abbiano, come tutti gli altri pugliesi, la Pet Tac. E invece no! In quella che con troppa fretta qualcuno si ostina e definire la Puglia migliore, c’è anche spazio per una sorta di accanimento contro quel laboratorio diagnostico che subisce, probabilmente, l’onta di essersi più e più volte appellato all’Assessore Regionale alla Sanità, per chiedere rispetto e dignità. Su questioni fondamentali quali il diritto alla salute dei cittadini è bene non fare mai demagogia. E proprio per questo non voglio parlare in questa sede di viaggi della speranza, dal momento che dinanzi a queste parole qualcuno ha avuto l’ardire – se non proprio la faccia tosta – di sostenere che recarsi a Brindisi o a San Giovanni Rotondo, non è poi un così lungo viaggio, non potendosi avere ogni cosa nel proprio giardino. Nulla di più falso! Questa è demagogia, quando si è in gravi condizioni di salute, o quando si ha il timore di esserlo, anche il tratto di strada che ci separa dal nostro medico curante, carico com’è di ansia e preoccupazione, assume i contorni del lungo viaggio. Auspicare l’immediato intervento della Regione non soltanto è opportuno, ma anche necessario. Alla famiglia Calabrese dovremmo tutti portare la testimonianza di un impegno professionale che è qualcosa in più di un mestiere e che, molto spesso, si avvicina, invece, alla missione. Ugo Lisi

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