Burgesi e tumori: la difficoltà di un’analisi

 

Dopo l’interrogazione di Caforio sulla discarica sull’incidenza dei tumori un nostro lettore, propone un interessante spunto di discussione

di Fernando Rizzello, medico ricercatore presso l’Università di Bologna Ho letto con interesse l’articolo dal titolo “Burgesi. Interrogazione del senatore Caforio: analisi sui tumori subito” in merito alla richiesta del senatore dell’Idv e l’ampia discussione sorta intorno ai dati presentati dall’Osservatorio Epidemiologico Regione Puglia. Ho letto, inoltre, la annosa discussione in atto sul suo giornale sulla sicurezza sanitaria della discarica Burgesi, anche in relazione ai dati suddetti. Da ugentino emigrato, il mio punto di vista è limitato a quello che riesco a leggere, non entro nella diatriba politica, ma mi farebbe piacere discutere il perchè le, seppur lecite, domande del senatore Caforio e dei miei (ex)concittadini sono destinate a rimanere, nell’immediato, senza risposta. I dati che hanno sollevato le preoccupazioni generali sono quelli pubblicati all’indirizzo web http://www.oerpuglia.org/Atlante.asp e liberamente scaricabili. Si tratta di un interessante lavoro epidemiologico che, come ben descritto nell’introduzione, serve per formulare delle ipotesi sulle cause di un evento registrato, quando questo presenta un evidente discostamento rispetto alla media regionale o nazionale. Per l’appunto, formulare delle ipotesi, che andranno verificate con metodiche di studio più robuste. Questo genere di studi ha molti limiti che occorre tenere in conto quando si analizzano i risultati. Prima di tutto l’origine del dato, estratto retrospettivamente (ossia guardando i dati degli anni precedenti) dai formulari Istat in termini di ICD-9 o ICD-10 nell’ultimo anno. Il sistema Icd attribuisce un codice ad ogni malattia cercando di catalogarne tutti gli aspetti. E’ facilmente intuibile che se i codici sono compilati erroneamente, sarà erroneo il dato estratto non potendo fare nessun tipo di incrocio. Inoltre, occorre considerare la stabilità della popolazione sia in termini di immigrazione che di emigrazione (intesa, ovviamente, come popolazione residente, non di “extracomunitari”). Mi spiego, se una persona cambia residenza e, quindi, manifesta un tumore che lo conduce a morte, il dato sarà registrato nella nuova sede di residenza e perso in quella di origine e viceversa. Detto questo, il bel lavoro del prof. Barbuti mette in evidenza che un gruppo di comuni del sud della provincia di Lecce presenta una mortalità generale maschile dal 5 al 20% superiore rispetto alla media regionale. Il dato è minore per la mortalità femminile. Quando si passa ad analizzare la mortalità per singola causa, anche la mortalità per tumori è aumentata nel comune di Ugento e nei comuni limitrofi (vedi dati nelle tabelle excel sempre disponibili allo stesso indirizzo). Ma qui occorre fare alcune piccole precisazioni: 1. La mortalità per tumore è un concetto diverso dalla incidenza di tumori. E’ un dato robusto, ossia è difficile che sia un evento discutibile, perché la morte non è questionabile, ma non esprime il problema tumori nella sua interezza. Mi spiego meglio, i tumori che portano a morte sono quelli maligni, molto aggressivi o che vengono diagnosticati con molto ritardo, ma per fortuna questi non sono tutti i tumori. I tumori, quindi, potrebbero essere in numero molto maggiore tenendo conto delle forme benigne o di quelle diagnosticate precocemente per cui si ha la guarigione; 2. Le esatte dimensioni del problema tumori è espresso dalla incidenza (ossia il numero di nuove diagnosi su una determinata popolazione in un anno) e dalla prevalenza (ossia il numero totale dei pazienti con la diagnosi di tumore su una determinata popolazione in un anno), ma per fare questo occorre uno studio prospettico e non retrospettivo come quello in discussione, ossia uno studio che inizia nel 2010, per esempio, e monitorizza l’andamento di tutta la popolazione in osservazione per i successivi 5 o 10 anni; 3. Il periodo di osservazione, inoltre, è fondamentale. Il periodo di osservazione dello studio dell’Oer è di 5 anni, periodo minimo per un fenomeno lento come quello della genesi tumorale. L’unico inquinante ambientale che porta rapidamente ad un incremento tumorale è quello radioattivo e, credo e spero, non è il caso della discarica Burgesi. 4. I cosiddetti fattori “confondenti”, ossia se devo stabilire che vi è relazione di causa-effetto tra due eventi, devo evitare che vi siano altri fattori di rischio che, mischiati all’evento in osservazione sono falsamente causa della relazione con il risultato. Alcuni esempi deducibili dai dati dell’Oer sono, ad esempio, l’incremento del cancro della laringe, faringe e polmone. Questo tipo di neoplasia, rispetto agli inquinanti ambientali, dovrebbe considerare tutti i cancerogeni volatili, ad esempio per la combustione di materiale nocivo (i roghi di spazzatura, per intenderci). Ma, il cancerogeno volatile più diffuso rimane il fumo di sigaretta che, per quel che mi risulta, non è stato, se non blandamente, oggetto di campagne di dissuasione e rimane una forte incidenza di fumatori nelle fasce di età più giovani. Difficile dare la colpa alla discarica senza tener conto del rischio indotto dalle onduline di Eternit che, basta fare una passeggiata, sono ancora utilizzate o, al massimo, abbandonate sul bordo dei tratturi di campagna o di quello legato alle varie attività professionali a rischio (solventi, saldature ecc) che poco si avvalgono delle norme di tutela della sicurezza sul lavoro. Similmente, che mi risulti, non è stata effettuata nessuna campagna di prevenzione per il cancro del colon-retto (screening di popolazione mediante sangue occulto fecale e individuazione delle famiglie a maggior rischio in base alla familiarità), del cancro della cervice uterina e della mammella nella donna (screening periodico dopo i 35 anni di età), del cancro epatico in una zona ancora endemica per l’epatite B e C. E via di dicendo. E’ difficile mettere in connessione il dato proposto dall’Oer con eventuali inquinanti ambientali. Per uscire dalla tematica tumorale, lo studio segnala che la bassa provincia del leccese ha una alta mortalità, di gran lunga superiore rispetto alla media regionale, per patologie vascolari cerebrali (ictus, per intenderci) ed infarto miocardico. Questo è un segno evidente che è necessario fare una azione di prevenzione e sensibilizzazione sui fattori di rischio e correttezza terapeutica (fumo, obesità, familiarità, diabete, ipercolesterolemia ed ipertrigliceridemia, controllo adeguato della pressione arteriosa). Su questo, gli inquinanti ambientali poco contano ma un ictus evitato è un grande servizio per il cittadino e la sua famiglia ed un enorme risparmio di risorse economiche. Per questo, sul mero piano economico, ogni euro investito in prevenzione porta a molti euro risparmiati nell’immediato futuro. In conclusione, l’interrogazione del senatore Caforio rimarrà senza risposta se non viene pianificato uno studio osservazionale prospettico che si concluderà tra 10 anni. Diverso è chiedere di essere costanti e severi nel controllo dei pozzi “spia” sia all’interno della discarica che nelle zone limitrofe, dello sversato o altro. Condivido le conclusioni dello studio, in quanto base di partenza per studi successivi, alle quali rimando, così come le preoccupazioni per la salute pubblica dei privati cittadini che devono essere estese, però, non solo agli inquinanti ambientali ma anche alla gestione della salute pubblica in toto.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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