Processo ‘Erba e mazzette’. Tutti assolti

Lecce. Chiesti oltre 20 anni di carcere per gli imputati, tra cui Carlo Longhi, ex arbitro. Per i giudici non vi fu alcun illecito

LECCE –Si è concluso con una lunga serie di assoluzioni il processo nato dall’inchiesta sui lavori di rifacimento del manto erboso dello stadio “Via del Mare” di Lecce. Oltre vent’anni di carcere erano stati chiesti dal pubblico ministero Giovanni Gagliotta. Nove gli imputati cui veniva contestato principalmente il reato di corruzione. “Questo – aveva detto il pubblico ministero all’inizio della lunga requisitoria – è un processo di ordinaria corruzione”. Sul banco degli imputati anche Carlo Longhi, 66enne ingegnere di Roma, ex arbitro internazionale di calcio e moviolista della Rai, coinvolto nella doppia veste di collaudatore del Comune e di componente della commissione manti erbosi della Lega Calcio. L’ex arbitro è stato dunque assolto, mentre per lui l’accusa aveva chiesto una condanna a tre anni di reclusione. Assolti anche Ivan Vernich, 50 anni, funzionario del Comune di Lecce (oltre alla corruzione gli era stato contestato anche il reato di truffa); Virginia Costa, componente della commissione manti erbosi della Lega calcio (il padre, l’imprenditore torinese Adriano Costa, ex responsabile di una parte delle relazioni esterne della Juventus, ha già patteggiato una pena ad un anno e quattro mesi); l’imprenditore di Poggiardo Antonio Merico (assolto dall’accusa di riciclaggio), difeso dall’avvocato Laura Minosi; gli imprenditori Paola Toma, titolare della Itagip di Poggiardo, e Roberto Bosco, difeso dall’avvocato Andrea Sambati. A dare avvio all’inchiesta fu un’indagine condotta dalla Procura di Aosta sui ritiri delle squadre di calcio. Da alcune intercettazioni telefoniche si sviluppò uno stralcio salentino dell’inchiesta, da cui emerse il coinvolgimento di imprenditori e funzionari della pubblica amministrazione. I lavori di rifacimento del manto erboso dello stadio salentino furono aggiudicati nel maggio del 2002. Secondo l’ipotesi accusatoria Vernich si sarebbe adoperato (creando ad hoc una lista di imprese con altrettante offerte fantasma) per far ottenere gli appalti dei lavori, per un importo pari a circa 500mila euro, alle imprese Costa, Toma e Merico. In alcune intercettazioni telefoniche, Vernich, prima dell'apertura delle buste per l'assegnazione dell’appalto, avrebbe comunicato telefonicamente alla Costa il buon esito della gara. Longhi avrebbe poi redatto un falso verbale allo scopo di garantire l’appalto alle ditte compiacenti e altri lavori successivi. Vernich, in cambio, avrebbe ottenuto denaro in proporzione agli utili ricavati dalle imprese e, inoltre, più di quattromila euro sotto forma di maglie sportive consegnate alla sua squadra amatoriale. Una tesi che non ha avuto riscontro nella sentenza dei giudici della prima sezione penale, presieduta da Giacomo Conte, secondo cui non vi fu alcuna corruzione o illecito penale. Le motivazioni saranno depositate tra trenta giorni. 19 gennaio 2011 Inchiesta Via del mare. Chiesti 20 anni per gli imputati LECCE – Oltre vent’anni di carcere sono stati chiesti dal pubblico ministero Giovanni Gagliotta nell’ambito del processo nato dall’inchiesta sui lavori di rifacimento del manto erboso dello stadio “Via del Mare” di Lecce. Nove gli imputati cui viene contestato principalmente il reato di corruzione. “Questo – ha detto il pubblico ministero all’inizio della lunga requisitoria – è un processo di ordinaria corruzione”. Sul banco degli imputati anche Carlo Longhi, 66enne ingegnere di Roma, ex arbitro internazionale di calcio e moviolista della Rai, coinvolto nella doppia veste di collaudatore del Comune e di componente della commissione manti erbosi della Lega Calcio. Per lui l’accusa ha chiesto una condanna a tre anni di reclusione. Quattro anni e 8 mesi complessivamente, invece, per Ivan Vernich, 50 anni, funzionario del Comune di Lecce (oltre alla corruzione gli è stato contestato anche il reato di truffa). Un anno e 6 mesi per Virginia Costa, componente della commissione manti erbosi della Lega calcio (il padre, l’imprenditore torinese Adriano Costa, ex responsabile di una parte delle relazioni esterne della Juventus, ha già patteggiato una pena 1 anno e 4 mesi). Tre anni la pena invocata per l’imprenditore di Poggiardo Antonio Merico. La corruzione si ipotizza anche nei confronti degli imprenditori Paola Toma, titolare della Itagip di Poggiardo, e Roberto Bosco, per cui la richiesta è stata rispettivamente di 1 anno e 10 mesi e 2 anni e 2 mesi. A dare avvio all’inchiesta fu un’indagine condotta dalla Procura di Aosta sui ritiri delle squadre di calcio. Da alcune intercettazioni telefoniche si sviluppò uno stralcio salentino dell’inchiesta, da cui emerse il coinvolgimento imprenditori e funzionari della pubblica amministrazione. I lavori di rifacimento del manto erboso dello stadio salentino furono aggiudicati nel maggio del 2002. Secondo l’ipotesi accusatoria Vernich si sarebbe adoperato (creando ad hoc una lista di imprese con altrettante offerte fantasma) per far ottenere gli appalti dei lavori, per un importo pari a circa 500mila euro, alle imprese Costa, Toma e Merico. In alcune intercettazioni telefoniche, Vernich, prima dell'apertura delle buste per l'assegnazione dell’appalto, avrebbe comunicato telefonicamente alla Costa il buon esito della gara. Longhi avrebbe poi redatto un falso verbale allo scopo di garantire l’appalto alle ditte compiacenti e altri lavori successivi. Vernich, in cambio, avrebbe ottenuto denaro in proporzione agli utili ricavati dalle imprese e, inoltre, più di quattromila euro sotto forma di maglie sportive consegnate alla sua squadra amatoriale. La sentenza è attesa per il prossimo 2 febbraio.

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