Broletti brechtiani

Amore e morte all'ombra della Madonnina

Via Broletto, a Milano, è una strada che da piazza Duomo si allunga verso Brera. Si chiama così perché lì c’era appunto il broletto, l’antico municipio, dal nome dei praticelli dove si tenevano le assemblee cittadine nel medioevo. Chissà se l’attuale quotazione al metroquadro del mercato immobiliare milanese permetterebbe ancora certi fattacci; ma l’amore violento, in fondo, non è prerogativa dei poveri. Se passate da quella via, al numero 34, non fate rumore, c’è l’amor mio che dorme. Io la amo, ma lei mi tratta male. Non mi degna di uno sguardo e, quando la bacio, mangia noccioline (ne sputacchierà pure le bucce?). Se passate ora dal numero 34 potete fare il baccano che vi pare, l’amore mio non si sveglierà. Dorme col sorriso sul volto, ma ha un foro rosso proprio sotto il cuore. Cantava così Sergio Endrigo nel ’62. Poi nel ruolo della vittima/carnefice si identificarono maggiormente le donne. La versione più bella, in chiave da cabaret brechtiano, ce la diede Carla Mignone, in arte Milly. Sul web non se ne trova traccia, neanche qui. Restano le gemelle Kessler, che di Brecht mantengono l’accento, ma lo adattano a Canzonissima.

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