Muore a Bologna operaio di Casarano. Era in coma da mesi

Il trentatreenne, vittima in estate di un terribile incidente stradale, si è spento giovedì scorso, presso l’ospedale “Maggiore”

Marco Daniele Cirfiera non ce l’ha fatta. Il trentatreenne operaio di Casarano, vittima questa estate di un terribile incidente stradale, si è spento giovedì scorso a Bologna, presso l’ospedale “Maggiore” dove era ricoverato, dopo essere stato per più di tre mesi in stato di coma. La salma di Daniele è stata trasferita a Casarano, nella casa dei suoi genitori, in via Sesia (nei pressi del Liceo Scientifico), dove è stata allestita la camera ardente. I funerali si svolgeranno oggi pomeriggio, alle ore 15, partendo da via Sesia. Il rito religioso sarà celebrato nella parrocchia di Maria SS. Annunziata (Chiesa Matrice). Da alcuni giorni il profilo di “Facebook” dello sfortunato Daniele è invaso da messaggi di saluto e di cordoglio da parte di amici e conoscenti. Daniele Cirfiera era rimasto gravemente ferito in seguito a un incidente stradale che si è verificato la sera di lunedì 2 agosto 2010. Quel pomeriggio il giovane viaggiava in sella della sua Yamaha R6 600 sulla strada provinciale che collega Bologna a Imola, in direzione Imola. Giunto all’altezza di Poggio, una frazione del comune di Castel San Pietro Terme, è andato a scontrarsi violentemente sulla fiancata di una Ford Focus, che viaggiava nel suo stesso senso di marcia, impegnata in una svolta sulla sinistra, per accedere in via Cartara, una strada laterale. Lo schianto era stato improvviso e tremendo. Il centauro, sbalzato dalla sella, aveva fatto un volo di diversi metri, prima di cadere rovinosamente sull’asfalto, finendo al centro della carreggiata. Le sue condizioni erano apparse subito gravissime: il tremendo impatto gli aveva fatto perdere conoscenza, mai ripresa in questi tre mesi, e trasportato con l’elisoccorso. L’impatto tra i due mezzi era stato devastante, tant’è che l’auto si era girata di novanta gradi, finendo col il muso nella direzione di provenienza. Il casco, che Daniele portava sempre quando usciva in moto, è bastato solo a prolungargli la vita fino al 4 novembre, giorno in cui il giovane operaio ha smesso di respirare.

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