Salvemini su De Masi, un anno fa. Intervento ancora attuale

Un anno fa Carlo Salvemini sottolineava l’inopportunità della candidatura di Ivan De Masi a sindaco di Casarano, per via della sua attività di imprenditore

Riceviamo e pubblichiamo l'intervento di Carlo Salvemini di un anno fa, uscito su “Nuovo Quotidiano di Puglia”. All'epoca faceva parte del direttivo Pd (era componente le assemblee provinciale, regionale e nazionale) e si espresse in maniera critica a proposito della candidatura di Ivan De Masi a sindaco di Casarano. Da allora è passato un anno ma l'argomento è quanto mai attuale. Seguo come molti il vivace confronto politico che da mesi appassiona il centro sinistra di Casarano, impegnato nella scelta del candidato sindaco per le prossime amministrative. E avverto, nel mio piccolo, l’utilità di ragionare a voce alta sullo scenario che si va profilando pur essendo estraneo e lontano dagli interessi politici di quella comunità. Lo faccio perché penso, forse sbagliando, che in questa vicenda si stia determinando una questione rilevante che interroga i fondamenti della cultura politica del Pd e del centro sinistra in generale. Mi riferisco al modo con il quale il delicato tema del conflitto d’interessi, che ha segnato nel profondo la riflessione sul governo e le sue regole, sulla difesa degli interessi pubblici dai potenziali condizionamenti derivanti dagli interessi imprenditoriali e professionali di un decisore pubblico, viene interpretato dalle forze del centro sinistra lontano da Roma. Quando in gioco non v’è il governo del Paese ma quello di un Municipio. Quando il soggetto coinvolto non è il magnate del sistema radiotelevisivo privato ma un autorevole imprenditore locale presente in più settori d’attività. Non contesto l’idea di quanti considerano Ivan De Masi il miglior candidato possibile alla poltrona di sindaco di Casarano. Le sue esperienze professionali, i suoi successi di dirigenti sportivo vengono considerate credenziali autorevoli da poter utilmente spendere nella competizione elettorale. Ma penso che il centro sinistra non dovrebbe candidarlo per semplici ragioni di coerenza e opportunità. E confido che l’interessato debba riflettere sulla necessità di un sofferto meditato ritiro dalla competizione per non incorrere in una plateale situazione di conflitto d’interesse tra la sua attività di imprenditore privato e quella di sindaco della città. In nome di principi e valori cari allo schieramento che vuole rappresentare. E’ superfluo dover riassumere i molteplici settori d’interesse del gruppo Italgest nel Salento e nella stessa Casarano: basta scorrere l’organigramma delle attività in essere per avere conferma dell’estensione del business aziendale. E’ banale dover sottolineare come questa importante e legittima attività d’impresa incroci ripetutamente l’ambito delle competenze e responsabilità dell’ente comunale, in termini di concessioni pubbliche, autorizzazioni, pareri. E’ scontato constatare l’esistenza di più progetti imprenditoriali riferibili al gruppo Italgest rispetto ai quali Giunta e Consiglio comunale di Casarano dovranno essere chiamati ad esprimersi (come già avvenuto). E’ a tutti noto il ruolo di primo piano che Ivan De Masi svolge all’interno dell’impresa diretta dal fratello. A me tutto questo pare più che sufficiente per ritenere politicamente non opportuna quella candidatura. E’ infatti palese e incontestabile che in questa situazione la titolarità dell’interesse privato è tale da condizionare l’esercizio delle funzioni pubbliche eventualmente attribuite. E’ infatti palese e incontestabile che in questa situazione è concreto il rischio del mancato rispetto del criterio oggettivo dell’indipendenza e neutralità dell’amministratore pubblico, vale a dire la cosiddetta “indipendenza in apparenza”, quella cioè che si manifesta agli occhi di terzi. Non credo che il centro sinistra, che in questi quindici anni ha in più occasioni individuato nella mancata disciplina del conflitto d’interessi dei titolari delle cariche pubbliche una delle grandi anomalie del nostro Paese (facendo poi poco per correggerla), possa considerare sufficiente il richiamo all’art. 63 del Testo Unico degli Enti Locali sulla incompatibilità per disciplinare la situazioni quale quella in esame. Proprio la delicatezza del tema e i continui riferimenti alla vicenda nazionale, lo impegna a mio avviso ad un supplemento di rigore e coerenza pena la perdita di fiducia e credibilità presso il suo elettorato. E alcuni fatti sono lì a dimostrare che molti considerano la normativa vigente non adeguata a depotenziare simili conflitti. Ricordo a quanti anche nel Pd guardano con legittima simpatia alla candidatura di De Masi che in nome della responsabilità personale e autonomia dalla politica il codice etico del partito stabilisce che è opportuno “rinunciare o astenersi dall’assumere incarichi qualora, a causa del ruolo ricoperto in imprese, associazioni, enti, fondazioni aventi scopo di lucro o titolarità prevalente di interessi economico finanziari, possa configurarsi un conflitto d’interessi tale da condizionare i propri comportamenti”. Ricordo a quanti nel centrosinistra sostengono la candidatura di De Masi e considerano questo richiamo improprio, che il 7 luglio 2006 è stato presentato dai parlamentari dell’Unione (primo firmatario Franceshini) un progetto di legge che disciplina il conflitto d’interesse anche ai sindaci di comuni superiori a 15mila abitanti estendendone l’applicazione finanche ai parenti e agli affini entro il secondo grado (proposta di legge n. 1318-Disposizioni in materia di incompatibilità e conflitto d’interessi dei titolari delle cariche di governo). Il Comune di Casarano non è Palazzo Chigi. Italgest non è Mediaset. De Masi non è Berlusconi. Ma principi e regole sono tali in quanto si applicano senza distinzioni. Altrimenti è inutile sentirsi democratici o di sinistra. Carlo Salvemini componente le assemblee provinciale, regionale e nazionale Pd

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