Natali

Il Maestro si fa in quattro; o almeno in due

Nella liturgia cristiana contende il titolo di giorno più bello alla domenica di Pasqua. Oggi bisogna mettere da parte ogni paura e lamento, dice questo oratorio composto da Bach per le festività del 1734. L'orchestra saluta la data chiave del calendario, che un buon pezzo di mondo ha fatto proprio, con timpani vigorosi e trombe solenni. Ma si tratta di una parodia, nel senso serissimo del termine. Il compositore infatti riciclò la musica di un'altra cantata, scritta un anno prima per ricordare un'altra nascita presumibilmente poco meno eccellente: il compleanno di Maria Giuseppa, regina di Polonia. A quei tempi il lavoro era duro, i padroni esigenti e c'era poco da atteggiarsi a originali. Gli antichi, ignorando di essere antichi, non si davano molta importanza e Bach fu un po' l'artista usa e getta per eccellenza: l'oratorio di Natale dovette aspettare più di cent'anni per la sua seconda rappresentazione. Il primo verso spiega tutta l'orchestrazione, infatti dice: risuonate timpani, squillate trombe in onore della regina. Tradotto in moneta assai spicciola era qualcosa come “meno male che Maria Giuseppa c'è”, ma con Johan Sebastian al posto di Apicella. Facciamoci gli auguri e facciamocene una ragione.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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