Pa: contenimento della spesa. Fitto impugna la legge regionale

Roma. Salgono a 4 le norme eccepite. Nel caso, il provvedimento riguarda ottimizzazione e valutazione della produttività del lavoro pubblico e contenimento dei costi degli apparati amministrativi in Regione

Questa volta il problema è il contenimento della spesa pubblica da parte delle pubbliche amministrazioni. E in particolare da parte della Regione Puglia. Il Consiglio dei Ministri, infatti, su proposta del Ministro per i Rapporti con le Regioni e per la Coesione territoriale, Raffaele Fitto, ha impugnato un'altra legge. Dopo l'impugnativa sul bilancio, il Cdm passa la vaglio della costituzionalità, un testo fortemente voluto dal governo Vendola e che, almeno nelle intenzioni, aveva lo scopo di chiudere i rubinetti degli sprechi. Si tratta della n. 1/2011, “Norme in materia di ottimizzazione e valutazione della produttività del lavoro pubblico e di contenimento dei costi degli apparati amministrativi nella Regione Puglia”. Nello specifico, è considerata “censurabile” la disposizione contenuta nell’art. 9, nella parte in cui stabilisce che “il limite del 20% della spesa sostenuta dalla Regione per incarichi di studio e consulenza non trova applicazione per gli incarichi che gravano su risorse del bilancio vincolato nonché per gli incarichi istituzionali di consigliere del Presidente della Regione”. In particolare, è il “generico” richiamo al bilancio vincolato a non consentire di comprendere l'entità e la portata dell'intervento riduttivo. Parimenti censurabili, sono le disposizioni di cui all'articolo 10, comma 1 e 11, comma 1 in quanto viene stabilito che “tali disposizioni non si applicano alle spese per relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e rappresentanze, a valere sulle risorse del bilancio vincolato”. Le disposizioni di cui all’articolo 11, commi 2, 3, 4 e 5, che prevedono la corresponsione di un rimborso forfettario giornaliero al personale, per ogni giornata di effettiva presenza in servizio assumendo a base di calcolo la distanza chilometrica tra il comune sede dell'ufficio di appartenenza a quello della sede di lavoro, si pongono in contrasto con le disposizioni recate dal Titolo III (Contrattazione collettiva e rappresentanza sindacale di cui al d. l.gs. 165/2001), in base al quale “il trattamento economico fondamentale e i criteri utilizzati per la sua erogazione devono essere definiti in sede di contrattazione integrativa e violano l'articolo 117, 2° comma, lettera l) della Costituzione, la quale riserva alla competenza esclusiva dello Stato la materia dell'ordinamento civile”. E ancora, l’ultimo periodo dell’art. 13 si pone in contrasto con la normativa vigente in materia di contenimento della spesa e di vincoli alle assunzioni del personale di regioni ed enti locali (di cui all’art. 9, comma 28 del d.l. n. 78/2010 le cui disposizioni costituiscono principi generali ai fini del coordinamento della finanza pubblica, ai quali si adeguano le regioni, le province autonome e gli enti del Servizio sanitario nazionale) violando i principi stabiliti dall'articolo 117, 3° comma della Costituzione che inquadra la materia del coordinamento della finanza pubblica fra quelle di legislazione concorrente. Il Governo ha, invece, rinunciato all’impugnativa pendente sulla legge regionale della Puglia n. 11/2010, che fu impugnata nello scorso novembre 2010 in quanto subordinava l’efficacia delle regole del Patto di Stabilità interno e le disposizioni in materia di rientro del disavanzo sanitario alla sottoscrizione dell’accordo sul Piano. La legge della stessa Regione Puglia n. 19/2010 (in riferimento al bilancio), esaminata dal Consiglio del Ministri del 23 febbraio 2011, ha abrogato la norma censurata. Inoltre, il Cdm ha deliberato la rinuncia parziale all’impugnativa sulle disposizioni della legge della regione Puglia n. 12 del 24 settembre 2010, recante “Piano di rientro 2010-2012. Adempimenti”, che, nello stabilire la sospensione degli effetti di precedenti norme regionali impugnate (contenute nelle l. r. n. 4 del 2010 e n. 27 del 2009 e previsive di nuove assunzioni, nonché di stabilizzazioni e inquadramenti di personale sanitario anche della dirigenza medica), limitano significativamente la sospensione sia sotto il profilo oggettivo (in quanto la sospensione opera solo su alcuni degli effetti delle disposizioni impugnate) sia sotto il profilo temporale (in quanto la sospensione si riduce, a seguito della vacatio legis, a soli pochi giorni) e sostanzialmente stabilizzano, per i periodi in cui non opera la sospensione, gli effetti delle disposizioni impugnate, confermando l’illegittimità costituzionale di queste ultime, con violazione dei medesimi principi costituzionali. In ordine alle disposizioni censurate della l. r. n. 12 del 2010 sono state infatti apportate con la legge n. 19 del 31 dicembre 2010, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio di previsione 2011 e bilancio pluriennale 2011-2013 della regione Puglia” modifiche tali da eliminare i motivi d’illegittimità costituzionale. Alcune norme di tale ultima legge invero modificano le disposizioni impugnate, eliminando i limiti temporali posti alla sospensione dalle disposizioni della l. r. n. 12 del 2010. Permane invece l’impugnativa in ordine alle disposizioni che stabiliscono, senza prevedere la prescritta intesa tra la Regione e l’Università, il blocco del turn – over anche per i medici ospedaliero – universitari, incidendo in tal modo sull’autonomia universitaria, tutelata dall’art. 33, Cost., e sul principio di leale collaborazione di cui agli artt. 117 e 118 Cost.

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