SS 275, il Tar blocca l'ultimo tratto

Ieri il Tar di Lecce ha accolto i ricorsi che si opponevano alla realizzazione del raddoppio nelle modalità progettuali previste dalla delibera Cipe

Sulla questione della strada statale 275 che collega Lecce a Santa Maria di Leuca il Tar di Lecce ha dato ragione al Governo pugliese. Nell'ordinanza emessa in tarda serata, il Tribunale Amministrativo Regionale di Lecce, chiamato a derimere la complicata vicenda del raddoppio della strada statale 275 nel tratto tra Maglie e Santa Maria di Leuca, ha avocato a sè la competenza in quanto la statale percorre il territorio provinciale ed ha invitato CIPE e ANAS a rivedere la progettazione e ad “inserire il contraddittorio”. Il Tar ha quindi accolto le motivazioni (avanzate in appositi ricorsi) della Regione Puglia, del Comune di Alessano, di alcuni ex consiglieri di maggioranza della Provincia, nonché degli ambientalisti, che si opponevano alla realizzazione del raddoppio nelle modalità progettuali previste dalla delibera Cipe, sostenendo la necessità di realizzare una “strada parco”, quindi a due corsie, nel tratto finale che va da San Dana (frazione di Gagliano) a Leuca (evitando così il viadotto e la mega rotatoria previsti dal progetto preliminare). L'ordinanza del Tar ha subito scatenato le ire dei comitati e delle associazioni favorevoli alle 4 corsie da Maglie a Leuca: comitato pro 275; pro loco Leuca; associazione “familiari vittime della strada”; comitato “4 corsie per lo sviluppo e la vita”; associazione poli-sportiva corsanese; sistema locale operatori turistici del capo di leuca; la voce di Corsano; fidas leccese; gruppo calcistico capo di leuca; associazione degli emigranti – Corsano; redazione de “Il Leuca” di Castrgnano del capo. “La Strada-parco – scrivono in una nota – è stato un imbroglio studiato a tavolino per confondere l’opinione pubblica e dividere i cittadini (non correttamente informati) in “cementificatori” ed “ambientalisti”. Il vero scopo di questa battaglia è quello di non far realizzare un’opera blindata dalla Legge Obiettivo, di perdere il relativo finanziamento pubblico, svincolando una partita di oltre 150 milioni di euro di fondi regionali a danno del Capo di Leuca. Sul progetto dell’ANAS è stata imbastita per mesi una ignobile speculazione politico-elettorale fondata sulle menzogne di chi, per seminare il panico, ha arbitrariamente deciso che le 4 corsie sventreranno le cripte, che i viadotti saranno lunghi “chilometri” e che le rotatorie saranno “sopraelevate, con 19 svincoli e tanto grandi da ingoiare una -non meglio identificata- collina di Leuca”. I protagonisti di questa gran cassa mediatica, politici e ambientalisti di maniera in primis, sono degli IRRESPONSABILI perché: o non conoscono il progetto, o non conoscono il territorio, oppure prendono in giro i cittadini. Innanzitutto nella città di Leuca non verrebbe “ingoiata” nessuna collina. La grande rotatoria di 400 mt di diametro sarebbe un comunissimo rondò a raso “iscritto” all’interno dello svincolo tra la statale 275 attuale e la statale per Gallipoli. Un raccordo esistente da 30 anni con quelle dimensioni, distante 3 chilometri dal centro di Leuca e 2 chilomentri dal Promontorio “de Finibus Terrae”. Il viadotto di San Dana è lungo meno di 600 metri e non 2 chilometri come è stato riferito dai soliti catastrofisti di mestiere. E sarà senz’altro meno invasivo dei Viadotti dell’Idro ad Otranto e di Rivabella a Gallipoli. Il concetto di ecologia, nel Salento, è diventato ostaggio di schematismi antiquati. Tutelare l’ambiente, in un territorio densamente antropizzato, non significa solo salvaguardare qualche albero, ma anche curarsi della sicurezza degli utenti della strada e della salute dei cittadini che risiedono in comuni come Montesano, Lucugnano, Alessano, Tiggiano, Corsano, Montesardo e Gagliano. Paesi, questi ultimi, letteralmente strozzati e avvelenati dal traffico con un altissimo numero di tumori alle vie respiratorie. Il progetto dell’Anas serve proprio a by-passare tutti i centri abitati. E la variante a “4 corsie” occorre soprattutto nel tratto terminale, per la sicurezza, per la salute dei cittadini e per lo sviluppo del polo turistico di Santa Maria di Leuca. I parlamentari salentini, il ministro Fitto ed il sottosegretario Mantovano si attivino immediatamente per fermare con ogni mezzo l’ennesimo scippo che alcuni sconsiderati stanno perpetrando ai danni del Capo di Leuca. Abbiamo raccolto 700 firme e siamo pronti alla mobilitazione generale contro ogni sorta di ulteriore strumentalizzazione politica a danno di un’arteria strategica e prioritaria per tutto il Salento”. Gli ambientalisti del comitato 275 esprimono invece soddisfazione per l’ordinanza emessa dai giudici della Prima sezione del tribunale amministrativo, “che di fatto – dicono – ha riconosciuto l’inutilità dell’ultimo tratto di 7 chilometri da San Dana (frazione di Gagliano, lo precisiamo, ndr) a Leuca con le mega opere previste con particolare riferimento al viadotto e alla super-rotatoria finale”. “A questo punto – proseguono – auspichiamo però che si attivi un processo virtuoso per cui si possa ripensare l’intera opera ed in particolare il tratto da Montesano ad Alessano, il cui tracciato a quattro corsie non si dovrebbe più realizzare perché va ad intaccare irrimediabilmente siti di pregevole valore storico-paesaggistico (per esempio il villaggio rupestre di Macurano, la Madonna del Gonfalone, parco dei Paduli). La stessa sentenza del Tar invita infatti a riverificare l’impatto ambientale dell’opera e a tener conto delle prescrizioni della Regione, integrando le esigenze di sicurezza stradale, di viabilità e di crescita turistica del basso Salento senza stravolgere la tipicità e le peculiarità del paesaggio salentino». «Ci auguriamo inoltre – concludono – che questa sentenza spinga le parti favorevoli all’attuale progetto su posizioni di ragionevolezza e di responsabilità nei confronti del territorio, e che finalmente si crei un clima costruttivo che porti la Regione Puglia ad impegnarsi nel ripensare coraggiosamente l’intera opera in nome della rivoluzione della bellezza di cui si fa portatrice”. Sulla questione interviene anche Salvatore Capone, segretario provinciale del Pd. “Il Tar di Lecce – sostiene – ristabilisce il primato del buonsenso sull’ottusità. Il Tribunale conferma che il CIPE si è 'dimenticato' delle indicazioni della Regione Puglia e della Provincia di Lecce del 2007 sull’ammodernamento della ss275. C’è chi sventola tanto la bandiera del federalismo e dell’autonomia dei territori, per poi dimenticarsene all’atto pratico, preferendo ottuse logiche di casacca politica. Nel 2007 l’Assessore Barbanente e l’allora Presidente della Provincia di Lecce Giovanni Pellegrino, espressioni del territorio, avevano individuato le soluzioni che conciliavano le esigenze di allargamento, ammodernamento e maggiore sicurezza di quell’arteria fondamentale per il Capo di Leuca e per l’intero Salento rappresentata dalla Maglie-Leuca, con la tutela di quel patrimonio unico e irripetibile rappresentato dallo splendido paesaggio che si apre davanti agli occhi di turisti e salentini, giungendo nell’estremo lembo d’Italia, dove lo sguardo può vagare tra gli ulivi prima di tuffarsi liberamente nel Mediterraneo. Sguardo che invece si voleva ingabbiare tra i piloni di cemento. Soli sette chilometri di strada che innalzavano paurosamente, ed inutilmente, i costi, deturpando irrimediabilmente il promontorio di Finibusterrae”. “Ora – conclude Capone – abbiamo tutti il dovere di attivare la concertazione istituzionale ed andare a Roma a spiegare al CIPE come quei sette chilometri rappresentino una ricchezza irrinunciabile ed intangibile per il nostro Salento. Le soluzioni esistono già dal 2007, occorre solo liberare il campo da alcuni “egocentrismi” e l’annosa vicenda della ss275 si potrà chiudere in tempi brevi”. Diversa la posizione di Rocco Palese (Pdl): “La tragica telenovela della statale 275 Maglie–Leuca è ormai paradossale – sostiene – sembra di assistere ad una vera e propria gara a non realizzare il raddoppio della strada. Esattamente il contrario di quello che avverrebbe in una regione normale, magari del Nord Italia. Siamo all’assurdo che qualcuno sembra addirittura accusare il centrodestra aver approvato il progetto e finanziato l’opera con la nostra Giunta regionale e con il Governo Berlusconi e di aver reperito anche i finanziamenti aggiuntivi necessari”. “La Giunta Vendola – prosegue – sin dal 2005 ha provato in ogni modo a non realizzare l’opera, prima definanziandola, poi dopo le proteste nostre, dei Sindaci e dei cittadini modificandone il progetto perdendo 5 anni di tempo e facendo così lievitare i costi. Poi hanno accusato il Governo Berlusconi di non voler reperire i finanziamenti aggiuntivi e ora che il Cipe li ha stanziati addirittura la Regione e altri ricorrono al Tar. Eppure in questi anni in tutte le sedi competenti, dopo l’adeguamento del progetto, la Regione o si è espressa favorevolmente oppure non ha avanzato alcuna prescrizione, tanto da risultare addirittura assente, seppur convocata, all’ultima seduta del Cipe che ha dato il via libera definitivo. Non si capisce quindi il motivo della contrarietà di oggi. Se poi l’obiettivo della Giunta Vendola è privare il Salento della possibilità di trasformare la statale della morte in una strada utile e sicura, molto probabilmente sarà raggiunto perché a questo punto il rischio che i finanziamenti vadano persi o vengano dirottati altrove è assolutamente concreto data la presenza di contenziosi e atteggiamenti discordanti. Noi ci opporremo con ogni mezzo ad un atteggiamento irresponsabile che danneggia le popolazioni e le imprese del Basso Salento privandole di una importante opera pubblica interamente finanziata. Una cosa simile al Nord non sarebbe mai accaduta e, purtroppo, c’è da temere che con queste classi dirigenti, noi resteremo sempre Sud”.

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