Biciclette solidali. A Manduria con un ramo d'ulivo

I ciclisti salentini andranno da Lecce a Manduria, portando e offrendo un segno di pace agli immigrati

Nella vicina città di Manduria, un campo allestito ospita centinaia di migranti, per lo più di origini tunisine, che fuggono dalla miseria in cerca di una vita migliore. Sono persone che soffrono: nessuno è contento di abbandonare la propria casa e i propri affetti, soprattutto se costretto dalla povertà. In queste settimane, ci sono state numerose manfestazioni di solidarietà da parte di singole persone e associazioni locali. In questo senso, l'associazione di promozione sociale “Salento Bici Tour” ha organizzato una biciclettata di solidarietà per domenica prossima, da Lecce a Manduria. Sarà la domenica della palme: una festa che, al di là del significato strettamente religioso, richiama il valore supremo della Pace, come “convivialità delle differenze”, per citare Don Tonino Bello. L'appuntamento è fissato a Lecce, in Piazza Sant'Oronzo alle 9 esatte. La biciclettata è aperta a tutti. Per arrivare a Manduria i partecipanti, attraverseranno paesini e stradine di campagna, e si 'armeranno' di un piccolo ramoscello di ulivo. Il percorso durerà circa tre ore e mezzo, andando con andatura lenta. Intorno alle 13, giungeranno a destinazione. A quel punto incontreranno i ragazzi tunisini, parleranno con loro, cercheranno di capire le loro ragioni, portando loro un messaggio di pace e solidarietà. Per la notte alcuni di loro torneranno indietro, altri accamperanno con tende e sacchi a pelo in prossimità del campo – se la polizia lo permetterà. Oppure a breve distanza. Chi accamperà ritornerà lunedì mattina, in bici o utlizzando il servizio di trasporto gratuito offerto dalle Ferrovie Sud Est. L'evento è già stato lanciato sui Social Network, ed ha riscosso decine di adesioni (http://www.facebook.com/event.php?eid=217070621641791) “Andare a Manduria in bicicletta” afferma il presidente di Salento Bici Tour, Carlo Cascione, “sarà anche un segno per indicare una delle possibilii strade, forse l'unica, per uscire dalla crisi ambientale e umanitaria che stiamo attraversando, e cioè la strada della descrescita. La descrescita vuol dire rifiutare l'imperativo delle crescita a ogni costo, dell'economia come scienza dominante, e iniziare a pensare delle alternative concrete; questo comporta un'autolimitazione volontaria nell'utilizzo delle risorse e uno sguardo più ampio, e in prospettiva, sulla situazione umanitaria ed ecologica. Il settore dei trasporti è allo stesso tempo centrale ed esemplare della situazione che viviamo: ogni persona che guida una macchina, come ben spiegava Ivan Illich nel suo saggio “Energie et Equitè”, è come se avesse un centinaio di schiavi a sua disposizione. Si da il caso que questi 'schiavi' esistano nella realtà, anche se non sono quelli che praticamente trainano le nostre macchine, e in questo momento bussano alle nostre porte. Non possiamo restare indifferenti”. Articolo correlato Emergenza immigrati. 3.300 posti per l'accoglienza (13 aprile 2011)

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