Omicidio Pinto. Rinviato a giudizio uno dei presunti assassini

Massimo Mello è accusato di concorso in omicidio volontario di Italo Pinto. Il processo prenderà il via il 3 febbraio

LECCE – Il gup del Tribunale di Lecce, Ines Casciaro, ha rinviato a giudizio Massimo Mello con l’accusa di concorso in omicidio volontario di Italo Pinto, avvenuto a Lecce il 12 febbraio del 1987. Il processo si aprirà il prossimo 3 febbraio in Corte d’Assise. Nel corso dell’udienza preliminare, infatti, è stata rigettata la richiesta di giudizio abbreviato condizionato formulata dalla difesa dell’imputato. Le indagini sull’omicidio di Italo Pinto rientrano nell’inchiesta battezzata “Maciste 2”, condotta dai carabinieri del Ros e dalla polizia di Lecce, e che ha portato, a settembre del 2009 all’esecuzione di 38 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse su richiesta della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo salentino, per numerosi omicidi e tentati omicidi aggravati dal metodo mafioso. Le indagini, incentrate sui principali capi storici della frangia leccese della Sacra corona unita, furono avviate nel 2002 e consentirono di ricostruire, anche sulla base delle dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia, i moventi, gli autori e i mandanti di oltre 18 omicidi e 10 tentati omicidi commessi durante la guerra di mafia che determinò il cruento scontro armato per il controllo del territorio che, dal 1987 al 2002, vide contrapposti gli storici sodalizi leccesi De Tommasi e Tornese e altri ancora. I vari episodi sono stati poi separati per una gestione più agevole dei processi. Pinto, elemento di spessore criminale notevole, entrato in contatto durante i lunghi periodi di detenzione con elementi del terrorismo eversivo di sinistra (avrebbe anche partecipato ad alcune rivolte in carcere), e ritenuto un affiliato alla Sacra corona unita, sarebbe stato ucciso su mandato dell’allora capo Antonio Dodaro per dissidi nell’ambito del traffico di stupefacenti. Raccontano le cronache che Dodaro, da vecchio boss legato a certi principi, non volesse sentir parlar di droga nel suo territorio. La sua figura è strettamente legata a quella di Pino Rogoli, capo indiscusso e fondatore della Scu. Dodaro era considerato il braccio destro e il referente di Rogoli nel leccese. L'investitura ufficiale avviene con una lettera dell'aprile del 1986: “Sei tu”, scrive Rogoli, “il capo Crimine, che devi dare conto solo a me e a nessun uomo al mondo”. La sua storia criminale finisce il 12 dicembre del 1988, trucidato nella sua abitazione insieme alla moglie e al suocero. Sul petto insanguinato i killer gettano una bustina di eroina. Sempre nell’ambito dell’omicidio di Italo Pinto, oltre a Massimo Mello, sono già stati rinviati a giudizio Giovanni De Tommasi, e Mario Tornese. Il primo, in particolare, avrebbe accompagnato e consegnato la vittima ai sicari. Si tratta di un delitto che ha fatto, per certi versi, scuola. “Siamo nella prima fase, quella dell’affermazione sul territorio – ha spiegato il procuratore Motta il giorno dopo l’operazione Maciste – con l’eliminazione della vecchia guardia della malavita locale”. Negli anni successivi i clan avrebbero iniziato una lotta sanguinosa per il controllo del territorio e dei traffici illeciti, lastricando di sangue e di morte le strade del Salento.

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