Impresa e giovani. Le storie dei senior

Lecce. “Frammenti di storia dell’impresa salentina”. Servizi, petrolio ed ediliza negli anni del boom. Tre “capitani” si raccontano

Giulio Musca, Salvatore Ruggeri e Giovanni Semeraro. Moderati dal direttore del Nuovo Quotidiano di Puglia, Claudio Scamardella, ancora tre imprenditori raccontano le tappe della propria vita professionale e della crescita del territorio in “Frammenti di storia dell’impresa salentina – Testimonianze a confronto”, seconda puntata del ciclo di incontri promosso dal “Gruppo Giovani” di Confindustria Lecce, per conoscere volti, storie e curiosità di chi scritto la storia dell’industria nel Salento. Dopo Antonio Filograna (Filanto), Armando Pedone (della pasta) e Cosimo Romano (Meltin Pot), l’iniziativa offre un salto generazionale non solo anagrafico dei protagonisti, ma anche di interessi e settori. Cambia il mercato e cambiano le attività tradizionali. Dagli anni tra le guerre al boom economico dei ’50: gli imprenditori di 2a generazione iniziano le rispettive carriere dedicandosi ai servizi, l’edilizia e i carburanti. “Fare impresa”. Più facile ieri o più semplice oggi accedere al mondo del lavoro? Come si riesce, nonostante le difficoltà dei cicli economici e l’atavico gap infrastrutturale del meridione del Paese, a creare attività di successo? Risponde “oggi” Giovanni Semeraro, e pensa a internet. Lui, leccese, classe 37, laureato in Giurisprudenza, impegnato sul fronte bancario (presidente dal 1975 al 2000 di quella che fu la Banca del Salento, poi Banca 121) finanziario, industriale, della cooperazione sociale, dello sport e attualmente nell’industria dolciaria tradizionale. “Il web è un ottimo strumento per creare possibilità infinite e per inventare”. Ma nel suo discorso c’è qualcosa che non torna. Dove sono le disponibilità economiche per i giovani? Dove gli Istituti bancari che fanno credito? Potere alla fantasia, ma fino a che punto? Sui giovani, il richiamo di Salvatore Ruggeri (60enne politico/ deputato – imprenditore) è a responsabilizzarsi e a crescere. Come se fosse semplice. Mancano banche che possano assistere con i contributi. La volontà, come una volta, non fa miracoli. “Eppure – dice Ruggeri – l'abnegazione ha avuto un gran peso nella mia vicenda personale e di conseguenza professionale”. Partendo con mezzi limitati, la sua attività imprenditoriale ha inizio nel 1973 quando, dopo aver conseguito la maturità magistrale, costituisce una società (che amministra da oltre 35 anni) per la commercializzazione di profilati in alluminio e accessori necessari alla produzione di infissi per l’edilizia. Dall’attività commerciale l’interesse si è via via spostato verso l’area industriale. Alla fine degli anni '80 crea, con un gruppo italiano, una società per la verniciatura dei profili di alluminio realizzando uno stabilimento posizionato nel nord barese e negli anni 2000 costituisce un Consorzio d’Imprese con altre società per realizzare un impianto di estrusione di alluminio nel Comune di Muro Leccese. Per Giulio Musca, 68enne originario di Francavilla Fontana, la vita lavorativa comincia a 17 anni, in una fonderia di Torino. “Da ragazzo ho fatto l'emigrante” racconta. Nel 1962, il rientro a San Pancrazio e l'impiego presso le Officine Massari fino al 1975, dove ricopre l’incarico di responsabile del personale, delle relazioni per i rapporti di lavoro con le forze armate e di direttore commerciale vendite in Italia e in tutti i paesi del Nord Africa. Sono gli anni dei grandi viaggi: Libia, Tunisia, Palestina e Sudamerica. Poi scopre il “mondo dei servizi”, si specializza nel campo e diventa responsabile commerciale della concessionaria “Iveco Imes Industriali” di Brindisi. “In questo settore ho scoperto l'importanza del marketing, del metodo di lavoro e dell'innovazione. Ciò che raccomando ai giovani è la professionalità per evitare improvvisazioni”. “Nelle grandi città – dice Ruggeri – ci sono ragazzi che lavorano come camerieri e conoscono tre lingue per riuscire ad approcciare con ogni tipo di clientela. Il livello di preparazione è alto”. E ne beneficia innanzitutto un settore: il turismo. Perchè anche nei processi di globalizzazione si parte dal territorio. E il territorio salentino è “la terra promessa” per lo sviluppo dell'industria turistica. La scommessa è capire se siamo pronti a usufruire di questo potente brand “immateriale”. “Dipende” dice Semeraro. Il cambio di passo sta nel considerare il settore come un'industria vera e propria per la quale essere in grado di mettere in campo servizi, formazione, capacità manageriali e studio, analisi di settore. Ma Ruggieri è più preciso: “A Rimini ci sono gli alberghi sul mare e qui non c'è neanche l'Alta Velocità. Dove stiamo andando? In che direzione vanno le nostre amministrazioni”. Ed ecco che il discorso vira repentinamente sul rapporto tra politica e imprenditoria. La provocazione è del direttore Scamardella: l'imprenditoria è responsabile di non aver fatto sistema, per il benessere del territorio, di fronte alla politica e alle Istituzioni? “La politica ingessa le logiche industriali e 'oppone' paletti continui alla crescita” dice Musca. Idem Semeraro: “quando l'industria chiede aiuto – si lamenta – la politica chiede qualcosa in cambio: assunzioni, assunzioni e assunzioni. Non voglio farmi strumentalizzare e ho degli obiettivi, per le aziende e per i dipendenti”. Insomma, meglio fare da soli, sia nei rapporti con il pubblico che con il privato. Basti pensare che, per avere uno sponsor, l'Unione sportiva Lecce (guidata proprio dalla famiglia Semeraro) ha dovuto rivolgersi al Nord Est. Sulle maglie della squadra c'è scritto infatti, “Veneto Banca”. L'accordo porta nelle casse della società cinquecentomila euro a stagione. “Qui – conclude Semeraro – non si è fatto avanti nessuno”.

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