“Quel matrimonio non s'ha da fare”

Denuncia i genitori dispotici e l'amante respinto: una storia di prevaricazione che arriva dal Sud

Minacce, insulti e perfino botte, tutto per convincerla a sposare un uomo di dieci anni più grande di lei, scelto e imposto dai genitori. Protagonista di questa vicenda, una triste storia di amori negati e diritti violati che sembra emergere dagli abissi del tempo di un Sud arcaico e che invece è attualissima, una 35enne originaria di Castrignano del Capo, non lontano da Santa Maria di Leuca. Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Maria Cristina Rizzo, hanno stabilito che le persecuzioni ai danni della donna sarebbero durate fino al novembre 2009. I due genitori dispotici avrebbero usato ogni mezzo pur di convincere la figlia a sposare il prescelto. La vittima avrebbe cercato in ogni modo di sottrarsi al diabolico piano dei genitori e del 45enne, allontanandosi dalla loro dimora e andando ad abitare in quella del suo fidanzato. L’accanimento dei tre, madre, padre e “promesso” sposo, si sarebbe addirittura inasprita, riuscendo perfino a far perdere il lavoro al compagno della donna. Una volta avviate le indagini poi, i tre indagati avrebbero accusato la vittima di essersi inventata tutto in preda a deliri di follia. La successiva perizia psichiatrica sulla 35enne non solo avrebbe smentito tale circostanza, ma avrebbe rafforzato il quadro accusatorio a carico dei genitori, cui l’accusa contesta i reati di maltrattamenti, violenza privata. Ingiuria e stalking, invece, le ipotesi di reato a carico dell’uomo, nei cui confronti il gip Ercole Aprile, nell’ottobre 2009, ha disposto un’ordinanza con cui si vieta di avvicinarsi ai luoghi frequentati da quella che sicuramente non sarà mai sua moglie.

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