Rifiuti. Per la Consulta la Regione non può legiferare

“La competenza in tema di tutela dell’ambiente, in cui rientra la disciplina dei rifiuti, appartiene in via esclusiva allo Stato”

“La sentenza con cui oggi la Corte Costituzionale ha ritenuto in parte illegittima un'altra legge della Regione Puglia, la 36/09 in materia di rifiuti, dimostra – si legge in una nota del Ministro degli Affari Regionali, Raffaele Fitto – quanto sia importante avviare nei fatti e, spero, da subito, quella stagione di dialogo e confronto tra Governo e Regione invocata ed auspicata nei giorni scorsi. Applicando anche con la Regione Puglia quel metodo di confronto e conciliazione preventiva che da tempo adottiamo con altre Regioni su molte materie, eviteremmo continui ricorsi alla Consulta. Ritengo invece – conclude Fitto – che dal confronto possano derivare effetti positivi per l'attività del Governo e della Regione e per il nostro territorio”. “La competenza in tema di tutela dell’ambiente, in cui rientra la disciplina dei rifiuti, appartiene in via esclusiva allo Stato” e per questo “non sono ammesse iniziative delle regioni di regolamentare nel proprio ambito territoriale la materia pur in assenza della relativa disciplina statale”. Lo sottolinea la Corte costituzionale, dichiarando illegittimi due articoli della legge varata nel 2009 dalla Regione Puglia e inerente ‘l’esercizio delle competenze di materia di gestione dei rifiuti’. Con la sentenza n. 373 depositata oggi, i giudici della Consulta rilevano che “il legislatore regionale non poteva disporre che l’esercizio delle funzioni pianificatorie della Regione potesse prescindere dalla previa adozione degli indirizzi di carattere generale che la legge statale ritiene invece essenziali”. A sollevare il caso di fronte alla Corte era stata la presidenza del Consiglio dei ministri: la Consulta ha ‘bocciato’ le norme contenute nella legge pugliese evidenziando la violazione dell’articolo 117, secondo comma, della Costituzione, che delinea le competenze dello Stato e delle Regioni.

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