Il presepe di Santa Croce. Alta scuola di semplicità

Una composizione semplice ed assai poetica. Se ne occupa, da quattro anni, Giuseppe Arseni, di Marittima, docente di discipline plastiche

di Rocco Boccadamo Nell’incantevole cornice della basilica di S. Croce a Lecce, fiore all’occhiello dell’arte barocca che contraddistingue e impreziosisce il capoluogo salentino, in corrispondenza dell’altare a destra rispetto a quello centrale, trova posto, durante tutto il periodo natalizio, un piccolo ma speciale presepio. Difatti, nel monumento sacro in questione, per precisa scelta del parroco e del rettore della confraternita che vi ha sede, la tradizionale rappresentazione della nascita di Gesù deve rispettare, con assoluta fedeltà, il semplice e naturale contesto ambientale in cui, due millenni addietro, si materializzò l’evento cardine della storia cristiana. Agli anzidetti dettami impronta rigorosamente le proprie ideazioni e la sua stessa manualità l’artista che, da quattro anni, si occupa, giustappunto, dell’allestimento del presepio in S. Croce, Giuseppe Arseni, di Marittima, docente di discipline plastiche presso il Liceo artistico statale “Ciardo” di Lecce, il quale ha il pregio non comune di saper coinvolgere nel lavoro preparatorio anche gli allievi, raccogliendone qualche suggerimento. In concreto, la realizzazione di Giuseppe Arseni è basata, pressoché esclusivamente, sul riutilizzo di materiali. Così, cartoni/contenitori di elettrodomestici, rivoltati e verniciati con sabbione, tufo e calce, si trasformano in case e palazzotti. Involucri di sacchetti di cemento, opportunamente sagomati sopra un’anima di cassette di frutta, altri pezzi di cartone e rami d’albero, danno vita al paesaggio agreste. L’ambiente più importante, ossia la grotta della Natività, ha per colonne portanti frontali due cortecce di sughero, per intelaiatura e pareti strisce di legno di pallet e spessi cartoni, per copertura canne di mare stagionate, teli di juta ricavati da vecchi sacchi e frasche. Tutto al naturale, niente colori o additivi chimici. Il terreno è tappezzato, a tratti, con tufo bianco, sabbione e arbusti o cespugli; inoltre, di tanto in tanto, con macchie di muschio color verde scuro (in gergo dialettale, velluto), ricercato e colto pazientemente in angoli della campagna salentina non contaminati da diserbanti, defoglianti e robe del genere. Sullo sfondo del cielo, infine, una miriade di piccole stelle realizzate con minuscoli batuffoli di cotone, e anche ciò non è a caso, intendendo bensì ricordare che, sino a tempi non molto lontani, nel Salento si coltivavano anche piante di cotone. Completano, popolano e vivificano l’ambiente, stupende e pregevoli statue in cartapesta leccese, raffiguranti l’Angelo, la Sacra Famiglia, il bue e l’asinello, i pastori e i loro armenti, i Re Magi. Due brevi sottolineature. La prima è che Giuseppe Arseni, a parte il livello di bravura maturato con lo studio, l’impegno, la passione e attraverso l’esperienza di docente, è, come dire, un figlio d’arte proprio genuino: il papà faceva l’imbianchino (“llattature”, il termine dialettale), di fatto era un artigiano decoratore e pittore, e la nonna lavorava da fornaia, nei tempi in cui ogni famiglia si faceva preparare e cuocere il proprio pane, nel forno pubblico esistente in tutti i paesi. La seconda, è che di presepi se ne costruiscono tanti, e però quello della Basilica di S. Croce è davvero un bell’insieme, rievocante, con sicura impronta artistica, certe buone immagini del passato, insomma da visitare e ammirare, anzi da gustare.

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