Epitaffi (o quasi)

Musica per Piazza Fontana

12 dicembre 1969: una bomba nel centro di Milano fa 17 morti e 89 feriti. Le autorità reagiscono immediatamente arrestando degli anarchici (e qui un noto giornalista, più tardi specializzatosi in atrocità possibilmente irrisolte, ha già risolto il caso). Intanto, durante un interrogatorio, il presunto terrorista Pino Pinelli cade misteriosamente da una finestra della Questura del capoluogo lombardo. La pista anarchica si rivelerà poi una bufala. I primi a capirlo composero, sulle note di “Il feroce monarchico Bava” (Beccaris, il militare che aveva sparato sulla folla milanese nel 1898), “La ballata del Pinelli”, in cui compare per la prima volta la locuzione “strage di Stato”. Oggi non tutti cantano tutte le strofe, forse perché vi si critica ferocemente il commissario Calabresi, assassinato per vendetta nel '72. A lui Sandro Portelli dedicherà “Povero Calabresi”, che parla di un poliziotto usato e gettato via da oscuri superiori (performance introvabile, si accettano segnalazioni). Tra i mandanti di quell'omicidio, dopo una polemicissima trafila giudiziaria, ci sarà Adriano Sofri. A lui Paola Turci dedica “Il gigante”. In Italia i 15 minuti di celebrità che Andy Warhol profetizzava per tutti si tramutano in 15 tristi righe di epitaffio in musica.

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