Omicidio Basile: la Cassazione ana la decisione del Riesame

Colpo di scena nell’inchiesta sull’omicidio di Peppino Basile, il consigliere dell’Italia dei Valori assassinato ad Ugento la notte tra il 14 e il 15 giugno 2008. Ieri, la Corte di Cassazione ha anato, accogliendo il ricorso presentato dai legali dei due Colitti, gli avvocati Francesca Conte e Roberto Bray, la decisone del Tribunale del Riesame, che aveva confermato la custodia in carcere per i due presunti autori dell’omicidio. Gli atti tornano dunque al Tribunale della libertà, che sarà chiamata ad esprimersi nuovamente sulla richiesta di scarcerazione della difesa. Quella della Suprema Corte è una decisione importante, che getta nuova luce sull’inchiesta a carico dei vicini di casa di Basile. La Corte, infatti, pur non entrando nel merito, avrebbe, secondo il collegio difensivo, valutato la inattendibilità delle dichiarazioni rilasciate dalla bambina di sette anni (cinque all’epoca dei fatti), unica presunta testimone oculare dei tragici eventi di quella notte di circa due anni fa. Una mancanza di credibilità che fa riferimento anche alle modalità con cui la piccola teste è stata ascoltata. Del resto è proprio sulla testimonianza della minore, uno degli elementi fondamentali dell’ipotesi accusatoria, che accusa e difesa sono pronti a dare battaglia. Per i legali di Colitti, infatti, la piccola teste, non sarebbe attendibile poiché il suo racconto non sarebbe frutto di una visione diretta ma di una ricostruzione condizionata da fattori esterni e dal racconto fatto da adulti. Non è un mistero, infatti, che sia la dottoressa Laura Volpini, psicologa forense, psicoterapeuta e docente di psicologia giuridica presso l’Università di Roma “La Sapienza”, uno dei consulenti della difesa nel giudizio immediato nei confronti di Vittorio Luigi Colitti, il 19enne (minorenne all’epoca dei fatti) accusato, in concorso con il nonno, dell’omicidio di Basile, uno dei punti cardine della linea difensiva. Alla dottoressa Volpini spetta il compito di riferire sull’attendibilità delle dichiarazioni della piccola testimone dell’accusa. Un’attendibilità inficiata, secondo la consulente, da una serie di elementi riscontrabili in dottrina e che dimostrerebbero la mancata applicazione delle regole di norma utilizzate nell’ascolto dei minori. Resta confermata dunque, almeno per il momento, la custodia cautelare in carcere per i due presunti esecutori materiali del delitto Basile. Vittorio Coliti, agricoltore di 66 anni, si trova al momento ricoverato presso una clinica per motivi di salute, non essendo le sue condizioni compatibili con il regime carcerario. Il nipote, invece, Vittorio Luigi, si trova nell’Istituto di pena minorile “Fornelli” di Bari. Passerà nuovamente dal Riesame il destino dei due, per cui potrebbero anche riaprirsi la strada della libertà.

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